Cambiavento

Macerata: violenza razzista

Pubblicata il 6 febbraio 2018

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Macerata: violenza razzista
Quanto è successo sabato scorso a Macerata è significativo del tempo in cui siamo. Un atto di violenza razzista che sconvolge ma non stupisce, perché guardandosi indietro sono ben distinguibili i passi che hanno portato fino a qui, nella complicità o consapevole indifferenza di buona parte dell'informazione e della politica.
 
Le grandi testate rimbalzano principalmente le parole dei maggiori leader in campagna elettorale.
Salvini è vergognoso e si di-mostra per ciò che è: il capo di un partito razzista che non condanna veramente la violenza ma, con parole ambigue, di fatto la legittima, imputando la responsabilità del gesto al clima da scontro sociale cui ha condotto l'immigrazione incontrollata. All'interno della Lega qualcuno cerca di prendere le distanze dall'attentatore, in passato loro candidato locale, e di rinsaldare la facciata istituzionale, ma i tentativi risuonano inutili e paradossali. Ne risulta una giustificazione politica all'autotutela razzista e una strumentalizzazione dei fatti per rincarare i proclami sull'emergenza sicurezza.

Di Maio, imbarazzante, richiama al silenzio per evitare sciacallaggi sulla pelle delle persone. Come dar torto a chi lo interpreta come un mutismo artefatto per non deludere l'elettorato del movimento che guarda a destra? Di fronte ad una violenza evidentemente connotata, il politico che decida di non denunciare ha già fatto una scelta.

Renzi, infine, presta il fianco alla destra e fa eco alle parole della Meloni e di Berlusconi nel definire l'autore del gesto un folle, uno squilibrato, e invita alla calma e alla responsabilità: la miglior ricetta per isolare il gesto e considerarlo individualmente, al di fuori del contesto - e della denuncia - politico.
 
Oggi quanto si legge è una incerta ricostruzione del crimine in chiave vendicativa: scrivono che forse Luca era innamorato di Pamela, la ragazza uccisa si presume da un nigeriano, e che questo lo abbia spinto a sparare ai neri che ha visto a Macerata. Quest'ipotesi è stata suggerita direttamente anche dalla Lega, e subito pubblicata, salvo venir smentita poco dopo ma con meno risalto. Si sottolinea il fatto che i due, l'italiano vendicatore e l'assassino nigeriano, siano reclusi nello stesso carcere, quasi fosse l'epilogo di un romanzo noir.
Spunta ogni tanto il termine “clandestino”, perché pronunciato da qualche rappresentante di destra o per l'intrepida immaginazione di qualche giornalista che trova rilevante sapere lo status giuridico delle vittime della sparatoria. Una questione privata, insomma, con qualche nero malcapitato per sventura.
 
Nel frattempo Forza Nuova ha rivendicato l'azione, nello stile delle associazioni terroristiche, e se n'è fatta vanto: «Sarà politicamente scorretto, sarà sconveniente, in campagna elettorale nessuno farà un passo avanti, ma oggi noi ci schieriamo con Luca Traini».
Per FN prender le parti di Traini è un onore, che dà conto della loro differenza rispetto agli altri soggetti politici: una differenza tutta positiva ovviamente, sulla base della quale affascinare e ottenere consenso elettorale.
FN parla di sostituzione etnica e di interessi dell'immigrazione, organizzata e voluta dalla sinistra, in una retorica complottista, in parte condivisa dalla Lega, da tempo di nuovo alla ribalta e sistematicamente diffusa e amplificata dai media.
 
Nessuno – nessun giornalista sulle grandi testate s'intende, né nessun leader - ha finora contestualizzato la vicenda nel quadro che da tempo va definendosi: quello di un paese fortemente intriso di una cultura razzista propria del fascismo mai veramente superata, rinvigorita oggi da nuovi fattori di fronte ai quali abbiamo pochi strumenti efficaci. La questione neofascista e xenofoba rimane esclusa da qualsiasi ragionamento critico.
 
Di fronte a tutto questo rimangono solo gli operatori della giustizia ad utilizzare la parola “razzista” nella formulazione delle imputazioni contro Traini, ma non si può pensare che questa costituisca una risposta adeguata e sufficiente. La giustizia è necessaria, certo, ma deve essere strumento di un'azione politica volta a ristabilire le premesse del patto democratico.
Diversamente, ci troveremo presto un altro Traini, una politica assente e una giustizia sempre meno nelle condizioni di dare una rigorosa lettura delle norme a tutela della democrazia.

(Giulia Barelli)

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