Pesticidi nelle urine, eliminarli si può

Pubblicata il 8 gennaio 2018

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Pesticidi nelle urine, eliminarli si può
La cattiva notizia è che ognuno di noi ingerisce periodicamente quantità più o meno elevate di pesticidi. La buona notizia ci dice che è possibile eliminarli: bastano due settimane di una dieta a zero pesticidi per abbattere e in alcuni casi azzerare il contenuto di inquinanti nelle urine di una famiglia italiana.

Tutto ciò emerge dalla campagna #ipesticididentrodinoi - promossa da FederBio con Isde - Medici per l'ambiente; Legambiente, Lipu e Wwf Italia - che ha analizzato il contenuto dei pesticidi nelle urine di una famiglia italiana, prima e dopo una dieta 100% bio.

Madre, padre, due bambini di 7 e 9 anni: per tutti loro, per quasi tutte le sostanze chimiche analizzate, si passa da livelli di contaminazione alti a quantità molto basse e spesso sotto i limiti di rilevabilità. La “decontaminazione” ha funzionato per alcuni degli insetticidi più utilizzati dall'agricoltura convenzionale (clorpirifos e piretroidi) e per il glifosato, l'erbicida contro cui si è mobilitata l'opinione pubblica e una parte della ricerca a livello europeo e non solo. In complesso, su 16 analisi delle urine (quattro per ognuno dei membri della famiglia), ben 13 hanno dato risultati estremamente positivi, con significative differenze tra prima e dopo la dieta, e solo in un due casi non si sono registrati miglioramenti. In altre parole la dieta bio ha avuto effetto su oltre l'80% delle analisi effettuate. Un'indicazione importante del fatto che la chimica contenuta negli alimenti da agricoltura convenzionale - anche in presenza di cibi che rispettano le soglie stabilite di fitofarmaci, come capita nella maggior parte dei prodotti consumati in Italia - rimane e si accumula nel nostro corpo, con conseguenze che ancora non sono state totalmente studiate e comprese.

I risultati delle analisi, elaborate a Brema in un laboratorio accreditato (il Medizinisches Labor Bremen - MLHB), hanno dato risultati indiscutibili. L'insetticida clorpirifos, ad esempio, prima della dieta era presente nelle urine del bambino più piccolo con oltre 5 microgrammi per grammo di creatinina, un valore più di tre volte maggiore della media di riferimento (media delle popolazioni di riferimento relativa a studi pubblicati e validati, unitamente ai dati in possesso del laboratorio su una popolazione mista danese e tedesca) che è 1,5 (microgrammi/g).
Dopo quindici giorni di dieta biologica la concentrazione dell'inquinante è scesa a un valore di 1,8 microgrammi. Mentre nelle analisi del padre, Giorgio, la stessa sostanza - che era oltre tre volte la media di riferimento per la popolazione adulta - non è più rilevabile dopo la dieta. Per il glifosato, dopo la dieta tutti i valori sono sotto la soglia di rilevabilità. In Giorgio raggiungeva concentrazioni pari a più del doppio della media della popolazione di riferimento (+116%): dopo 15 giorni di cibi senza chimica, le tracce di erbicida non ci sono più.
E lo stesso è successo ai bambini. Prima dei 15 giorni, il più piccolo era a quota 0,19 microgrammi di glifosato per litro e la più grande a 0,16 rispetto a una media, per la popolazione di riferimento, di 0,12 microgrammi/litro: ora i residui di erbicida sono assenti. Più complesse le analisi per rilevare, prima e dopo, la presenza di piretroidi. Per farlo, occorre analizzare le molecole che l'organismo stesso produce degradando le sostanze chimiche.
I due metaboliti “sentinella” si chiamano Cl2CA e m-PBA. Per tutte e due le sostanze, le analisi della famiglia mostrano una diminuzione importantissima degli inquinanti: solo per Marta il valore rimane appena sopra la soglia di rilevabilità.

“L'iniziativa che abbiamo condotto ci spinge a una seria riflessione sul fatto che se cerchiamo 'i pesticidi dentro di noi' è molto probabile che li troviamo. Ma su questo non ci sono monitoraggi su ampia scala: è incredibile che ancora oggi ci si ponga in maniera molto vaga il tema dell'effetto dei pesticidi all'interno del nostro organismo”, commenta Maria Grazia Mammuccini, dell'ufficio di presidenza di FederBio e portavoce della campagna #StopGlifosato http://www.stopglifosato.it/. “Misurare i livelli di inquinamento da fitofarmaci sui prodotti alimentari è il primo passo. Ma serve approfondire la conoscenza degli effetti che diverse e numerose sostanze hanno sulla nostra salute. Serve più ricerca, e soprattutto più ricerca indipendente dagli interessi economici, come ha dimostrato la stessa vicenda del glifosato”.

“Ci sono già state esperienze simili alla nostra in altri paesi europei: in questo come negli altri casi i risultati delle analisi prima e dopo la dieta provano che il biologico è una risposta più che valida alla chimica nel piatto”, dice Paolo Carnemolla, presidente di FederBio. “Due sole settimane sono bastate a cambiare significativamente la quantità di pesticidi rilevabili. Il biologico si conferma come l'unica strada per evitare i rischi chimici che sono associati direttamente al consumo alimentare, oltre che per garantire un ambiente sano per tutti”.

"Cambia la terra – No ai pesticidi, sì al biologico" è un progetto di informazione e sensibilizzazione voluto da Federbio con Isde- Medici per l'ambiente, Legambiente, Lipu e Wwf, con un comitato di garanti composto da alcune personalità del mondo dell'associazionismo e della ricerca. A sostenere il progetto, un gruppo di aziende del biologico: Aboca, Germinal Bio, NaturaSì, Pizzi Osvaldo, Probios e Rigoni di Asiago.

Per ulteriori informazioni: www.cambialaterra.it

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