Le "Ombre folli" di Scaldati il 12 gennaio al Teatro di Casalecchio

Pubblicata il 11 gennaio 2018

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Le Ombre folli di Scaldati il 12 gennaio al Teatro di Casalecchio
Il pubblico entra in sala,mentre un uomo seduto al tavolino batte sui tasti di una vecchia macchina da scrivere. Pensa e batte caratteri che si compongono sullo schermo di sfondo a formare delle frasi. Sono i pensieri dello scrittore. Lo scrittore è Franco Scaldati. In silenzio crea le sue ombre che fra poco prenderanno corpo occupando la scena. Il luogo è, come sempre, il suo, il confine fra realtà e sogno.

“Ombre folli”, testo di Scaldati, è l'ultima fatica teatrale di Enzo Vetrano e Stefano Randisi . Dopo “Totò e Vicè” ancora in programmazione nella Stagione in corso con largo successo di pubblico e “Assassina”, spettacolo finalista del Premio Ubu 2017 e finito secondo per un solo voto, eccoli cimentarsi col terzo testo dell'autore siciliano scomparso 4 anni fa. 

Le ombre folli sono quelle che vivono in limine, sotto l'apparente normalità del quotidiano, in una doppia esistenza . Sono vite in carne e ossa, con un' identità nell'ombra, che vive come nel sogno.
Siamo nella Palermo popolare, nei vicoli della Kalsa. Un meccanico di auto che di notte si traveste e batte i marciapiedi, specialista di servizi sessuali a clienti uomini, si racconta. La narrazione, cruda e dolce allo stesso tempo, prende i toni di un continuo avvicendarsi emotivo che detta il ritmo del testo. I clienti che lo riconoscono non hanno scampo e ne divengono le vittime, brutalmente eviscerate con un cacciavite. Poi si prende cura della sepoltura in una sorta di pietà compensativa.
Il  suo amico lo scopre. Scioccato e sgomento vuole redimerlo e lo rinchiude in una sorta di disperata e morbosa prigionia, finendo per confessare che anche lui ha vissuto, una sola volta, un'avventura perversa.
Invecchiano insieme tutelando fino in fondo, dietro la cortina di una vita normale, il loro segreto nella silenziosa e complice relazione affettiva che li lega.

I due protagonisti parlano in palermitano stretto. L'uno traduce in italiano il racconto dell'altro come in uno specchio. Una scelta linguistica che oltre ad assicurare la comprensione del pubblico è il geniale trattamento di un testo intenso di grande poesia. L'alternarsi dei due idiomi conduce attraverso quella realtà indicibile e inenarrabile per la normalità, fatta di segregazione, sofferenza e dolore, che nella traduzione italiana assume lo sguardo distaccato del racconto di cronaca.

Il pubblico diviene il destinatario di una confessione che avviene e si legittima solo in una dimensione sospesa , in un altrove. Costretto a vedere, ad ascoltare a prendere atto di qualcosa che è avvenuto e che sfuma in un presente innocuo e rassegnato.
“Ombre folli” prende lo stomaco. E' un'esperienza emotiva forte e profonda che scalda e gela gli spettatori nello stesso tempo fino a generare compassione e a indurli a prendere coscienza della follia come di un' ombra, che, latitante, attraversa le esistenze e si dichiara venendo alla luce. Un atto d'amore, quasi risarcitorio, verso quella umanità che sopravvive ai margini e a cui Scaldati restituisce legittima visibilità. 

Lo spettacolo, prodotto dal Teatro di Roma, dalla Cooperativa “Le tre corde” e dalla Compagnia Diablogue di Vetrano e Randisi, ha debuttato, accolto dagli elogi della critica, lo scorso 14 novembre al Teatro India di Roma , in occasione di una tre giorni dedicata a Franco Scaldati, autore di grande acume e profondità poetica.

I testi finora messi in scena sembrano scritti per la regia e l'interpretazione di Vetrano e Randisi, capaci di coglierne la sostanza e il senso con una sensibilità unica.

Saranno in scena Venerdì 12 gennaio alle 21 al Teatro “Laura Betti” di Casalecchio di Reno.

 
(Virna Gioiellieri)

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