A proposito di molestie

Pubblicata il 15 gennaio 2018

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A proposito di molestie
Il tema delle molestie è sui media da alcuni mesi. Una pentola scoperchiata clamorosamente con la denuncia di molte donne che hanno deciso di uscire dal silenzio. Un tema delicato e complesso, e non vi è dubbio che il comportamento maschile che vi corrisponde, ha radici nella cultura fondata su stereotipi maschili e femminili che vedono gli uomini titolari di un potere secolare sul corpo delle donne.
Un fenomeno che, da statistiche ufficiali, ha coinvolto oltre un milione di donne in Italia ed è lo specchio di una forma mentis che va superata con mezzi adeguati in termini di educazione, di cultura, di concezione delle relazioni sociali e fra i sessi. A tal fine occorre un'azione costante e soprattutto chiarezza sulla qualità delle relazioni a cui si vuole tendere.
Noto spesso molta confusione in proposito e non penso che vi siano soggetti più deputati di altri a doversene occupare. E' una responsabilità che compete a tutti, dalle istituzioni alle realtà sociali e associative ai singoli cittadini e riguarda il quotidiano del vivere in comune avendo presente la natura sostanziale del problema.
Il caso occorso nella biblioteca comunale di Imola qualche giorno fa è certamente grave e non va sottovalutato, ma serve uno sguardo equilibrato per capire quale può essere la reazione più efficace non solo per far fronte adeguatamente alla circostanza ma per far sì che essa si traduca in un'esperienza individuale e collettiva utile per il futuro.
L'azione ai danni di una giovane utente del servizio è stata messa in atto da un giovane straniero, conosciuto dal personale della biblioteca e in carico ai servizi sociali. Sia chiaro che questo non giustifica affatto il gesto compiuto.
Il Comune, quale ente titolare e gestore del servizio pubblico , deve assicurare che il personale addetto sia in grado di svolgere le proprie funzioni anche in questi casi, preoccupandosi di essere riferimento per gli utenti e dimostrando di sapere affrontare correttamente situazioni diverse, valutando l'opportunità di coinvolgere le funzioni pubbliche preposte alla sicurezza. E' auspicabile che l'Amministrazione locale apra una riflessione in tal senso con gli operatori e adotti modalità condivise di intervento in casi in cui il regolare funzionamento del servizio sia compromesso. E' fondamentale infatti salvaguardare il rapporto di fiducia fra i cittadini e i servizi pubblici nonché la loro affidabilità nell'interesse di tutti.

Credo tuttavia che la lettera inviata dal padre della ragazza coinvolta ai media, meriti alcune riflessioni.
Nei toni della lettera mi hanno colpito tre aspetti.
Il primo è il linguaggio aggressivo, comprensibile solo in parte. Reattività e indignazione sono infatti più che giustificati. L'uso di termini come “disprezzo”, “rispetto”, “intollerabili” di per sé sono adeguati, il linguaggio tuttavia, comunica concetti e visioni in base al contesto in cui lo si usa e a come lo si usa. Il contesto in comunicazione fa la differenza. Si parla di un fatto commesso da una persona straniera e si percepisce un assunto implicito in base al quale gli stranieri per definizione ci disprezzano. Mi pare un approccio arbitrario e generalizzante che non condivido e che fa leva sul luogo comune della paura generata dai flussi immigratori extracomunitari per cui gli immigrati, in quanto tali, rappresentano una minaccia . Mi chiedo se i medesimi termini sarebbero stati usati nel caso che a commettere il fatto fosse stato un italiano. E' un dubbio generato da come spesso i media e molte persone affrontano episodi di questo tipo e anche di violenza più grave sulle donne. Quanto alla mancanza di rispetto e ai comportamenti intollerabili, concordo che vadano censurati ma purtroppo si verificano spesso ad opera di molte persone nel contesto sociale di oggi senza che vi sia alcuna reazione. Certo, è opportuno fare le dovute distinzioni (c'è fatto e fatto) per evitare, come si dice , di fare di tutte le erbe un fascio.

Il secondo aspetto rilevato nella lettera è quello dell'impotenza dichiarata da testimoni presenti. “Cosa potevamo fare?” Si può attivare un controllo sociale, assumersi la responsabilità di fare qualcosa, di esserci. Stiamo progressivamente perdendo la cultura del senso civico e delle relazioni sociali. L'indifferenza e l'inazione a mio parere non meritano giustificazione. Reagire non significa mettere in atto ulteriori atteggiamenti aggressivi ma cercare di comprendere la situazione e intervenire in modo adeguato, isolando l'autore del fatto censurabile e coinvolgendo il personale del servizio per far intervenire le Forze dell'ordine, se è il caso. La biblioteca comunale ha un afflusso di circa 400 persone al giorno. Assumersi la responsabilità di affrontare adeguatamente una situazione riprovevole è una condotta di cui tutti possiamo farci carico, con un po' di consapevolezza. Non farlo implica comunque una responsabilità.
A tal fine è fondamentale educare e formare anche i più giovani alla capacità di essere cittadini titolari di diritti e doveri, quindi responsabili.

Il terzo aspetto riguarda la definizione delle donne e dei ragazzi come soggetti per natura deboli e indifesi. Definizione che se può in parte valere per i più giovani non è a mio parere accettabile per le donne perché essa implica la necessità di un potere, in genere quello maschile, deputato alla tutela e alla difesa dei più deboli, in quanto tali incapaci di difendersi. Si riafferma quindi lo stereotipo di un genere maschile forte verso il genere femminile debole. Schema incompatibile con la promozione di una cultura di pari rispetto e potere fra i generi. Per questo serve una comunità in cui si lavori sulla capacità delle persone di esercitare la forza e il potere che sono loro proprie immaginando un nuovo modello di relazione umana e fra i sessi.
La scelta dei toni della lettera rivela una mentalità fondata su logiche che alimentano paura e allarmismo, aumentando la percezione di un bisogno di sicurezza non sempre motivato da una minaccia concreta, ma piuttosto pregiudiziale.
Questo approccio rischia di gettare benzina sul fuoco e di favorire le logiche che semplicemente invocano la persecuzione di colpevoli di fatti singoli ma non contribuiscono a cambiare il contesto che li genera e che è fonte di un fenomeno ben più diffuso e radicato. Non favorisce infine la comprensione e la percezione realistiche del problema utile a mettere in grado tutti di fare la propria parte.

(Virna Gioiellieri)

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