Imola senza (rischio) discarica, è davvero possibile?

Pubblicata il 25 febbraio 2018

Vai alla sezione Cronaca »

Imola senza (rischio) discarica, è davvero possibile?
Imola. “Noi tutte le nostre discariche le abbiamo chiuse”. Il direttore dei siti di discarica del gruppo Veritas, ing. Samuele Colombo, lascia di stucco i numerosi presenti che nella setrata del 23 febbraio hanno riempito la sala di gala del circolo Sersanti partecipando all'evento organizzato dall'associazione Focus 2018.
“Il gruppo Veritas rappresenta per dimensioni e fatturato la sesta realtà nazionale e la prima in Veneto per quanto riguarda la raccolta dei rifiuti”. Un gigante di tutto rispetto che ha al centro della sua politica ambientale la “logica del riciclo e il recupero della materia, sviluppando campagne di comunicazione e informazione per sensibilizzare i cittadini e stimolare comportamenti virtuosi, riducendo quindi la quantità di rifiuti prodotti”.

Tema centrale della serata la discarica Tre Monti, recentemente chiusa da una sentenza del Tar regionale dell'Emilia-Romagna. La procedura autorizzativa era viziata da un'illegittimità insanabile, dato il parere negativo e vincolante del MiBact alla sopraelevazione.

“Il fulcro della nostra attività è il sistema integrato dei rifiuti” prosegue l'ing. Colombo. “Le discariche non sono un parco giochi. Fino agli anni '80 in discarica ci finiva di tutto. Non c'erano leggi. Ora siamo in un'ottica di economia circolare. Avevamo anche un inceneritore e l'abbiamo chiuso. In discarica (l'unica che abbiamo mantenuto è quella di Iesolo) fatto 100 il totale dei rifiuti raccolti ci finisce solo lo 0,8%. Il restante 99,2% viene utilizzato per recupero di materia e una parte viene venduto all'Enel che lo utilizza nella centrale di Porto Marghera per la produzione di energia elettrica”.

Parole che danno il là al dott. Marco Stevanin, commissario in regione Veneto nella commissione tecnica regionale Ambiente. “La città di Imola ha un problema. Ed è quello degli effetti cumulativi. Uno di questi problemi, forse il più rilevante, è la discarica Tre Monti. Le discariche servono, certo, ma l'Europa stessa scrive che non sono sostenibili dal punto di vista ambientale. Quando leggo che con la chiusura della discarica si mettono a rischio posti di lavoro rispondo che con l'economia green i posti di lavori aumenterebbero ben più che con le discariche. E chiedetevi anche perché Imola ha il record di morti per malattie respiratorie. Nella Tre Monti sono stati seppelliti in 40 anni di attività più di 4 milioni di tonnellate di rifiuti. Pensiamo di controllare l'ambiente ma non è così. Là sopra, a 5 km dal centro città, ci sono 4 milioni di tonnellate di rifiuti che spingono su 80 metri di argilla. Sono anni che tento di entrare in discarica per vedere cosa c'è seppellito ma non me lo permettono. Sapete che la discarica riceve il 95% di rifiuti speciali privati? Non la spazzatura dei cassonetti. Se chiudessimo ora la discarica, e dopo 40 anni sarebbe veramente la cosa giusta da fare, questa vivrebbe per legge almeno altri 30 anni. Perché è un corpo “vivo” che va gestito e che produce inquinanti per molti anni a venire”.

Il tema dell'inquinamento del sito è stato portato più volte all'attenzione dai media, soprattutto dopo le analisi effettuate da Arpae nel 2016 che hanno evidenziato tracce rilevanti di composti chimici. Per l'ing. Colombo ci sono pochi dubbi sulla loro provenienza. “In natura il cromo esavalente non esiste e pertanto non può che provenire dalla discarica. Se questa lavora male si produce molto percolato ed è anche inconsueto che ora a Imola si stia lavorando proprio sulle vasche che lo contengono anziché cercare di approfondire meglio i motivi di tale inquinamento. Per bonificare una discarica come questa non bastano i 30 anni di minima stabiliti dalla legge e il costo approssimativo potrebbe stimarsi attorno ai 40 milioni di euro”.

Ma allora perché la discarica Tre Monti è ancora al centro della politica ambientale regionale e del comune di Imola? Non sarebbe davvero il momento, anziché pensare ad ampliarla (procedura che è ancora sul tavolo della Regione) di chiuderla definitivamente e gestire il post chiusura?
“Se, per ipotesi, non ho fatto gli accantonamenti per il post chiusura, e parlo di accantonamenti finanziari in capo al gestore, non posso chiudere la discarica ed ho solo una soluzione: chiedere di ampliare e recuperare quei soldi nella tariffa che mi verrà pagata. Ma tenete conto che, nel caso in cui il gestore non paghi, il governo Monti nel 2011 ha stabilito con una legge che i conti della gestione della discarica per i 30 anni dopo la chiusura andranno pagati dalla collettività”.

(Verner Moreno)

Condividi questa notizia

facebook twitter linkedin google email
Tutte le sezioni
Notizie per località
Credits
Editore Xaiel srl
Via Rio Palazzi, 37
40026 Imola (BO)
direttore@leggilanotizia.it

P.IVA 02226881205
© Copyright 2011 Xaiel srl.
Tutti i diritti riservati. Riproduzione vietata.

Testata registrata presso il Tribunale di Bologna n.8167 del 16 marzo 2011. Iscrizione al Registro degli Operatori di Comunicazione n. 15545

Questo sito è interamente gestito con il CMS i-Plug
Realizzazione sito:
Punto Triplo Srl

Cookie Policy
Informativa Privacy