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Cosa dice la norma sulle “sportine per la spesa"

Pubblicata il 29 gennaio 2018

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Cosa dice la norma sulle “sportine per la spesa"
Cerchiamo di fare un po' di ordine nella confusione generata dalla notizia dell'entrata in vigore della normativa sui sacchetti per la spesa, che ha creato non poche discussioni, dovute anche al fatto che apparentemente aggiunge un'ennesima gabella per le tasche dei consumatori italiani.

La nuova normativa, entrata in vigore dall'1 gennaio 2018, si applica a tutte le borse di plastica, tanto a quelle “fornite ai consumatori per il trasporto di merci o prodotti” come quelle che i clienti ricevono alla cassa alla fine della spesa, quanto a quelle “richieste a fini di igiene o fornite come imballaggio primario per alimenti sfusi”, vale a dire le ormai malfamate sportine in cui, ad esempio, si mettono i prodotti ortofrutticoli prima di essere pesati.

La legge elenca tre tipi di borse: quelle per alimenti sfusi, che devono essere biodegradabili, compostabili e con contenuto minimo di materia prima rinnovabile; quelle per il trasporto della merce e quelle riutilizzabili, fatte di plastica tradizionale. Tutte queste tipologie non possono essere cedute gratuitamente e il prezzo di vendita, per singola unità, deve risultare dallo scontrino o fattura d'acquisto.

Ciò che cambia è lo spessore del materiale utilizzato e le diciture che, di legge, devono attestare il possesso dei requisiti minimi per poter entrare nelle categorie suesposte.

Per il cliente, al momento, l'unico cambiamento rispetto a prima riguarda il costo della sportina, che attualmente è dato in variazione fra 1 e 4 centesimi di euro (per chiarezza: 100 sportine costeranno, al consumatore, da 1 euro a 4 euro). Molto cambia per i negozi di vendita, che in caso di violazioni della normativa, si vedranno sanzionati con multe da 2.500 a 25.000 euro. È inoltre prevista la possibilità che esse siano aumentate fino al quadruplo del massimo se la violazione del divieto riguarda ingenti quantitativi di contenitori oppure fino a un valore superiore al 10 per cento del fatturato del trasgressore, nonché in caso di utilizzo di diciture o altri mezzi elusivi degli obblighi.

(Amilcare Renzi)

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