Cambiavento

L'invettiva non contrasta i comportamenti abusivi

Pubblicata il 22 gennaio 2018

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Dalle reazioni all'articolo pubblicato su Leggilanotizia il 15 gennaio a mia firma, deduco che non ne sia stato compreso a pieno il contenuto di sostanza. Mi spiace, perché la mia riflessione era tesa a collocare l'episodio avvenuto in biblioteca in un contesto più generale in cui le molestie sono all'ordine del giorno. E preciso che le molestie sessuali sono abusi. Cos'altro? Come tali vengono vissute da chi le subisce e da chi ha il compito di perseguirle. Probabilmente quando riguardano donne o minori lontani da noi le percepiamo con maggior distacco e l'attenzione è bassa. Ma il nostro territorio fa parte del mondo, questo mondo e, vista la portata del fenomeno (ho riportato dati ufficiali Istat nel mio articolo), può capitare che si verifichi anche dalle nostre parti. E' giusto reagire.

Due giorni fa in molte città del mondo le donne sono scese in piazza contro le violenze e gli abusi che milioni di donne sopportano ogni giorno e non solo nei Paesi dove vengono schiavizzate. Non tutte hanno il coraggio di denunciare e spesso quando lo fanno vengono messe sotto accusa in modo più o meno diretto  e pesante. Gli aggressori invece, se connazionali, sono per lo più ignorati o fatti oggetto di commenti indulgenti se non giustificativi . Basta leggere le cronache e fare attenzione al linguaggio adottato dai media quando riferiscono di abusi sessuali. Questo è il senso dell'interrogativo posto a proposito della provenienza dell'autore del fatto imolese, finalizzato ad indicare che la natura del fenomeno è fondata su una cultura trasversale a quasi tutte le culture del mondo, in cui il potere maschile è legittimato ad avere il controllo e il possesso del corpo femminile. 

Nessuna sottovalutazione del problema. A Imola esistono due Associazioni che si occupano di violenza sulle donne le quali hanno più volte denunciato una situazione locale preoccupante, parte della quale sommersa. Riguarda sia donne straniere che italiane e imolesi. La Commissione Pari Opportunità del Comune di Imola due anni fa ha avanzato diverse proposte all'Amministrazione incontrando tutti i consiglieri comunali e la Giunta. Il tema è all'attenzione del Circondario che ha attivato un tavolo tecnico e un tavolo politico, quest'ultimo a quanto ne so, mai convocato. L'azione è adeguata? Si può discutere ma non è sede.

Ricordo inoltre che a Imola le donne manifestano da anni su questi temi chiedendo impegni precisi ai Governi locali. E diversi provvedimenti sono stati adottati, anche normativi , ma non è sufficiente.
Forse si è più distratti quando i fatti non ci toccano direttamente. Capita spesso.
Il fenomeno è complesso e delicato. Come tale va affrontato cercando di capirne le cause per rimuoverle e costruendo nella comunità le condizioni innanzi tutto culturali per contrastarlo ed emarginarlo. Molestie e violenze come maltrattamenti fisici e psicologici, il femminicidio hanno la stessa radice culturale. Non esistono scorciatoie per contrastarli con successo, come ben emerge dalla ormai lunga esperienza delle decine dei centri antiviolenza che fanno parte della rete Di.Re. e dei Centri di ascolto.

Sull'episodio avvenuto in biblioteca mi è capitato di parlare con un'altra ragazza incorsa nella stessa grave avventura, ma non è riuscita a segnalare il fatto. Nessuna sottovalutazione, dunque.
Io penso che la biblioteca sia luogo che richieda atteggiamenti congrui alla funzione e allo scopo che le sono propri. Pertanto a ben vedere nel caso in questione non si tratta solo di attivare le forze dell'ordine o la Polizia Municipale, ma occorre interrogarsi sull'efficacia dell'azione dei servizi sociali che hanno in carico l'autore delle molestie e su quali soluzioni sono in grado di adottare per evitare situazioni come quelle denunciate. Su questo il silenzio è assordante.

Il mio articolo voleva essere un invito a comprendere le cause del problema e una riflessione su come toni e linguaggi siano più o meno idonei e utili ad affrontarlo, consapevoli della responsabilità che ognuno e ognuna di noi ha in quanto parte della comunità locale. Prendo atto che diversi argomenti da me proposti sono stati completamente ignorati a favore di un'ennesima reazione dettata da animosità, veemenza, ironie fuori luogo, irrisione, accusando presunte strumentalizzazioni (non vedo a favore di cosa visto che non ne ho alcun interesse) e dimostrando una visione superficiale. Siamo abituati ai toni e a format dei media, a relazioni sociali, a strumenti tecnologici di comunicazione che si occupano spesso dei problemi con logiche di schieramento che semplificano la realtà: o con me o contro di me. Tertium non datur.Trovo questo molto sterile, estraneo a pratiche di confronto, ragionamento, approfondimento, acquisizione di strumenti di conoscenza.

I commenti suscitati snobbano l'aspetto culturale da me sollevato, come si evince dal merito, rivelando scarsa attitudine ad un confronto serio e competente.
Dire che per natura le comunità hanno paura di culture, lingue, etnie diverse è eresia storica.
Da sempre i popoli hanno intrattenuto scambi commerciali, culturali, linguistici, in condizioni pacifiche. La storia delle popolazioni e anche degli italiani ci parla di questo. La paura delle differenze ha sede nell'ignoranza, una comoda e irresponsabile leva azionata da chi cerca facile consenso al proprio dominio. Fino a generare la convinzione che questa esista in natura, che sia cioè inesorabile. Una posizione pre illuministica che sancisce l'inevitabile passività degli esseri umani. Chi dovrebbe individuare nuovi e adeguati equilibri di convivenza sociale e culturale se non le persone che fanno parte delle comunità attraverso una crescita individuale e collettiva che le accomuna?
Analogamente debolezza e forza sono paradigmi funzionali a rapporti di potere dell'uno sull'altro. Nella realtà attuale sostenere l'inevitabilità della debolezza femminile significa sancire e considerare immutabile il rapporto di potere fra i sessi dove è il maschio a prevalere. Nei secoli dei secoli. Questo è incompatibile con l'idea di una relazione fondata su pari dignità, pari diritti , pari rispetto. Ciò che chiedono moltissime donne e che sarebbe vantaggioso anche per gli uomini e per la qualità del vivere.

Sarebbe utile la disponibilità al confronto con idee e punti di vista diversi dai propri. La soluzione dei problemi sta nella sintesi e nella comprensione di opinioni diverse il chè non significa essere d'accordo per forza. Le regole sono sempre il risultato sintetico di diverse visioni, tutte legittime.
Se uno o più episodi incresciosi dovuti a una condotta inaccettabile vanno affrontati adeguatamente, con fermezza e tempestività, capire le ragioni di quella condotta e le implicazioni complesse è condizione necessaria per eliminarne le premesse a lungo termine. I provvedimenti repressivi o esemplari servono, ma nell'immediato, non impediscono tuttavia, pur nell'esemplarità, che tornino a ripetersi.

Altri articoli sul tema
http://www.leggilanotizia.it/notizia/13525/e-ingiusta-la-tolleranza-dellintollerabile
http://www.leggilanotizia.it/notizia/13560/molestie-ripeto-cio-che-e-successo-e-intollerabile
http://www.leggilanotizia.it/notizia/13553/molestie-in-biblioteca-non-sminuire-la-portata-dellepisodio



(Virna Gioiellieri)

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