Immigrati: cerchiamo di capire cosa sta avvenendo

Pubblicata il 23 febbraio 2018

Vai alla sezione Cronaca »

Immigrati: cerchiamo di capire cosa sta avvenendo
Bologna. Il controllo delle migrazioni costituisce, a partire dagli anni Settanta del secolo scorso, una delle tematiche principali nelle agende politiche dei governi europei. La presenza di immigrati sul nostro territorio è stata individuata come LA causa del disagio sociale dalla destra nazionalista, che gioca su una retorica senza scrupoli che influenza enormemente i cittadini, la cui percezione subisce distorsioni poi difficili da “normalizzare”. D'altronde, se ai leader politici viene permesso di parlare apertamente di “invasione” e “sostituzione etnica”, non dovrebbe stupire il crescente sentimento di timore degli italiani verso lo straniero.
Ad ogni modo, è innegabile che la gestione del fenomeno richieda una grande capacità, poiché alla lettura del contesto internazionale deve affiancarsi quella relativa alla tenuta del tessuto sociale interno.
Abbiamo discusso della situazione italiana con il sociologo Marzio Barbagli, professore emerito dell'Università di Bologna.

Professore, in Italia cresce continuamente l'ostilità nei confronti degli immigrati: è segnale di politiche sbagliate oppure gli italiani sono razzisti?
“I fenomeni migratori sono processi complicati che hanno sempre dato origine a tensioni, per tutto il Novecento è stato così. Per comprendere il problema, si deve tenere conto che la migrazione contemporanea nei paesi occidentali viene suddivisa in due fasi. Il punto di rottura è individuato dagli studiosi a metà degli anni Settanta, quando si è passati da una situazione in cui essa veniva accolta da Paesi in crescita economica -come Belgio, Francia e Germania- ad una in cui il mercato non richiedeva più forza lavoro dall'esterno, e quindi i governi hanno incominciato a ragionare in termini di respingimento. In Italia, a dispetto della diversa retorica dei partiti, la politica di governo si è sempre orientata verso l'espulsione, non dei clandestini, bensì degli immigrati che polizia e magistratura sanno essere coinvolti in attività illecite. Il controllo delle frontiere ha invece assunto un'importanza marginale fino all'ultimo governo. In ogni caso, la percentuale di espulsi ha raggiunto un picco nel 2003 per poi calare negli anni successivi, perché la politica ha sempre mostrato una certa inadeguatezza e mancanza di determinazione nel su questo fronte. Questo ha delle conseguenze inevitabili sul tema della sicurezza e dell'ordine sociale.”

Visto che ha anticipato il tema, le chiedo una riflessione proprio sul rapporto tra immigrazione e sicurezza. Qual è la verità oltre la propaganda?
“Nel dibattito pubblico è una questione molto controversa, dal momento che, solitamente, la destra esagera mentre la sinistra sminuisce l'entità della relazione, arrivando anche a negare la realtà. Quello che mostrano i dati è che, a partire dal 1973, vi è stato un cambiamento in questa relazione. Se prima di tale data gli immigrati commettevano meno reati dei residenti di lungo corso, in seguito non è più corrisposto a verità. Precisamente, gli immigrati oggi commettono un numero rilevante di reati contro il patrimonio e di omicidi, a differenza degli autoctoni che commettono reati dei colletti bianchi e gestiscono la criminalità organizzata. Questo avviene nella maggior parte dei Paesi europei, e ad accomunare le tendenze che si registrano vi è un altro dato: sono i figli degli immigrati a creare i maggiori problemi, commettendo la maggior parte dei reati.”

E questo, a mio modo di vedere, fa riflettere sull'integrazione: la mia sensazione è che in Italia sia ormai radicato un profondo risentimento che non fa ben sperare per il futuro...
“Sicuramente parte della popolazione presenta un grado di insoddisfazione, e una parte più piccola manifesta una certa ostilità che comunque non si traduce in atti violenti (anche se non ci sono dati concreti al riguardo). I problemi da cui deriva questa situazione sono di due tipi: quelli relativi al welfare (sanità, casa) e quelli relativi alla criminalità. È naturale che persone che si trovano svantaggiate nei confronti di immigrati riguardo una politica abitativa maturino una certa insoddisfazione o, peggio, insofferenza. E lo stesso si può dire per le persone che assistono a reati compiuti da immigrati: in entrambi i casi, di fronte a un'esigenza visibile l'italiano si percepisce svantaggiato. Ma una cosa è insoddisfazione, un'altra razzismo: gli italiani non si percepiscono superiori rispetto a un gruppo etnico per cui parlare di razzismo è improprio. Tuttavia, come spesso accade in contesti in cui è presente una tensione notevole, si deve considerare la probabilità che essa arrivi a esplodere in gesti assurdi, xenofobi e razzisti. Quanto è accaduto a Macerata, per fare un esempio recente, non è rappresentativo della situazione reale: Traini è una persona disturbata che ha compiuto un atto terroristico, ma -per fortuna- casi come questo sono rari e assolutamente atipici. Lo mostrano i dati: il tasso di omicidi in Italia non è mai stato così basso. In ogni modo, è indubbio che la propaganda cui siamo continuamente esposti non sia di grande aiuto per mantenere l'ordine sociale.”

(Alberto Pedrielli)

Condividi questa notizia

facebook twitter linkedin google email
Tutte le sezioni
Notizie per località
Credits
Editore Xaiel srl
Via Rio Palazzi, 37
40026 Imola (BO)
direttore@leggilanotizia.it

P.IVA 02226881205
© Copyright 2011 Xaiel srl.
Tutti i diritti riservati. Riproduzione vietata.

Testata registrata presso il Tribunale di Bologna n.8167 del 16 marzo 2011. Iscrizione al Registro degli Operatori di Comunicazione n. 15545

Questo sito è interamente gestito con il CMS i-Plug
Realizzazione sito:
Punto Triplo Srl

Cookie Policy
Informativa Privacy