Salute: le risposte del sindaco Manca ai cittadini riuniti nei due Comitati

Pubblicata il 27 novembre 2017

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Salute
Imola. Il tema della sanità è delicatissimo per tutti i cittadini e influirà sulle prossime elezioni, politiche e amministrative, ormai vicine. Così, in vista del convegno del 29 novembre il sindaco Daniele Manca risponde alle osservazioni e alle rimostranze dei due Comitati di cittadini che hanno condotto una lotta molto forte ed efficace Questi ultimi, nel primo incontro con il primo cittadino al quale avevano consegnato oltre tremila firme, hanno detto che il sindaco "non aveva risposto alle loro perplessità".

Ora Manca ci riprova: "In relazione al tema posti letto, la norma dice 3,7 posti per 1000 abitanti. Noi ne abbiamo 3,86. E nonostante questo parametro debba essere interpretato sempre più nel senso di una armonizzazione regionale, poiché non sono più i perimetri delle aziende rappresentativi del bisogno di salute dei cittadini, ci sentiamo impegnati a difendere e valorizzare il profilo sanitario e sociosanitario della nostra rete ospedaliera e territoriale. Dunque ci sentiamo impegnati a difendere anche i posti letto e semmai a crearne altri nella dimensione territoriale, perché i nuovi posti letto avranno sede sempre di più nella dimensione domiciliare, attraverso una qualificata assistenza al domicilio e nelle strutture accreditate, attraverso un'analisi dei fabbisogni in relazione anche all'incremento dell'aspettativa di vita e dunque a un fine vita più lungo e più complesso, che chiama in causa una riorganizzazione complessiva della rete territoriale. Per quanto riguarda le obiezioni relative alle dimissioni di pazienti non perfettamente guariti e delle attese al Pronto soccorso, occorre un chiarimento. L'attesa al Pronto soccorso non c'entra nulla con il numero di posti letto, perché le persone che vi accedono hanno bisogno di ricevere in quella struttura le cure d'emergenza.
Stessa cosa per le dimissioni: i pazienti non sono dimessi per liberare posti letto, ma per consentire un ritorno nella dimensione domiciliare. Questa è la ragione in più per rafforzare i servizi territoriali e su questi servizi dobbiamo pensare di investire le prime risorse a disposizione". Si richiamano sempre i servizi domicialiari e la dimensione domiciliare che possono essere utili, ma spesso si dimentica che per diversi pazienti è impossibile essere assistiti bene dai familiari a volte assenti, oppure lontani e spesso impegnati al lavoro. E pure i sindacati di settore di Cgil, Cisl e Uil pochi giorni fa avevano criticato fortemente la riorganizzazione del Pronto soccorso.

In secondo luogo per il sindaco "non risponde al vero che si stia smontando il nostro ospedale. La considero un'obiezione sbagliata, proprio in ragione e in virtù del fatto che l'identità del nostro ospedale in questi anni è cresciuta e si è qualificata verso l'intensità di cura. Sono stati tanti e  importanti gli investimenti realizzati all'interno del sistema ospedaliero e sono visibili a tutti. Il nostro ospedale non è più nell'assetto di quando fu inaugurato quasi 30 anni fa (ci mancherebbe anche questo, ndr), ma è caratterizzato da una maggiore complessità e dispone di tutte le risorse necessarie, sia sul piano tecnologico che su quello organizzativo, secondo un modello fortemente integrato, per mettere al centro la persona e non la struttura. Siamo per altro molto fortunati, poiché in 30-40 chilometri sussiste il meglio del sistema sanitario di questo paese, il nostro ospedale e la nostra azienda ne fanno parte e dunque non ci deve spaventare la relazione con gli altri sistemi ospedalieri. Questo non significa, non avere primari qualificati o strutture complesse qualificate, né trasformare tutte le strutture complesse in strutture semplici. La trasformazione da strutture complesse a strutture semplici deve avvenire solo per quei servizi che rendono sostenibile questa scelta, mentre un ospedale di primo livello deve avere primari qualificati, in relazione con la sua identità". Alcuni primari, come il dottor Pinna se ne sono andati da poco da tutta la struttura degli ospedali della Città metropolitana (parliamo del Sant'Orsola per accettare contratti molto vantaggiosi economicamente e non solo nei paesi arabi) e non sarà certamente facile sostituirli con altri di pari capacità.

Infine, Manca concede che "siamo perfettamente consapevoli che ci attende un lavoro ulteriore per non rinunciare alla prossimità. Si possono perciò avviare consulenze con le diverse aziende con l'obiettivo di portare qui, una volta alla settimana, i professionisti che servono. L'azienda deve operare in tal senso per attivare relazioni con altri ospedali, che prevedano a Imola la possibilità della presenza, una volta a settimana, di consulenze specifiche. Ci rendiamo conto che è reale la preoccupazione che l'abbraccio con gli altri ospedali porti via qualcosa a Imola, ma siccome abbiamo un altro progetto e pensiamo che la relazione sia un'opportunità, dobbiamo lavorare anche attraverso l'utilizzo di consulenze tra aziende, che portino qui i consulenti, anziché fare andare via i pazienti. Questo è un obiettivo preciso del nostro piano sociosanitario che individua nella prossimità l'elemento di qualificazione ulteriore del nostro sistema". Una volta alla settimana in effetti è sempre meglio di niente, ma due o, in alcune circostanze, anche di più sarebbe già meglio visto che nel circondario abitano più di 120mila persone.

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