Acqua del rubinetto, buona soprattutto se lasciata in frigorifero

Pubblicata il 29 gennaio 2018

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Acqua del rubinetto, ottima soprattutto se lasciata in frigorifero
Imola. Un'acqua controllata, con analisi conformi alla legge. Dopo le informazioni fornite da Hera Spa, ente gestore, ci siamo rivolti all'Azienda Usl che esegue i controlli esterni, per un approfondimento d'indagine su ciò che esce dal rubinetto a Imola: tutto risulta nella norma. Ma quando si chiede una valutazione sulla qualità la risposta va interpretata: “L'acqua del rubinetto non ha nulla da invidiare, dal punto di vista della qualità chimico batteriologica, alle acque minerali imbottigliate”.

Semplice come bere un bicchier d'acqua del rubinetto? Ma se in Italia si rileva il più alto consumo di acqua in bottiglia, il maggiore in Europa e uno dei primi nel mondo (fonte Censis), con una spesa nel 2015 di 12 euro al mese per famiglia, un motivo ci dovrà pure essere.

Gabriele Peroni, direttore di Igiene e Sanità pubblica, spiega che il problema è dovuto al cloro disciolto nell'acqua per la disinfezione ed eventualmente alle condutture e rubinetti di casa non puliti. Problema che si risolve: “Nessun rischio nel bere acqua del rubinetto, anche se il sapore talvolta non è apprezzato dai cittadini a causa del cloro che, per ulteriore sicurezza, viene molto spesso aggiunto nelle acque. Anche se in piccolissime quantità (0,2 mg di cloro attivo per litro), questa sostanza si palesa all'olfatto e al gusto, ma che ha una semplice soluzione: mettere l'acqua in una caraffa, depositarla in frigorifero e berla dopo circa due ore. Il cloro evapora e l'acqua è fresca, senza nulla da invidiare a molte minerali. I controlli delle Aziende Usl sono effettuati lungo tutta la filiera idrica dell'acquedotto, dalla fonte di approvvigionamento sino al rubinetto. L'Ausl e il gestore garantiscono la qualità chimica e microbiologica dell'acqua che arriva nelle nostre condotte domestiche, ma poi sta ad ognuno di noi non comprometterla, ricordando che la rubinetteria e gli eventuali impianti necessitano delle stesse cure igieniche delle stoviglie di casa nostra: rubinetti e filtri vanno puliti e disincrostati accuratamente e periodicamente”.

Condutture e rubinetti sono ovunque, così pure il cloro che disinfetta, ma il sapore, l'odore e il colore dell'acqua sono molto diversi lungo la penisola. Per cercare di capirne di più, sono stati posti diversi quesiti al dirigente della Ausl. Il risultato è una serie di risposte dalle quali si evince che l'attività di analisi dell'acqua è assidua e costante, che i limiti degli inquinanti, tra cui fitofarmaci, pesticidi, metalli pesanti, non sono mai stati superati nelle indagini eseguite. Anche i parametri più elevati quali nitrati e sali disciolti non sembrano destare alcuna preoccupazione. Come vengono eseguiti i controlli?
“Le acque destinate al consumo umano devono essere salubri e pulite e non devono contenere sostanze in quantità o concentrazioni tali da rappresentare un rischio per la salute. Per garantire questo la legge prevede controlli interni, effettuati direttamente dal gestore del servizio idrico, grazie a propri laboratori interni o autorizzati, e controlli esterni a cui è deputata l'Azienda Sanitaria e che noi svolgiamo secondo un calendario prestabilito in base alla normativa. Settimanalmente i nostri tecnici prelevano i campioni delle acque che poi vengono inviati a Bologna per le analisi. Chiaramente anche tutti gli impianti sono controllati. Le analisi effettuate sono di vario tipo e valutano parametri ed indicatori chimici e microbiologici.
L'Azienda Usl esegue due tipologie di controllo: il controllo di routine dove si misura la qualità organolettica e microbiologica dell'acqua, nonché informazioni sull'efficacia degli eventuali trattamenti di potabilizzazione (in particolare disinfezione); e il controllo di verifica, utile a fornire le informazioni necessarie per accertare se tutti i valori di parametro stabiliti per Legge sono rispettati.
Nell'ultimo anno solo per Imola l'Ausl ha effettuato 173 campioni chimici e 173 campioni batteriologici non rilevando mai nulla di non conforme alla normativa, che peraltro in Italia è garantista rispetto a quella di altri paesi”.

C'è da obiettare che non sempre la legislazione è così restrittiva, ecco cosa scrive Greenpeace sul suo sito in merito ai livelli di PFAS (sostanze perfluoroalchiliche) che in Veneto sono stati riscontrati: “Chiediamo alla Regione Veneto di dimostrarci con prove scientifiche la maggiore tolleranza ai PFAS da parte dei veneti rispetto ai cittadini americani e svedesi, per giustificare l'adozione di livelli di sicurezza di PFAS così elevati nelle acque potabili”.
A che punto è il monitoraggio secondo l'approccio di valutazione e gestione del rischio globale messo a punto dall'Oms (l'Organizzazione mondiale della sanità), che comprende il controllo su tutte le fasi della filiera idrica, dal pozzo di captazione al rubinetto di casa?
“Il Dipartimento di Sanità pubblica detiene il censimento e la descrizione di tutte le reti idriche del territorio: dei pozzi, dei serbatoi di rilancio, dei vari acquedotti e delle eventuali connessioni tra questi. E' quindi in grado di effettuare una completa e certa rintracciabilità dell'acqua potabile distribuita, un fattore fondamentale perché nei casi in cui si rinvenga un qualsiasi problema, si può subito intervenire alla fonte. Anche le nuove condotte devono essere autorizzate dall'Ausl, che valuta la conformità dei materiali utilizzati alla normativa per il contatto con gli alimenti, la collocazione e l'incrocio con le reti fognarie, a garanzia che in caso di perdite non possa esservi alcuna contaminazione dell'acqua potabile.

Hera afferma che "Nel territorio del comune di Imola nell'arco dell'anno vengono eseguiti 334 campioni di acqua per un totale di 2815 parametri ricercati. Nello specifico per i parametri elencati (metalli pesanti, fitofarmaci ecc.) la loro ricerca è sempre risultata negativa”. Le controanalisi e le verifiche dell'USL possono confermarlo? Emergono valori coerenti con quelli di Hera? Nel caso fossero riscontrati superamenti dei valori limite, che misure devono essere prese?
“Come si evince dalla tabella (173 controlli nel 2016, ndr) non sono state riscontrate anomalie. L'Azienda Usl non effettua controanalisi su quelle di Hera, ma controlla i campioni che autonomamente preleva.
Nel caso in cui le acque destinate al consumo umano non corrispondano ai valori di parametro fissati dalla legge, l'Azienda unità sanitaria comunica il superamento al Gestore del servizio Idrico che deve individuarne le cause e mettere in atto tutte le misure per ripristinarne la qualità.
A seconda della tipologia del parametro presente in quantità superiore al limite fissato dalla norma nell'acqua, l'Ausl effettua le relative valutazioni del rischio ed eventualmente propone al sindaco l'adozione di provvedimenti cautelativi. Il sindaco, in veste di Autorità sanitaria, può recepire tali indicazioni ed emettere in casi critici una ordinanza con specifiche indicazioni ai cittadini sulle modalità di utilizzo dell'acqua”.

Dalle analisi pubblicate sull'apposito sito di Hera, risultano valori elevati, rispetto al resto della regione, ma non superiori ai limiti di legge, di sostanze quali nitrati e in generale sali minerali disciolti nell'acqua. Questi ultimi sono responsabili anche dell'alto grado di durezza, che i cittadini imolesi possono constatare quotidianamente nelle loro attività casalinghe. E' stata valutata la probabilità che tanti più sono i sali disciolti tanto maggiore è la possibilità che portino con sé elementi non desiderabili quali ioni radioattivi, pesticidi, metalli pesanti ecc.? Un recente rapporto di Legambiente parla di acque superficiali regionali inquinate da pesticidi, anche messi al bando da anni, che permangono per lunghi periodi. E si cita la contaminazione del torrente Sillaro. C'è il rischio che tali pesticidi si accumulino e si possano ritrovare nelle falde e quindi nelle acque destinate al consumo umano?
“A determinare la durezza sono la quantità di sali minerali (Calcio e Magnesio) disciolti nell'acqua. La misurazione è in Gradi Francesi (°F): 1 grado francese corrisponde a 10 milligrammi per litro di idrocarbonato di calcio. La legge consiglia valori di durezza compresi tra 15 e 50°F; maggiore è questo numero e più alta è la concentrazione di sali. Un'acqua dura può essere tranquillamente bevuta ed utilizzata per cucinare, essa però, a lungo andare, danneggia gli impianti idrici e elettrodomestici (in particolare lavatrici, lavastoviglie e caldaie) ed aumenta il consumo domestico di energia, poiché i depositi di calcare rendono meno efficienti le resistenze elettriche. Per ovviare a questo problema oggi sono in commercio specifici addolcitori a sale che demineralizzano l'acqua fino a 0° francesi. Quello che però molti non sanno è che l'acqua completamente demineralizzata non deve essere usata a scopo alimentare (da bere o per cucinare). Gli addolcitori infatti eliminano ioni di calcio cedendo all'acqua ioni di sodio che, se introdotti in dosi massicce, non sono salutari, soprattutto per gli ipertesi. Meglio quindi fare in modo che almeno un rubinetto di casa eroghi acqua non trattata. E per quanto riguarda la qualità delle acque profonde, non abbiamo mai rilevato la presenza di fitofarmaci”.

I nitrati che origine hanno a Imola e perché nei comuni limitrofi non si riscontrano valori così elevati? In merito Hera afferma che "I nitrati nella falda sono generalmente molto bassi ma possono crescere in seguito alle attività umane e nella maggior parte dei casi dipende da allevamenti, uso di fertilizzanti nelle colture agricole, scarichi urbani e liquami”. Ma tale condizione è simile in tutta la regione. Perché solo a Imola (oltre che Formigine e Maranello in regione), le analisi danno la costante presenza di alti valori?
“L'acqua di Imola è un'acqua di falda profonda. A differenza delle acque di origine superficiale, che prevedono la potabilizzazione, l'acqua della nostra zona non prevede l'aggiunta di alcun prodotto chimico (come ad esempio acidi, flocculanti, coagulanti). L'acqua di Imola viene distribuita dopo un minimo dosaggio di ipoclorito di sodio necessario per garantire una idonea barriera nei confronti di possibili contaminazioni che possono accadere durante il trasporto nelle reti di distribuzione. E' vero che i nitrati nella falda possono crescere a seguito da attività umane come allevamenti, uso di fertilizzanti ecc., siamo in una zona di pianura intensamente coltivata. L'Oms definisce i 'Valori Guida' come la concentrazione di una sostanza chimica tale da non rappresentare neppure un 'rischio tollerabile' per la salute umana in caso di consumo per l'intera durata della vita. Per alcuni parametri, tra cui i nitrati, il valore guida è stato definito tenendo in considerazione la fascia a rischio della popolazione: studi epidemiologici hanno infatti dimostrato che la metaemoglobinemia infantile, malattia che causa una incapacità dell'emoglobina di trasportare l'ossigeno, non si è mai verificata in aree in cui la concentrazione di nitrati nell'acqua potabile era inferiore a 50 mg/l”.

Hera spiega che la captazione avviene dalle acque di falda "da pozzi che prelevano ad una profondità che varia da alcune decine di metri fino a oltre 100 metri, posizionati in massima parte nella zona industriale della città, a S. Prospero e Chiusura”. Perché la captazione viene effettuata a valle dell'abitato e in zona industriale e in alcuni casi anche da pozzi non troppo profondi? C'è la possibilità più concreta di compromissione della qualità delle acque? L'Ausl essendo l'ente di vigilanza, ha gli strumenti per richiedere, a nome della cittadinanza, la ricerca di altre falde e di acque più sicure, o trattamenti più sofisticati per purificare le acque?
“La scelta e la realizzazione dei nuovi pozzi o di nuove fonti di approvvigionamento sono deputate all'ente che gestisce la rete. L'Ausl svolge un ruolo fondamentale di vigilanza: tramite una procedura molta rigida, e dopo aver effettuato tutti i controlli prestabiliti, fornisce l'autorizzazione all'uso idropotabile. Ugualmente, il gestore delle reti certifica che le caratteristiche delle nuove condotte siano conformi alla normativa vigente sui materiali a contatto con gli alimenti, e detiene idonea documentazione a disposizione degli organi di controllo”.

Alcuni valori d'inquinanti presenti nell'acqua imolese potrebbero rivestire aspetti da non sottovalutare per la salute umana? Sono stati indagati i possibili effetti cumulativi, da più fonti, di alcune sostanze, calcolandone l'assunzione giornaliera? Ad esempio si sa che nitrati e nitriti, oltre ad essere presenti nelle verdure, sono ampiamente utilizzati sia come conservanti per carni in scatola, prodotti a base di carne, insaccati, prosciutti, würstel nonché per migliorare il sapore e il colore dei prodotti alimentari. Inoltre nell'aria uno degli inquinanti presenti è il biossido di azoto, assunto con la respirazione, oltre che solubile in acqua. 
“Come spiegato in precedenza i parametri chimici dell'acqua sono stabiliti dalla normativa nazionale. Il legislatore nella loro definizione tiene conto degli effetti cumulativi considerando le diverse fonti alimentari presenti nella dieta di una persona media. La normativa di riferimento ha una revisione periodica in base agli studi scientifici”.

In generale, quali effetti sulla salute, in particolare sui bambini, l'assunzione a lungo termine di sostanze inquinanti tipicamente presenti nell'acqua potrebbe avere? Per rimanere all'esempio dei nitrati, un bimbo di 10 kg che beve un litro di acqua a Imola, assume 33 mg di nitrati, mentre a Bologna ne assume 7: si tratta di un divario molto ampio, che lascia dubbi sulla qualità dell'acqua cittadina.
“Il divario c'è, ma sempre ampiamente sotto i limiti previsti della Legge. La motivazione va ricercata nella captazione: a Bologna, ad esempio l'acqua, è fornita da bacini superficiali e subisce una serie di trattamenti mentre ad Imola, come detto, proviene da falde profonde e si effettua un minimo dosaggio di ipoclorito di sodio. I limiti di Legge sono stabiliti tramite studi epidemiologici approfonditi atti proprio ad evidenziare eventuali criticità. E come stabilisce l'Oms i 'Valori Guida' indicano la concentrazione di una sostanza chimica tale da non rappresentare neppure un 'rischio tollerabile' per la salute umana in caso di consumo per l'intera durata della vita”.

I limiti stabiliti da leggi che risalgono ormai a diversi anni fa (ad esempio per i nitrati il limite da non superare nell'acqua di 50 mg/l risale al D.P.R. n°236 del 24/05/88 ripreso dal Decreto legislativo 02 febbraio 2001, n. 31 e successive modifiche) sono ancora attuali, anche tenendo conto della maggiore introduzione da altre fonti di sostanze potenzialmente tossiche? Cosa prevedono le ultime linee guida dell'Oms?
“C'è sempre grande attenzione su questo argomento e i tavoli di lavoro e di ricerca vigilano sui dati. Ci sono degli studi appositi con evidenze scientifiche ben precise. I cosiddetti valori guida vengono stabiliti tenendo in considerazione tutti i fattori e sono eventualmente aggiornati di conseguenza”.

Rimangono quesiti ancora sospesi: vengono indagati tutti i possibili inquinanti? Ad esempio la presenza di PFAS, (sostanze perfluoroalchiliche), che in Veneto ha destato preoccupazione è stata valutata? E ancora: la qualità stabilita per legge non deve necessariamente coincidere anche con l'effettiva bontà?
Non siamo in un mondo ideale e la presenza di sostanze inquinanti è una realtà dovuta ai comportamenti scorretti di tutti, ma è anche vero che le misure da mettere in atto da parte delle autorità competenti, grazie all'aumento degli strumenti e conoscenze a disposizione, possono rivelarsi sempre più efficaci per contrastare e ridurre al minimo gli effetti negativi su ambiente e salute. La speranza quindi è quella di finanziare con le bollette anche la ricerca e lo sviluppo per arrivare ad un'acqua di ottima qualità.

(Caterina Grazioli)

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