Alzheimer, casi in aumento in regione

Pubblicata il 19 febbraio 2018

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Alzheimer, casi in aumento in regione
Mentre stanno ancora familiarizzando con il padre Andrea (Alessandro Haber) e la figlia Anna (Lucrezia Lante della Rovere), si fa repentinamente buio in sala e alla riaccensione delle luci gli spettatori si trovano confusi: la scena è la stessa ma gli attori che si muovono intorno ad Haber sono cambiati. Ci vorrà un po' a comprendere che si tratta degli sdoppiamenti di Anna, del suo compagno Piero, della badante Laura. Sono le manifestazioni che la mente di Andrea crea per colpa della malattia.
Nei ripetuti cambi di azione le facce si confondono, i ruoli si alternano, le azioni si ripetono, si cancellano i dettagli della stanza. Così lo spaesamento di un uomo che manifesta i segni dell'Alzheimer, viene vissuto anche da chi assiste alla piece teatrale “Il padre” di Florian Zeller, in scena fino al 18 febbraio al teatro Ebe Stignani di Imola. Una trovata efficace per esprimere le sensazioni che prova chi in maniera graduale ma spietata si vede costretto a perdere, a causa di una patologia degenerativa delle cellule cerebrali, tutte le funzioni intellettuali e fisiche, fino a che la mancanza di lucidità e di autonomia determinerà nei familiari, dolenti e impreparati, la scelta del ricovero.

"In Italia ogni 10 minuti qualcuno perde la memoria" recita il volantino dell'Aima (associazione italiana malattia di Alzheimer), la onlus al fianco di malati e familiari, che la compagnia teatrale di Alessandro Haber ha voluto al seguito della tournèe, per sensibilizzare e raccogliere fondi.
Dai dati disponibili risultano circa 700 mila i malati di Alzheimer in Italia, di cui 60.000 in Emilia Romagna e il loro numero si prevede che raddoppierà entro il 2050, principalmente in relazione all'aumento dell'età della popolazione.
Una progressione inesorabile che ha visto in Emilia Romagna passare da 6.038 a 12.377 le diagnosi di demenza tra il 2002 e il 2016 e da 1.318 a 5.561 le diagnosi che configurano un possibile rischio evolutivo di demenza. Le informazioni sono tratte dal Rapporto annuale stilato dalla Regione “Lo stato di avanzamento del progetto regionale demenze”.

La Ausl di Imola, che ha un centro specializzato nella diagnosi e cura dei disturbi cognitivi, nel 2013 aveva 156 diagnosi di demenza che sono diventate 242 nel 2016. Su una popolazione di ultrasessantacinquenni di 31.590 del bacino dell'azienda sanitaria, si tratta dello 0,77 per cento della popolazione che nel 2016 è stata colpita da questo morbo. A queste si aggiungono 183 diagnosi che rivelano il rischio di evoluzione in demenza (erano 149 nel 2013). In Regione la situazione peggiore del 2016 è stata quella dell'Usl di Modena, con l'1,8% della popolazione ultrasessantacinquenne con diagnosi di Alzheimer e la migliore quella di Rimini, 0,76%.

La causa e l'evoluzione della malattia di Alzheimer non sono ancora ben identificati. I trattamenti terapeutici utilizzati offrono piccoli benefici sintomatici e possono parzialmente rallentare il decorso della patologia; non sono ancora stati identificati trattamenti che ne arrestino o invertano il decorso. Circa il 70% del rischio si ritiene sia genetico con molti geni solitamente coinvolti. Altri fattori di rischio includono: traumi, depressione o ipertensione.
“E' una malattia sociale perché le famiglie sopportano quasi interamente il peso dell'assistenza 24 ore su 24” recita il volantino Aima distribuito a teatro. E' una malattia che isola, dà solitudine e grande dolore: “Ho la sensazione di perdere le foglie una dopo l'altra”: sono le ultime parole che Andrea dice all'infermiera che lo assiste sul finale dello spettacolo, prima di cadere ancora nell'oblio della mente.

(Caterina Grazioli)

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