Molestie in biblioteca: "Non sminuire la portata dell'episodio"

Pubblicata il 17 gennaio 2018

Vai alla sezione Cronaca »

Ho letto con attenzione la lettera del padre senza trovare riscontro nelle “valutazioni” presenti nell'articolo di Virna Goiellieri.
Quello percepito è la descrizione, quasi una cronaca, di una situazione che più volte si è ripetuta negli ambienti della nostra Biblioteca comunale. Ovvero:
1) Per l'ennesima volta una persona ha tenuto comportamenti oltraggiosi nei confronti di giovani donne e dell'ambiente.
2) Questa persona è un rifugiato (presunto) e sicuramente un non italiano.

La prima domanda che pongo è se lo Stato, inteso in senso amministrativo, debba garantire la libertà di movimento a noi cittadini e, nel caso in cui siano presenti ripetuti comportamenti che violano la dignità della donna (o dell'uomo), quali comportamenti preventivi utilizzare.
La risposta è ovviamente scontata e, da tale ovvietà, nasce la perplessità sul fatto che questo personaggio avesse libertà di movimento nonostante le recidive. Probabilmente se, al primo comportamento deviante, chi ha il compito di fare rispettare l'ordine avesse richiesto l'intervento della forza pubblica non avremmo avuto una moltiplicazione dei reati.

Un aspetto deve essere chiaro, e noto con rammarico che l'autore non lo richiama, i vari episodi accaduti all'interno della nostra biblioteca non sono “molestie”, ma veri e propri “abusi sessuali”.
Tali abusi sessuali sono stati compiuti, più volte, da un ospite straniero.
L'autrice suggerisce una suggestione con un “se fosse stato italiano” i toni del padre sarebbero stati identici? Quasi a voler mettere sempre più all'angolo il reato, per dare spazio a quello che pensa, o avrebbe pensato, il padre, forse nel tentativo di aprire un momento di psicanalisi.

Il fatto che sia un non italiano apre (purtroppo) un ulteriore capitolo ad altre domande. Per natura le comunità temono il non conosciuto, l'ignoto ed, inevitabilmente, la presenza di nuove lingue, culture, etnie, se non regolamentate da una chiara politica di integrazione creano allarme sociale.
Il contatto con culture che tendono a schiavizzare la donna (anche in minore età) crea allarme (per fortuna). Scoprire che spesso (troppo spesso), dietro all'intervento umanitario di donne nigeriane si nasconde una vera e propria tratta per alimentare la prostituzione deve indurci ad attivare forme di difesa e protezione verso queste donne (e tutte le altre).
Purtroppo la realtà ci dice che l'essere femminile è debole e, per questo motivo, deve essere tutelato e protetto. Parlo di una debolezza fisica, non certo intellettuale (probabilmente in questo campo i deboli siamo noi uomini)
Dobbiamo domandarci se il percorso di integrazione funziona (questo è il vero problema), se i servizi sociali seguono con attenzione, evitando un pericolo per le nostre donne, i personaggi in questione o cosa.

Servono sanzioni esemplari (espulsioni) davanti a comportamenti come quelli descritti, perché il Caino non sono i pensieri (presunti) del padre, ma i comportamenti (reali) del nostro ospite.
Sminuire la portata dell'episodio, spostando l'analisi sui retro pensieri (presunti) del padre, tende a nascondere il vero problema. Queste situazioni, spesso importate, non gestite in maniera chiara e trasparente, rischiano di innescare la generalizzazione (tutti gli stranieri sono ladri e stupratori) creando lo stigma nei confronti dello straniero e, passaggio seguente, il razzismo.

(Mario Zaccherini)

Condividi questa notizia

facebook twitter linkedin google email
Tutte le sezioni
Notizie per località
Credits
Editore Xaiel srl
Via Rio Palazzi, 37
40026 Imola (BO)
direttore@leggilanotizia.it

P.IVA 02226881205
© Copyright 2011 Xaiel srl.
Tutti i diritti riservati. Riproduzione vietata.

Testata registrata presso il Tribunale di Bologna n.8167 del 16 marzo 2011. Iscrizione al Registro degli Operatori di Comunicazione n. 15545

Questo sito è interamente gestito con il CMS i-Plug
Realizzazione sito:
Punto Triplo Srl