Cambiavento

Perdono e memoria custodi di verità e libertà

Pubblicata il 3 febbraio 2018

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“Occorre rinvangare il passato, dar sepoltura alle vittime di violenze e massacri, la memoria non è rancore o vendetta ma custode di verità e libertà” questo il Solgenitsin-pensiero di qualche anno fa in contraltare con ciò che le storie (anche recenti) di casa nostra hanno purtroppo appurato, confermando la tesi che solo a posteriori crimini e nefandezze sono stati “giudicati” nella giusta maniera, Repubblichini di Salò come la Resistenza non possono certamente essere messi sullo stesso piano ma solo dopo decenni è stato riconosciuto che, in quel momento di sbando, entrambe le parti si macchiarono di colpe gravi.

Perdono e memoria sono all'oggi gli antidoti contro i guai perché sopprimono l'astio rinunciando alla vendetta verso l'offensore, che può anche essere capito, pur restando indimenticabile il ricordo del male.
Le turbolenze sociali su quanto reale possa essere un “pericolo fascista” in Italia, dopo ciò che è accaduto recentemente, ha “macchiato” il clima natalizio di fratellanza e pace grazie ai metodi fuorilegge degli adepti di quell'apologia fatti di aggressioni, intimitazioni e violenze.

La vita individuale è un valore aperto a discussione ma con chi si macchia di stermini di massa e violenze razziali come Himmler, Berija, Hitler, Stalin o Bin Laden, ciò non è possibile; l'attaccamento alla comunità nel caso di fascismo e nazismo, come la sete di giustizia sociale nel caso del socialismo reale sono stati i casi bellici più eclatanti del totalitarismo di destra e di sinistra.

Alla fine però ce ne siamo liberati, come per Saddam Hussein che è stato liquidato dalle sue vittime o i gerarchi nazisti processati dai vincitori; i più invece sono morti nel proprio letto come Stalin o lo spagnolo Franco, addirittura celebrati da groppuscoli di nostalgici.
Sconfitti “sul campo” Pol Pot, dittatore cambogiano e capo dei guerriglieri Kmer Rossi dopo aver decimato un terzo del suo popolo, e Mussolini dove prevalse la giustizia sommaria su quella del processo mentre pochi hanno scelto per sé la propria sorte, come Hitler.

Altri carnefici purtroppo la storia ha lasciato impuniti, soprattutto i tiranni d'Africa come Mobuto ex presidente della Repubblica (poco) Democratica del Congo o come Bokassa dittatore della Repubblica Centrafricana che gettò sul lastrico il proprio Paese spendendo più di venti milioni di dollari per la sua incoronazione grazie alle amicizie transalpine di Mitterand, De Gaulle e Giscard.

Infine Amin, quello a noi più “vicino” in quanto amico di Stati commercialmente “vicini” a noi come la Libia, decretato campione inimitabile di persecuzioni razziali da una Comunità Internazionale inerme e distratta che stimò in non meno di trecentomila le sue vittime fra indiani, induisti e cristiani mentre per Amnesty International questi poveretti furono non meno di cinquecentomila.

Come sarebbe stato possibile comprendere e soprattutto giudicare le azioni di questi folli uomini di Stato del passato? Anzitutto fermandoli in tempo dai loro disegni dissennati, e ciò grazie all'intervento delle organizzazioni delle Nazioni democratiche garanti del valore della vita individuale, in modo che in futuro mai più potessero ripetersi aberrazioni simili.

(Giuseppe Vassura)

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