Voci dal silenzio

Pubblicata il 28 febbraio 2018

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E infine, a gran fatica, il dolore lasciò passare la voce. (Virgilio, Eneide)

Non vorrei essere al mio posto.
Con tutti quei tormenti, quegli scrupoli.
Con l'ansia di scrutare ogni giorno l'orizzonte politico per cogliere un segno che illumini i miei passi.
Quando il sole sembra essersi nascosto dietro la luna.
E non riscalda le speranze del popolo della diaspora che ha cercato rifugio nella foresta dell'astensionismo.

Uno confida in D'Alema, e vabbé, un altro si fida di Ingroia, e ti dici che il mondo é bello perché é vario, poi c'è quello che vuole solo Renzi, e la storia finisce lì.
C'è perfino chi, come il mio amico Marescotti, rapito dal firmamento pentastellato come nemmeno la volta di Galla Placidia riesce a fare, sorvola sul fatto che i grillini rifiutano i profughi e tacciono sul fascismo.
Un dettaglio, evidentemente.

“Beati coloro che accettano senza mai discutere la disciplina in cui vivono, che obbediscono liberamente agli ordini dei capi, che ne rispettano appieno la parola come legge inviolabile - scrive Berlin - o coloro che sono pervenuti, per vie proprie, a convinzioni chiare e incrollabili su ciò che devono fare e su ciò che devono essere, senza nutrire il minimo dubbio.”
Deve essere bello essere così, l'animo é più lieve.
Disegni un quadrato e ti convinci che é un cerchio, così non rischi di farti male urtando gli spigoli.
Cosa ci vuole?

Tronconi di Casola ValSenio, gran brava persona anche se in gioventù era socialista, mi ha detto che ha fiducia in Renzi perché anche lui ha fatto il boy-scout.
Le chiamano affinità elettive, ne ha scritto anche Goethe, sono importanti.
Anche se non garantiscono la qualità delle nostre scelte.
Mio nonno allevava canarini, ne aveva di bellissimi.
Non sapeva che li amava anche Hitler,
selezionava quelli bianchi.
Nessun accostamento, per carità, di Renzi e del PD ormai le hanno dette tutte.
Oltre il limite di una critica onesta.

Renzi nemico dei lavoratori, sordo alle sofferenze, ostile alla scuola e alla sanità pubblica, antidemocratico quando propone un premio di maggioranza, inciucioso se si adotta il proporzionale.
E Minniti con il fez.
Niente, per ora, su molestie a donne e bambini.
Troppo per non suscitare un rifiuto.

La forsennata campagna contro il PD che chiude da sinistra un accerchiamento politico-mediatico senza precedenti e, a giudicare dai risultati del Governo, senza robuste ragioni, spinge anche chi non spasima per Renzi e un gruppo dirigente mediocre più incline al conformismo che alla dialettica, ad uscire dalla foresta.
La decisione di recarmi a votare è, in fondo, un piccolo ancorché contraddittorio risultato della missione che LeU si è data di rimotivare la sinistra delusa.
Senza la situazione di emergenza democratica che si verrebbe a creare con lo sgretolamento dell'argine di centrosinistra, probabilmente non l'avrei fatto.

Nè D'Alema né Renzi incarnano il mio ideale di rappresentanza.
Nè vincoli né sparpagliati.
Del destino dei gruppi dirigenti mi interessa poco, della gente che continua a votare PD molto.
É ancora, in gran parte, la mia gente.
Antifascista, antirazzista, solidale, progressista.
Sono gli stessi valori di chi se ne é andato.
Bisognerebbe rispettarla anche quando sceglie Renzi.
Come la rispettavate quando sceglieva voi.

É per lei e con lei che vado a votare.
Voterei anche Casini.
Errani dice che non é di sinistra.
Forse non ricorda la gente “di sinistra” cui ha dato incarichi di primo piano nelle sue Giunte.
Il “compagno Gilli” é ancora nel cuore di tutti.
Certo é che una più lucida coscienza di sè e del momento da parte di Renzi aiuterebbe molto e molti a ritrovare una sintonia col PD.

Votare é un diritto, secondo alcuni un dovere e, da qualche tempo, una discreta fatica.
Alleviata solo, e non é certo una consolazione, dall'angosciosa percezione del caos che ci sovrasta.
E sospinge a un estremo, forse vano tentativo di arginarlo.
Qualcosa a metà fra un antico riflesso militante e la paura razionale del peggio.
Diverso dal senso di responsabilità che ha guidato i miei comportamenti in altri momenti.
Conosco bene quel sentimento.
Ha riempito il vuoto lasciato dalla passione dopo l'uccisione dell'Ulivo.
È un sentimento tirannico.
In suo nome accetti a volte quel che dovresti respingere.
L'ho coltivato finché non ho capito che chiedevate la nostra responsabilità mentre ci negavate la vostra.

Capisco chi non va a votare.
Perché non riesce a infrangere la barriera della delusione e della diffidenza.
Ha cento ragioni.
La destra è un ammasso orribile, la sinistra non suscita identificazione.
I grillini boiate non ne hanno ancora fatte, per ora si limitano a dirle, ma se il buongiorno si vede dal mattino promettono di battere ogni record.
Cosa dici a un ragazzo che sogna il bene, non si accontenta del male minore e rischia di conoscerne uno maggiore?
Non puoi trasmettere ad altri le certezze che non hai.
Non é giusto.
Un anziano ha una responsabilità morale in più.
Quella che viene dal valore che la sua esperienza assume agli occhi dei più giovani.

Ho trovato fra le mie carte una vecchia intervista di Antonio Giolitti.
Parlando della sua generazione diceva:”Uomini che hanno creduto nella politica come impegno di civiltà, di partecipazione, di solidarietà. Non degli illusi come li potrebbe descrivere chi pensa alla politica come lotta, ambizione di potere che, se non soddisfatta, ne fa degli sconfitti.”
La gente decente che si é allontanata dalla politica non é né sconfitta né illusa ma delusa.
Non cerca capi nuovi o vecchi.
Chiede che la politica torni ad essere, se mai lo é stata davvero, “impegno di civiltà , di partecipazione, di solidarietà”.
Non accadrà ora.
Ma é necessario arrestare la deriva.
Perché non si fermerà da sola.

Il 4 marzo andrò a votare in primo luogo per il centrosinistra.
La scelta successiva é già più complicata, ma sono orientato a scioglierla, dopo aver seriamente considerato la lista Bonino, in favore del PD.
Non chiedetemi di più.
Non mi porrò altre domande.
Spengo l'interruttore.
Farò come Guccini, ho deciso e buonanotte.

(Guido Tampieri)

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