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Rifiuti, più che un bluff un grande affare

Pubblicata il 10 febbraio 2018

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Rifiuti, più che un bluff un grande affare
Imola. Solo posti in piedi venerdì 9 febbraio al cinema Pedagna per assistere all'incontro organizzato dal comitato "Vediamoci chiaro" dal titolo “Discarica Tre Monti: il grande bluff dei rifiuti”.
Serata nella quale le storie raccontate sono legate da filo rosso degli affari, spesso anche intrecciati al malaffare, che gravitano attorno alla “munnezza”. Nunzio Perrella, interrogato a Napoli dal magistrato Roberto Pennisi della Dda (Direzione distrettuale antimafia) già negli anni '90, definì il business con queste parole: “dottò, ma quale droga, la munnezza è oro”.

Pino Ciociola, giornalista inviato di Avvenire, mostra sullo schermo cosa avviene in quei territori. Ritrovamenti di bidoni con sostanze tossiche interrati in campi coltivati, scarti di lavorazioni di pellame, materiali che “danno il voltastomaco e me che non sono certo di bocca buona”. E poi bambini, gli occhi di quei bambini che si sono chiusi per sempre. “Sono morti per tumori che aggrediscono giapponesi ultrasessantenni che vivono vicino alle centrali nucleari. Ed invece le cause della loro morte sono state i rifiuti tossici”. Avverte Ciociola, citando la Commissione parlamentare sul ciclo dei rifiuti che già nel 1999 affermava che l'Emilia-Romagna è diventata zona d'influenza delle mafie per il traffico dei rifiuti. “Da allora cosa è cambiato? E' cambiato il verso. I rifiuti ora vanno da sud a nord”. Fino a qualche tempo fa, prosegue, “per smaltire i rifiuti pericolosi si usavano discariche abusive. Venivano interrati in massicciate ferroviarie, nelle strade in costruzione e via di questo passo. Ora la mafia non entra più in questo gioco. I veri burattinai sono altri”. Cosa manca ancora all'Italia? Ciociola ha le idee chiare: “Sono vent'anni che lottiamo per avere la tracciabilità dei rifiuti. Oggi ognuno di noi è tracciato attraverso il cellulare e non si riesce a tracciare il ciclo dei rifiuti? Non lo si vuole fare perché dietro ci sono interessi finanziari mostruosi”.

E' poi la volta dei Comitati, primo fra tutti l'organizzatore della serata e reduce dalla vittoria al Tar regionale che gli ha dato ragione – e torto alla Regione – sulla sopraelevazione della discarica Tre Monti. Una sopraelevazione di 375.000 tonnellate di rifiuti speciali – il vero business – che non potranno più essere seppelliti negli splendidi calanchi delle colline imolesi.
“Quattro milioni e cinquecentomila tonnellate di rifiuti sono seppelliti nella nostra discarica. E cosa ha fatto la regione Emilia-Romagna, che ci dovrebbe tutelare? Ha spezzettato la richiesta di Hera per consentire, in vista di un ampliamento che speriamo non ci sarà mai, la sopraelevazione di una discarica con una capacità esaurita da anni. Una discarica che doveva servire il territorio imolese e che sarebbe ancora utilizzabile se avesse ricevuto solamente questi rifiuti”. Al momento la discarica è chiusa e il ricorso al Consiglio di Stato non è ancora stato – se mai lo sarà – presentato. Ma già sappiamo, prosegue Cinzia Morsiani, portavoce del Comitato, “che il Mibact (il ministero dei Beni culturali e ambientali che con il suo parere negativo di fatto ha bloccato la sopraelevazione della discarica ndr) ha dato un nuovo parere negativo all'ampliamento. Le condizioni e vincoli che c'erano prima non sono affatto cambiati”.

Si susseguono poi gli interventi di Natale Belosi, dell'ecoistituto di Faenza che spiega che “il sistema di raccolta utilizzato da Hera è quello che garantisce la minor raccolta di materiali riciclabili. La calotta, utilizzata a Imola, non garantisce affatto il raggiungimento dei livelli di raccolta differenziata dei materiali. Solo la raccolta porta a porta con tariffa puntuale (pago quello che produco ndr) può raggiungere il livello del 73% imposto dalla legge regionale. Per fare un esempio, Esa Com, azienda del basso veronese, ha fatto sì che ogni cittadino produca solo 28 kg di rifiuto indifferenziato contro i 139 dei territori dove esiste la raccolta di Hera. Dobbiamo chiedere con forza che venga modificato il Piano regionale dei rifiuti in modo da togliere altri due terzi di rifiuto indifferenziato e l'abolizione della calotta stradale. Pensate che a Imola fino al 2016 non si raccoglieva nemmeno l'umido”.

Varrebbero un articolo a parte, tanto sarebbero da approfondire le modalità di gestione dei rifiuti in regione, le testimonianze dei comitati che hanno preso la parola. Tutte storie legate da una traccia comune: la lotta contro una burocrazia regionale e le richieste di Hera di aprire nuove discariche. Alcune richieste alquanto bizzarre.

Come a Baricella dove il locale comitato ha fatto rilevare che la zona indicata da Hera per la costruzione di una nuova discarica è a rischio esondazione. Per questo pare che Arpae abbia dato alla regione un preavviso di diniego perché il sito può essere inondato dalle piene. Per passare poi alla discarica di Firenzuola, quaranta km da Imola. Qui sempre Hera nel 2016 ha presentato un progetto per ampliare la discarica – già chiusa da anni. Ce' solo un problema: “il sito della discarica è a rischio frana e il piede dell'impianto da sul fiume che alimenta il Santerno. Se si rompe il telo che tiene il percolato – e la discarica ne produce per quaranta anni anche dopo la chiusura – il liquame arriva direttamente a Imola”.

Per non parlare poi della perla della Romagna. La discarica di Sogliano. “Un posto splendido da dove si vede il mare ma che ha una discarica con già 5 milioni di tonnellate di rifiuti seppelliti. Hanno autorizzato la terza discarica e noi (il Comitato, ndr) abbiamo la consegna del silenzio perché parlarne fa male all'economia”.

In ultimo il rappresentante del Comitato della discarica di Carpineti spiazza la platea: “Io sono qui come terrorista, come un campione statisticamente irrilevante. Sono qui a rappresentare il gioiello della montagna". Queste - secondo lui - le parole utilizzate da Romano Prodi parlando della discarica. Una terra dove il formaggio è buonissimo. “L'azienda che sta sopra la discarica ha vinto il premio come miglior formaggio dell'anno”. E prosegue: “la discarica è qui dal 1995. E' andato tutto liscio fino a che la gente ha detto io in casa ho dei malati. In ogni famiglia, compresa la mia, ci sono stati degli aborti spontanei. Abbiamo fatto esposti in procura e le ispezioni hanno rilevato che i registri di carico e scarico dei rifiuti non erano compilati da un mese. Abbiamo portato in un consiglio comunale aperto 500 cittadini a dire la loro. Cosa mai successa. La discarica doveva uscire dal piano regionale dei rifiuti e invece magicamente ci è rientrata perché si deve chiudere un buco enorme prodotto proprio dall'uso discarica. E con che cosa lo chiudiamo quel buco? Ma con rifiuti speciali e amianto per un totale di un milione di tonnellate. Questa la soluzione trovata. L'assessore regionale all'Ambiente Paola Gazzolo, dopo le prime interlocuzioni non risponde nemmeno più alle mail”.

(Verner Moreno)

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