Revolutija, l'arte in Russia fra due rivoluzioni al MamBo

Pubblicata il 28 febbraio 2018

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Revolutija, l
Bologna. “Tra la rivoluzione e l'arte si può stabilire un rapporto strettissimo; ma questo rapporto non è facile da scoprire: è recondito; un'impercettibile diretta dipendenza dalla volontà della rivoluzione delle opere d'arte completate”. Così lo scrittore Andrej Belyj sul legame fra arte e rivoluzioni. E l'artista Kazimir Malevich: “Nei profondi nascondigli dell'arte si trovano i segreti dei fatti dei colpi di Stato, della riorganizzazione della vita delle persone”.

Siamo in Russia nei primi decenni del XX secolo. Un periodo segnato da scioperi di massa, guerre, carestie che mettono in ginocchio la popolazione e da rivolte sedate con la violenza ad opera dei soldati dello zar e da ben due rivoluzioni. La prima nel 1905 fallita e quella dell'ottobre 2017 quando il Partito operaio socialdemocratico decide l'inizio dell'insurrezione armata per rovesciare il Governo dello Zar Nicola II.

Poeti, artisti scrittori, intellettuali vivono, partecipi, queste vicende storiche esprimendo nella loro arte i sentimenti, le emozioni di eventi travolgenti e  la visione di un futuro di speranza per il popolo russo. Nei primi due decenni solo alcune opere furono dedicate esplicitamente ai moti rivoluzionari. Le altre, espressione dei diversi fermenti artistici fioriti in quegli anni, ritraggono aspetti e momenti di vita popolare, espongono concezioni della vita e dell'arte stessa attraverso stili e influenze diverse.

“Revolutija: da Chagall a Malevich, da Repin a Kandinsky”, è la mostra allestita al MamBo di Bologna fino al 13 maggio. 70 opere, capolavori assoluti provenienti dal Museo di Stato Russo di San Pietroburgo e documenti fotografici introducono ad una delle vicende storiche più clamorose del '900 e ad una cultura artistica non così diffusamente conosciuta in Occidente. L'intento è di mettere in luce quante e quali, e così diverse fra loro, arti nacquero in Russia tra i primi del Novecento e la fine degli anni '30 ma anche come dice Evgenia Petrova curatrice della mostra insieme a Joseph Kiblitsky “ riportare all'attenzione non tanto della critica o degli addetti ai lavori, quanto del pubblico, artisti tipo Repin come anche Petrov-Vodkin o Kustodiev, rimasti un po' nell'ombra a causa dell'enorme successo avuto da altri quali Chagall, malevich o Kandinsky che pure sono presenti in mostra”.

 Aprono la mostra due bellissime opere di Repin, “17 ottobre 1905” del 1907 e Che vastità! (1903). L'insurrezione socialista del 1905 brutalmente repressa dallo zarismo segna la rottura della tradizione culturale del realismo. Le avanguardie russe precedettero la rivoluzione d'ottobre del 1917, ne furono coinvolte e per un decennio ne condivisero e ne esaltarono le idee. Uomini nutriti di inquietudine, esasperazioni, angosce, vedevano nel fuoco della rivoluzione la distruzione di un passato odiato e la possibilità di mutare l'esistenza e trovare un punto d'appoggio per l'avvenire. 

Il più drastico degli innovatori
Kazimir Malevich proclamò la supremazia della pura sensibilità su ogni realismo. Opere come il Quadrato nero, il Quadrato rosso (Realismo pittorico di contadina in due dimensioni), la Croce nera e il Cerchio nero divennero le nuove icone. Nella mostra “010” del dicembre 2015 il quadrato fu esposto in un angolo della sala in alto, come le icone sacre nelle case della vecchia Russia. Cura i costumi dello spettacolo “Vittoria sul sole” (di cui sono esposti in via eccezionale le riproduzioni) e si rende conto di dover superare l'esperienza del cubo futurista da cui era partito per giungere al punto zero, dell'arte pura, assoluta, suprema, che nulla a che fare con la vita, la società e la politica. Nasce il Suprematismo con molti adepti. Diverse le sue opere esposte oltre quelle su menzionate. La sintesi intensa di una visione differente tutta particolare, che nella sua modernità conserva nelle forti cromie l'essenza delle figure e dei paesaggi russi.

Il primo capitolo delle avanguardie russe
Fu inaugurato da Michail Larionov e dalla moglie Natl'ja Goncarova. Tra il 1912 e il 1913. Larionov  attingendo al Futurismo italiano e al cubismo francese creò il reggismo, aprendo un altro spiraglio all'arte non oggettiva. La Goncarova iniziò con temi popolari. Bellissimi il Frammento del polittico “La vendemmia” e Lavandaie del 1911. Definì il Futurismo “un impressionismo emozionale” e autrice del Ciclista del 1913 di influenza decisamente boccioniana. Del primitivismo fece parte Aleksandr Devin mentre ispirato al cubismo francese sono il notevole ritratto di Anna Achmatova di Nathan Altman e l'autoritratto di Aristarch Lentulov. Altre artiste si espressero nell'ambito delle avanguardie, come la Popova, palesemente influenzata da Boccioni incontrato a Parigi. Attiva nell'ambiente dei poeti futuristi fu Olga Rozanova e Sof'ja Dymsits-Tolstaja lo fu nel promuovere le ragioni della rivoluzione con opere fondamentali come “Il fondamento della RSFSR è il lavoro”, “La pace alle capanne, la guerra ai palazzi”, “Proletari di tutto il mondo unitevi”.
Di questo periodo anche alcune opere straordinarie di Pavel Filonov, che la Petrogradskaja pravda definì “…un talento poliedrico e impetuoso (…) un artista non dei piccoli episodi ma degli eventi cosmici.” 

Lo scontro famoso fra Malevich e Tatlin
Tatlin propugnava l'abolizione dell'arte come tale, considerandola un estetismo borghese superato e incitava gli artisti a dedicarsi ad un'attività direttamente utile alla società, applicandosi a quelle forme che avessero rapporto con la vita: pubblicità, composizione tipografica, architettura, produzione industriale. Si può dire che Tatlin in questo senso sia stato un pioniere di quello che oggi si chiama industrial design. I risultati del costruttivismo, si materializzarono nei manifesti, nelle copertine, nell'impaginazione di libri e riviste, nell'invenzione di caratteri tipografici, nella creazione di oggetti d'uso e di arredamento. Fu un fatto veramente nuovo. 

La rivoluzione del 1917
Era stato Majakòvskij a offrire a Lenin la collaborazione di artisti, musicisti e poeti al governo dei soviet che li chiamò tutti a raccolta e nei primi anni non solo non intervenne tra le varie fazioni di avanguardia, ma le favorì tutte.
La rivoluzione aveva generato due opposte fazioni, da un lato gli artisti che seguirono i due capofila Malevich e Tatlin come Rodcenko, il regista Eisenstein il regista teatrale Mejerchold ritratto nell'opera in mostra di Boris Grigorev. L'altra fazione emersa dopo la rivoluzione, comprese gli artisti del ritorno all'ordine e all'accessibile linguaggio figurativo come quello di Petrov- Vodkin o come nelle opere di Boris Kustodiev. 

Oltre l'avanguardia
Con le opere di questi artisti inizia il cammino all'indietro dell'avanguardia, prima dimenticata poi perseguitata. Era ormai alle porte il realismo socialista. Tra i maggiori rappresentanti Isaak Brodskij, Vasilij Kuptsov, Vera Muchina, con la scultura L'operaio e la Kolchoziana del 1936, Vladimir Malagis. Il realismo socialista venne decretato dall'associazione degli artisti proletari nei primi anni Trenta come unica e sola forma d'arte accettata, assai diversa da quella di pittori che non abbandonarono mai il figurativismo e il realismo negli anni delle avanguardie come Valentin Serov, Ida Rubinštein, Zinaida Serebrjakova in mostra col bellissimo Banja del 1913 e Ilja Maskov allievo di Serov.
Lenin era morto. Stalin avanzava (v. ritratto del 1936 di Filonov) e il trionfo del neo-verismo sovietico spalancava le porte a un'arte paternalistica, in cui al netto rifiuto di ogni ricerca moderna tesa ad innovare il linguaggio delle arti , corrispondeva la supina accettazione del più vieto illustrazionismo.

“Revolutja” è una mostra imperdibile. E' l'occasione di vedere opere difficilmente visitabili fuori dal Paese di provenienza. Un percorso di estremo interesse che racconta l'intreccio dei movimenti artistici con le vicende storiche dolorose e travagliate del popolo russo e le influenze dell'Occidente. Una storia collettiva che attraversa il destino umano e personale di milioni di donne e uomini e qui rappresentata in opere intense in cui la modernità e l'interpretazione del presente incontra la tradizione e la visione russa della vita, del rapporto col lavoro e la terra, con la povertà e la lotta per la sopravvivenza.

 

Infonline e prevendite: Tel.: 051 7168808 (Lun.-Ven. 8,30-18,00 / Sab. 9,00 – 13,00)
www.mostrarevolutija.it

Prenotazione visite guidate gruppi e scuole: Tel.: 051 7168808 (Lun.-Ven. 8,30-18,00 / Sab. 9,00 – 13,00)
info@mostrarevolutija.it

Orari di apertura:
mart.,merc., giov., dom. 10,00-19,00
ven.,sab., 10,00 – 20,00
Lunedì chiuso

Ultimo ingresso un'ora prima della chiusura  

(v.g.)

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