Cambiavento

Salute, per Cittadinanza attiva "difficile interpretare le parole di Manca"

Pubblicata il 1 dicembre 2017

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Salute
Imola. Resta piuttosto perplesso il comitato "Cittadinanza attiva Imola" sulle risposte fornite dal sindaco Daniele Manca alle loro domande supportate da oltre tremila firme. Sempre più spesso il linguaggio dei politici è sempre meno comprensibile ai cittadini.

Ecco ciò che è espresso in una lettera pubblica: "Il sindaco ci ha assicurato che la fusione tra Ausl di Imola e altre Aziende di Bologna non è nei patti e che chi la paventa confonde la fusione con l'integrazione della programmazione sanitaria e delle reti cliniche. E' difficile interpretare le parole, la gran parte delle persone non è abituata al linguaggio burocratico e purtroppo nessuno si preoccupa di spiegare certe affermazioni. Ad esempio la seguente, contenuta nel Documento di Economia e Finanza Regionale per il 2018 deliberato nel settembre scorso, dove si prevede 'un aumento delle dimensioni ottimali delle Aziende Sanitarie e, di conseguenza, una diminuzione del loro numero. [E' obiettivo strategico] adeguare pertanto i confini e le dimensioni delle Aziende Sanitarie Usl e delle loro articolazioni distrettuali, facendo definitivamente coincidere queste ultime con le Unioni dei Comuni'. L'obiettivo è da completarsi entro la legislatura (2019) ma almeno per l'area metropolitana di Bologna non è previsto per il 2018. Poiché il Nuovo Circondario Imolese è appunto un'Unione dei Comuni, non dovremmo dedurne che la nostra Azienda sanitaria diventerà solo uno dei distretti della mega-Azienda sanitaria metropolitana di Bologna? E che questo avverrà prudentemente dopo le elezioni amministrative del 2018, ossia nel 2019?"

"Sperando che la politica voglia confermare nei fatti quello che il sindaco ha dichiarato, abbiamo voluto porci una domanda molto semplice: gli accorpamenti ottengono effettivamente i vantaggi prospettati? - continua il comitato nella lettera -. Una recente revisione della letteratura scientifica internazionale, condotta da studiosi italiani, documenta che non esiste un automatismo tra aumento delle dimensioni dei bacini di utenza delle Aziende sanitarie e miglioramento dei risultati clinici e dei conti economici. A titolo di esempio, se il gigantismo organizzativo da un lato facilita le economie di scala, dall'altro aumenta le funzioni dirigenziali intermedie (e i relativi costi) a causa della maggior distanza tra vertice e operatori. I risultati economici vanno valutati nel loro complesso e i dati confermano quello che già nel 2013 aveva sottolineato la Fiaso (Federazione Italiana Aziende Sanitarie e Ospedaliere), ossia che l'idea che le aziende più grandi possano assicurare un maggior controllo finanziario del sistema non è supportata da alcuna evidenza fino ad oggi nota. I risultati clinici ci hanno particolarmente colpito: ad esempio, in un ampio studio inglese su 102 accorpamenti gli indicatori relativi alla mortalità per infarto non mostrano alcun miglioramento mentre, al contrario, 'aumentano la mortalità a 30 giorni per ictus, il tasso di riammissioni a 28 giorni per ictus e le riammissioni a 90 giorni per infarto miocardico'. Non va meglio per le liste di attesa e diminuiscono i posti letto".

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