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Pariani: "A Macerata un femminicidio e un raid nazista gravi"

Pubblicata il 7 febbraio 2018

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Riceviamo e pubblichiamo

Sui fatti di Macerata ho letto molte parole, ma solo raramente quelle che, a mio parere definiscono quanto è accaduto: un efferato femminicidio e una raid nazista. Entrambi gravissimi: una città a stento può sopportare l'onda di dolore e rabbia che ne può nascere, e lo sciacallaggio politico conseguente.

1) L'uccisione di Pamela è avvenuta in un ambiente di degrado e criminalità legati a tossicodipendenza e spaccio, presente in molte città. Occorrono più investimenti sui controlli e più presenza dei cittadini nei luoghi a rischio degrado: tolleranza zero significa controllo e soprattutto vivibilità degli spazi urbani e sociali. Ma l'uccisione brutale di una ragazza è un femminicidio, un delitto che nasce dentro una cultura di sopraffazione che non ha colore, censo, razza. Solo combattendo questa cultura e gli uomini violenti si può sconfiggere. Certo ci sono aree del mondo dove le donne valgono poco meno di nulla ed è più forte una cultura dell'uomo padre-marito padrone, ma anche gli stimati uomini perbene uccidono le mogli e le fidanzate. L'unica strada è far crescere la cultura dei diritti delle donne, della relazione e della pari dignità, denunciare sempre i comportamenti violenti, non girare la testa, sostenere comunque le associazioni di donne contro la violenza: senza se e senza ma.

2) Il fatto che la persona imputata per l'omicidio fosse di colore ha scatenato la furia nazista di un uomo già noto per attività razzista e xenofoba e che aveva come lettura preferita il Mein Kampf di Hitler. Ad una settimana dal fiume di parole della Giornata della Memoria tutto ciò fa pensare come i riti siano importanti, una barriera contro l'ideologia che ha prodotto il più grande orrore della storia umana. Ho sentito Daniele Marchetti della Lega imolese condannare la tentata strage di Traini, al contrario del suo leader nazionale, e forse questo è il segno che, se si lavora sulla cultura della memoria in modo diffuso, se si rende la storia un'esperienza anche attuale, si può creare un argine all'ideologia. In queste ore stiamo scoprendo che l'argine in Italia, oggi come negli anni '20, non c'è. Grazie ad Anpi ed Aned che ce lo ricordano.

Fare le equazioni (uomo nero colpevole = tutti gli uomini neri sono colpevoli; rifugiati in arrivo = invasione) è una scorciatoia ideologica per non affrontare i problemi, e la cattiva politica, che lo sa, le usa per distrarre le persone dalla verità: governare l'emigrazione di grandi masse di persone è difficilissimo. Puoi lavorare per interrompere i flussi, e noi lo abbiamo fatto, puoi fare tutti i rimpatri che vuoi, e l'Italia in questo anno ne ha fatti più di sempre, ma le persone non si fermeranno se non daremo loro pace e dignità: un lavoro e una casa in cui far crescere i figli là e qua. Per questo immigrazione=criminalità=io sto male è l'equazione da cui parte uno come Traini per piegare i fatti alla propria ideologia orribile. L'equazione giusta è: diritti e doveri= lavoro e dignità=io sto bene, al di là del colore della pelle, combattendo il crimine e lo sfruttamento senza se e senza ma.

(Anna Pariani)

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