Natale multietnico

Pubblicata il 27 dicembre 2017

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Due miliardi di cristiani si stanno preparando a vivere la più gioiosa delle loro feste, il frigor è pieno, l'albero è addobbato ed i regali sono stati scelti con cura e ben impachettati; lo spazio caritatevole di luce e pace portato dal Natale insegnatomi a catechismo dal “don” non si apre però in egual misura su ognuno di noi.

Più di dieci milioni di fedeli pregano Allah in Europa ed altrettanti cristiani vivono nel mondo arabo, la maggioranza dovrebbe rispettare i diritti (anche religiosi) della minoranza ma non è così in quanto giornalmente riceviamo notizie drammatiche di brutalità perpetuate in nome della fede.
Rifugiati in cerca di asilo quanto genitori musulmani contrari a obbligatorietà scolastiche di fede, o come vivono questo periodo i nostri militari impegnati nelle missioni di pace, sono questi alcuni esempi su come sia per “altri” molto diversa l'ottica di queste festività.

Così come per l'Islam che il Natale non lo festeggia in quanto Gesù non è figlio di Dio ed è solo un profeta e i profeti non si festeggiano, è nato sì miracolosamente dalla Vergine Maria ma non è la Parola di Dio fatta carne, e da qui il rifiuto (comprensibile) dei genitori musulmani a far recitare le poesie natalizie ai loro bimbi.

I buddisti non credono in un Dio creatore ma il Natale è l'occasione per ricordarsi di questo maestro eccezionale che era Gesù, mentre per gli Induisti addirittura diventa “avatar”, una specie di incarnazione del divino tra gli uomini e la cui nascita è festeggiata come tante altre.

Anche gli Ebrei non festeggiano il Natale soprattutto per le violenze subite per venti secoli dai cristiani per colpa della Legge ebraica rivelata a Mosè che vedeva proprio in Gesù la fonte delle loro disgrazie, soltanto negli ultimi decenni Gesù è il loro Maestro, ma non il loro Dio.

E' finito il tempo in cui una sola tradizione imponeva a tutti la propria “visione” di Gesù, così come è finito il tempo della messa in latino, ma il raduno di capelli grigi e occhiali da vista della cerchia di bigotti alla messa domenicale ancora non lo sa.

(Giuseppe Vassura)

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