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Professionalità degli operatori sanitari: valorizzata o sfruttata?

Pubblicata il 19 dicembre 2017

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Tra i vari argomenti atti a sostenere la qualità dell'assistenza sanitaria pubblica nel nostro territorio, il sindaco di Imola ha sottolineato più volte l'importanza della motivazione del personale.
Essa si ottiene da un mix di vari aspetti: qualità dei rapporti con i colleghi e con i superiori, senso di appartenenza, coinvolgimento, comunicazione corretta e trasparente, chiarezza sulle proprie funzioni: ma i problemi reali che attualmente vengono vissuti dagli operatori della sanità pubblica smentiscono le buone intenzioni dichiarate. Ad esempio il tema della delegittimazione è stato messo in evidenza tra le motivazioni dello sciopero nazionale indetto pochi giorni fa dai medici ospedalieri, veterinari e dirigenti sanitari, in particolare riferendosi alla loro progressiva emarginazione dai meccanismi di riorganizzazione del lavoro e dei servizi.
Inoltre i camici bianchi “additano le politiche degli ultimi governi come responsabili di quel fallimento del sistema formativo che sta, contemporaneamente, desertificando ospedali e territori e condannando alla precarietà ed allo sfruttamento decine di migliaia di giovani".

La situazione non è migliore per i medici di famiglia: in Veneto è nata una protesta dopo che i posti letto ospedalieri sono stati fortemente ridotti, a fronte di promesse della Regione riguardanti la realizzazione di Ospedali di Comunità nel territorio, un aumento dei posti letto nelle case di riposo ed un potenziamento delle cure domiciliari (la famosa attenzione alla “prossimità dei servizi” menzionata anche dal nostro assessore regionale alla sanità Venturi): niente di tutto ciò, nei fatti i malati cronici sono stati scaricati sulle spalle dei familiari e dei medici stessi. E' così che si può instaurare un “rapporto maggiormente proficuo con i medici di famiglia”? Viene il sospetto che la trasformazione di parte dei servizi ospedalieri in servizi territoriali sia ancora tutta da progettare, finanziare ed attuare, ma che intanto si proceda senza remore con i tagli.

ll sistema sanitario pubblico si sta dunque aggrappando alla disponibilità e professionalità degli operatori. Secondo il sindacato medico Anaao, nella sanità pubblica ci sono 10 milioni di ore l'anno non retribuite e migliaia di anni di ferie non godute. Se già si sono verificati casi limite di operatori deceduti dopo giorni di lavoro continuativo, si può immaginare come “normalmente” sia diffuso il disagio e lo stress.

Anche a Imola, l'assemblea del personale dell'Area Emergenza dell'Ospedale ha messo in evidenza la criticità dell'attuale modello organizzativo proposto per il Pronto Soccorso, che sta provocando demotivazione del personale e una risposta non efficiente in termini di servizio al cittadino. E' probabile che si vogliano applicare le linee di indirizzo della Regione, definite nel novembre scorso, per velocizzare accesso, transito e uscita del paziente in particolare nei momenti di sovraffollamento: purtroppo però i sindacati segnalano i pericoli di “dequalificazione del personale addetto” e di “un assetto organizzativo verticistico”. L'intera organizzazione del reparto sarebbe da ripensare, potenziando gli organici e ascoltando chi lavora per meglio concordare le decisioni organizzative nel rispetto della professionalità di tutti.

Esistono insomma diversi segnali fortemente preoccupanti, con un'indicazione ben precisa per chi abbia veramente a cuore la sanità imolese: non basta solleticare l'orgoglio e il senso di responsabilità degli operatori sanitari, se poi le decisioni vengono prese senza un confronto, avendo come vero obiettivo il taglio delle spese anche se ciò comporta conseguenze insostenibili.

(Cittadinanza Attiva - Imola)

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