I Comuni di fronte al cambiamento climatico e dissesto idrogeologico

Pubblicata il 21 novembre 2017

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I Comuni di fronte al cambiamento climatico e dissesto idrogeologico
Bologna. Con la nuova legge urbanistica regionale e la riforma contenuta nella Legge delega 30/2017 di riordino in materia di Protezione civile stanno modificando compiti e responsabilità - civili, penali e amministrative - degli organi locali di governo del territorio. In quest'ambito Anci Emilia Romagna - di concerto con la Regione - sta supportando Comuni e Unioni sotto diversi aspetti, dalla formazione alla valorizzazione delle competenze interne necessarie per mettere in campo azioni di prevenzione e di gestione dell'emergenza. Alcune proposte sono emerse dall'incontro tra Anci ER, Ordine regionale e Consiglio nazionale dei geologi.
Le proposte

Nel corso dell'incontro sono emerse alcune proposte che saranno condivise con i Comuni:
- identificazione di presidi territoriali-idrogeologici, nuclei di tecnici esperti nella gestione del rischio e delle procedure operative, vere e proprie task-force di specialisti da attivare a supporto del sindaco e delle strutture di Protezione civile in occasione di emergenze idrauliche e idrogeologiche nel quadro del nuovo sistema di allertamento di protezione civile
- supporto e implementazione dei presidi territoriali-idrogeologici con particolare riferimento alle strutture organizzative delle Unioni
- configurazione degli Uffici di Piano introdotti dalla nuova Legge regionale urbanistica ora in fase di approvazione, prevedendo la presenza anche del geologo tra le professionalità necessarie
- mitigazione dei rischi residui anche tramite azioni non strutturali: applicazione dell'”opzione zero” prevista dalle linee guida nazionali di protezione civile della Struttura di missione “Italiasicura', che possano prevedere la messa in campo di misure “soft” attorno alle zone a maggiore vulnerabilità sismica e idrogeologica, dove non sussistano le condizioni per opere e interventi strutturali di mitigazione dei rischi (es. sistemi di allarme acustico e semaforico etc.)
- costruzione di una cornice normativa di livello nazionale, attraverso la proposta di un DDL per la costituzione della figura del “geologo territoriale”, con gradualità di ingresso a regime (3/5/7 anni) e una distribuzione pensabile a livello di Unione
- promozione di occasioni di confronto tra amministratori e geologi con la proposta di organizzare un convegno tecnico-istituzionale e un incontro tra Anci nazionale, le Anci regionali e il Consiglio nazionale geologi con l'obiettivo definire modalità strutturate e permanenti di confronto tra Enti locali e geologi.

Un censimento, al quale hanno risposto 204 Comuni (61%) e 33 Unioni (75% del totale), evidenzia la presenza di 56 geologi - 51 nei Comuni e 5 nelle Unioni - di cui 5 svolgono mansioni aventi un'attinenza effettiva/diretta alla professione (Unione Reno Lavino e Samoggia, Comune di Modena, Comune di Ravenna, Unione Romagna faentina, Comune di Ferrara), 36 con mansioni attinenti e 15 impiegati in altri settori.

“Dal punto di vista tecnico - afferma Fabio Fecci, vicepresidente vicario con delega alla Sicurezza e Protezione civile di Anci Emilia-Romagna - l'accordo con l'Ordine dei geologi Emilia Romagna e il percorso che stiamo costruendo sono importanti per aiutare i Comuni ad approfondire la conoscenza delle vulnerabilità morfologiche ed idrogeologiche del territorio e mettere i sindaci - che sono anche responsabili di Protezione civile - nelle condizioni di poter pianificare e progettare contando su competenze specifiche che purtroppo negli uffici tecnici non sono sempre presenti”.

“Senza se e senza ma l'Ordine dei geologi dell'Emilia-Romagna chiede la presenza del geologo all'interno dei nuovi strumenti Urbanistici, nei futuri Uffici di Piano, nella nuova organizzazione delle strutture tecniche competenti in materia sismica, negli uffici che gestiscono il vincolo idrogeologico e nelle Unioni dei Comuni – aggiunge Paride Antolini, presidente dell'Ordine geologi Emilia Romagna -. Senza la presenza del geologo che affianchi altre figure professionali non vi può essere prevenzione, non si può parlare di sicurezza del territorio e soprattutto non si può proseguire in quella conoscenza del territorio fondamentale per uno sviluppo civile della nostra società. Insieme ad Anci e al Consiglio nazionale dei geologi perseguiremo gli obiettivi con tenacia e attenzione consapevoli delle difficoltà del momento ma anche dell'improrogabile necessità di un cambiamento di rotta per contrastare il dissesto del territorio e affrontare il rischio sismico”.

“Per ovviare, nel breve periodo, ai problemi connessi con le assunzioni nella PA, il processo di modernizzazione della pubblica amministrazione può essere costruito sul principio della sussidiarietà attraverso forme di collaborazione con gli ordini professionali – conclude Raffaele Nardone, tesoriere del Consiglio nazionale geologi -. Noi siamo pronti per questa nuova sfida che punta alla valorizzazione di questo in tutta la sua potenzialità. I liberi professionisti rappresentano la risorsa più preziosa per agevolare lo snellimento delle procedure amministrative garantendo, al contempo, la sicurezza del territorio e delle sue risorse”.

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