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Discarica Tre Monti, quanti interrogativi

Pubblicata il 11 febbraio 2018

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Anni sessanta: la città di Imola (più parte del circondario) inizia ad accatastare i propri rifiuti là tra i calanchi, in assenza, come del resto per tanti altri anni a seguire, di un rigoroso piano di smaltimento, di controllo, di analisi dell'evolversi del fenomeno.
Trasporti su ruota continuano a riversare tra le argille ogni sorta di rifiuto: la grande quantità di apporto inizia a suggerire la necessità di intervenire sulla struttura del terreno e del territorio. Tutto procede quasi in silenzio e lassù, tra le forme del terreno scavate dai fenomeni meteorologici ed atmosferici la montagna inquinante innalzata dall'uomo cresce sempre più. Alcune gestioni, affidate a personaggi di dubbia fama, non fanno altro che peggiorare la situazione.

luglio 2015: il comitato "Vediamoci chiaro" inizia a raccogliere fondi. L'ottobre seguente si vedono i primi "banchetti" finalizzati all'informazione e alla raccolta fondi. Nei mesi seguenti si susseguono incontri pubblici informativi e manifestazioni. Seguono iniziative, incontri, ricerca di affiancatori che condividano le finalità e le motivazioni, coinvolgimento di associazioni ambientaliste ed ecologiche. L'aumento di tali iniziative provoca il progressivo crescere di controlli da parte di Arpae: ci si chiede perché.

La produzione di rifiuti urbani ed industriali, prevedibile come l'alba del giorno, continua a crescere e l'assenza di una seria programmazione riesce ad individuare come unica soluzione un ulteriore ampliamento della discarica esistente: si sente parlare con insistenza di percolato sfuggito ai controlli, di analisi che hanno individuato pericolose presenze chimiche nel terreno e nelle acque di superficie e non solo, di fumi nocivi troppo liberi presenti nell'aria che respiriamo.
Sale di tono la protesta affiancata da partiti politici e da nuove adesioni come del resto la persistenza nell'azione intrapresa da parte della Regione Emilia-Romagna, delle autorità comunali di Imola e di Hera. Il 9 marzo 2017 alcune associazioni e privati cittadini presentano ricorso al Tar: accoglimento del ricorso nel gennaio 2018. Dopo poco la sentenza che evidenzia mancanza del rispetto verso leggi e regolamenti di legge: la sopraelevazione della discarica viene bloccata. Di seguito intervengono la Commissione per le Petizioni del Parlamento europeo che chiama in causa la Commissione per l'Ambiente, la Sanità pubblica e la Sicurezza alimentare.

9 febbraio: in un angolo della sala situata circa alla metà della via Vivaldi di Imola, quasi nascosta e sovrastata da una folla che riempie la sala (con numerose persone in piedi), la concittadina Cinzia Morsiani fa un breve punto della situazione e parla della necessità di chiudere definitivamente la discarica e della necessità di bonificare tutta la zona.
Il contrasto tra l'importanza dell'argomento, la riuscita della protesta e dell'iniziativa sociale e politica dell'azione fin qui portata avanti e il tono quasi appartato e silenzioso del suo intervento mi colpiscono: non ci sono grida di vittoria, presenze rancorose e di rivincita, sentori di superiorità o richieste di scusa.
Parole semplici che individuano la fermezza dell'azione, la serietà delle motivazioni e la personale certezza di essere dalla parte della ragione. Il suo resta l'unico intervento che non individua nemici pubblici o interventi di interessi finanziari, ma unicamente la convinzione della ragione: un esempio di alta sensibilità sociale, politica e umana che trasforma il quasi silenzio in una profonda denuncia. Una denuncia che non lascia scampo.

Si susseguono altri interventi di denuncia e di richiesta di attenzione, di partecipazione personale, di coinvolgimento individuale: applausi e piccole grida di indignazione da parte del pubblico. Lascio la sala con un profondo senso di gratitudine verso quanti hanno portato avanti con convinzione ed impegno personale le loro ragioni e le loro motivazioni mentre una domanda (sicuramente condivisa con tutti i partecipanti alla serata) non abbandona il mio pensiero: dove saranno dirette le tonnellate di rifiuti che hanno cessato di raggiungere le nostre bellissime zone calanchive? Chi il destinatario di immancabili veleni e inquinamento? Si attuerà finalmente un serio piano di gestione dei rifiuti, sia industriali che urbani? Si attuerà con decisione la raccolta porta a porta che sta dando ottimi risultati ove applicata? Si arriverà ad una tariffazione puntuale basata sui reali apporti? O sarà ancora una volta Mors tua, vita mea? Troveremo altrove altre piccole donne tanto forti e decise? Fuori una densa nebbia: si diraderà questa nebbia?

(Mauro Magnani)

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