Anno nuovo, politica vecchia

Pubblicata il 29 dicembre 2017

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Anno nuovo, politica vecchia
Con moltissimo ben studiato chiasso e con vergognosi immensi silenzi si sta concludendo questo 2017 e ci si prepara al nuovo 2018. Il vecchio e ormai consumato anno non si è concluso bene e ci stiamo preparando a cominciarne un altro forse in modo peggiore.

La rissa in Commissione (e fuori) per quanto riguarda la struttura delle nostre banche appare come l'ennesima ripetizione di una piece teatrale di basso livello che viene tuttavia riproposta a noi spettatori paganti presenti in sala quasi d'obbligo. Tra le urla, gli schiamazzi, i mezzi sorrisi ironici e le osservazioni scandalizzate dei commissari colpiscono alcuni silenzi per i quali, come di consueto oramai nella nostra stanca democrazia, non otterremo risposta alcuna.
Si indaga oggi sulla carenza di controlli e delle strutture ad essi preposte, dimentichi che da anni, forse troppi, si sono succeduti scandali e fallimenti bancari in assenza di qualsiasi provvedimento cautelativo, di nuovi strumenti di controllo, dell'efficacia e della sistematicità degli stessi e, non da ultimo, della giusta pena che abbia colpito i soliti noti che, ad onta di qualsivoglia giustizia, scorazzano liberi e rinvigoriti tra le alte cariche dello stato o hanno trovato rifugio in lontani e accoglienti paradisi per noi irraggiungibili.

Solitario e quasi in ombra, il Calvi è stato trovato appeso per il collo sotto un ponte della nebbiosa Londra, ma non raggiunto dalla giustizia, bensì da quella giustizia parallela che trova nell'eliminazione di un pericoloso testimone la corretta via da percorrere per eliminare uno scomodo testimone. Per maggiore sicurezza, nell'occasione, due gestori della nostra Banca Centrale subirono allontanamenti da incarichi che al contrario avevano coperto con integrità e competenza: provate a non punire il cane quando viene scoperto a rubare il prosciutto e vedrete cosa succede.

Ma tornando a tempi più recenti un altro silenzio è davvero assordante. Tra tutte le domande poste alla vice-ministra Boschi da tutta da stampa cartacea e in video, una spicca per la sua assenza e per la correttezza della stessa: "Come mai il suo papà è stato nominato ai massimi vertici della banca toscana pur possedendo solo poco più di mille azioni? Normalmente chi siede nei consigli di amministrazione possiede quote di capitale rilevanti che giustificano, in qualche modo, la propria presenza a copertura di un investimento importante e in virtù di quali requisiti Lei è stata nominata quasi contemporaneamente ai massimi vertici istituzionali e per di più idonea a mettere mani e ordine alla nostra carta costituzionale? Così, superficialmente, sembra che abbia toppato in entrambi i quartieri...

Esattamente il contrario della rumorosa Commissione banche, il silenzio della quasi deserta aula del Senato al momento della votazione circa il diritto di appartenenza ad un insieme civile da parte di chi è nato nella terra ove quell'insieme civile vive e prospera ci sconforta e intristisce. La ragione delle contrarietà e delle avversità alla legge è, ancora una volta, nascosta tra le pieghe di una verità che ci viene sottaciuta: si tratta di circa 800.000 giovani che vestono come noi, che stanno imparando a vivere come noi, che parlano la nostra lingua, che frequentano le nostre scuole, che giocano con i nostri figli ne condividono ansie e speranze. A loro rimangono solo le prime e poche delle seconde e unicamente per una importante verità: sarebbero 800.000 voti pronti, in molti di loro, ad essere espressi nelle vicinissime occasioni di consultazione politica. Un rischio che molti non vogliono assolutamente correre e che altri, al contrario, valutano positivamente: l'interesse politico supera di gran lunga la giustizia umana.

L'anno prossimo vedrà poi al voto i primi nati nel nuovo secolo e le cose, tra questi non sembrano andare molto meglio: neppure due su cento vedono nello Ius Soli una priorità e poco più di quattro su cento individuano l'importanza dei diritti civili. Ancora più grave la constatazione che 4 su dieci dei nostri giovani non si recheranno al voto: la rinuncia alla partecipazione la dice fin troppo lunga circa la reale fiducia nella speranza di un futuro migliore ad opera dei detentori del potere politico, finanziario, economico. Quando poi si chiede a questi giovani quale dei rappresentanti delle forze politiche al momento in campo sia il preferito, quello che piace maggiormente, quello che ispira maggiore fiducia, poco meno della metà afferma: "Nessuno di questi!!". Che abbiano ragione?

Il professor Cacciari afferma che i nostri non sono più paesi per i giovani: e per chi se no? Abbiamo forse messo mano alla costruzione di società inaccettabili da chi la vita se la deve ancora costruire? La nostra cecità è dunque arrivata a questo punto? Chi costruisce senza riflettere sul futuro, costruisce sulla sabbia: da qualche parte, nella Bibbia, devo averlo letto.

Si legge e si ascolta un po' in ogni dove delle difficoltà che sorgeranno nella prossima legislatura nel cercare di costruire una maggioranza omogenea e determinata, grazie alla novella legge elettorale. Si spera non corrisponda a verità, in quanto il prossimo anno le munifiche mani del governatore Draghi, come già da lui anticipato, si chiuderanno nell'abbondanza di ossigenare i titoli di stato asfittici e chi ne ha emessi in abbondanza (e non accenna a smettere...) potrebbe trovarsi con un cappio al collo un po' stretto. Se venisse a mancare all'improvviso una discreta dose di liquidità, se lo spread dovesse impennarsi come alla fine dell'ultimo governo Berlusconi, sarebbero dolori seri per la nostra debole e fragile ripresa.
Occorrerà diffidare di chi promette rose e fiori in caso di elezione senza precisare dove andrà a prendere i denari occorrenti e ancor di più di chi spera di usufruire ancora una volta dell'elasticità del sistema Europa: gli analisti prevedono una serie di "NO" decisi, vuoi per la situazione politica generale e per quella finanziaria in particolare. Una ritorsione verso l'Europa stretta di manica, un ipotetico referendum sull' Euro determinerebbero una catastrofe finanziaria eguale solo a quella della Germania prima dello scoppio della seconda guerra mondiale. Tutto questo non significa che occorra trovare rifugio nei bitcoin...

Rivolgendo, per finire, un occhio alla situazione del nostro Comune, della nostra città, della nostra realtà, ci si rende immediatamente conto del perché la sfiducia dei nostri giovani sia tanto estesa: l'avvicinarsi delle elezioni amministrative scatena la consueta rissa della visibilità, della speranza di "politichetti" di riuscire ad emergere e di portare finalmente, secondo loro, luce e vigore nella gestione della nostra città. Liste, listine, listette (non so se esiste ma suona bene) nascono all'ombra di nomi più o meno conosciuti, di individui che si auto-certificano per validità e competenza, ricchi dei più esasperanti luoghi comuni e nella più totale assenza di una rottura con il passato, di una nuova idea per il futuro, di una programmazione degna di questo nome.

Il top credo si possa individuare nella rumorosa rinascita del nostro ex-sindaco Marchignoli, primo iscritto di una nuova formazione di sinistra in occasione della presenza in quel di Bubano di Vasco Errani, che tutti conosciamo: ebbene, l'uomo del ponte di funi e cristalli adagiato nel nulla, oltre 600.000 euro a disposizione di dieci pedoni e due ciclisti al giorno, l'uomo che ha utilizzato dieci milioni di euro della Protezione civile per costruire i box dell'autodromo (invasi dall'acqua alla prima piena del fiume), tentando di rilanciare una struttura che è costata alla società già oltre i 40.000.000 di euro in attesa di un indotto fantasma ma nella certezza di un inquinamento acustico e ambientale, questo si, molto certo, quest'uomo esiliato dal suo stesso partito nel Paese di collina dove lui stesso ha creato la disfatta del suo partito, ebbene, quest'uomo ha già provveduto a sentenziare una scelta politica di alto livello: "...Siamo una forza alternativa, ma almeno a Imola potremmo appoggiare il Pd!" Evviva! Cosa volete che importi se a Roma Il Pd sbaglia o se sbaglia a Imola o viceversa e che le scelte locali siano in linea con un possibile vento innovatore anche se sbagliato o corretto? L'importante è una bella ammucchiata e magari un mio grande ritorno. Aggiungo io: "... ho ancora tante cose da fare e da dire ...".
E' esattamente quello che temiamo noi e i nostri giovani. Buon anno.

(Mauro Magnani)

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