Antonucci, lo psichiatra che non voleva i manicomi

Pubblicata il 19 novembre 2017

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Giorgio Antonucci
Nella serata di sabato 18 novembre 2017 si è spento a Firenze lo psicanalista Giorgio Antonucci. Il medico, classe 1933, era intimamente legato alla città di Imola in quanto primario di vari reparti dell'ospedale psichiatrico e lo ricordano con affetto e dolore gli ex colleghi.

Giunto nella nostra città nel 1973, gli vennero assegnati i peggiori reparti del femminile all'Osservanza. Le ricoverate erano ormai permanentemente legate ai letti e Antonucci iniziò la sua sistematica operazione di liberazione dalle contenzioni, continuando in tutti i reparti nei quali operò. Insieme al professor Cotti, iniziò quindi questo smantellamento, questo attacco diretto alla fino allora intoccabile istituzione psichiatrica.

“Le persone iniziarono a vivere in una condizione diversa dopo l'arrivo del dott. Antonucci - ricorda Giovanni Angioli, infermiere e poi coordinatore del reparto Autogestito di Imola -. Dopo anni di soprusi e privazione dei diritti fondamentali, ecco che coloro che vivevano in ospedale psichiatrico venivano ascoltati, potevano esprimersi, scegliere. Poterono uscire, riallacciare un rapporto con le famiglie, reintegrarsi nella società. Se la chiusura del manicomio è diventata realtà a Imola il merito è soprattutto del dott. Giorgio Antonucci. Egli è stato per noi un faro, una guida e un amico. Senza di lui noi non avremmo saputo mettere in discussione il sistema come abbiamo fatto”.

Giorgio Antonucci dedicò la sua vita allo smantellamento del sistema psichiatrico tradizionale, fatto di contenzioni, elettroshock e psicofarmaci. Lavorò al fianco di Basaglia e altri luminari del settore. Poeta e scrittore, amante dell'arte e delicato ascoltatore, lascerà un grande vuoto in un mondo sempre più arrivista, superficiale e violento.

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