Allarme dal Rapporto Caritas: crescono individualismo, violenza e povertà

Pubblicata il 7 marzo 2018

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Allarme dal Rapporto Caritas: crescono individualismo, violenza e povertà
Imola. Una società più povera e più violenta che esalta l'individualismo. L'undicesimo “Rapporto sule povertà 2017” della Caritas mette in luce un quadro preoccupante, un grido di allarme che la politica immersa nelle sue nebbie non sembra in grado di recepire.

“Al di là dei dati numerici e delle iniziative in esso contenute - si legge nel comunicato che accompagna il Rapporto -, desideriamo sottolineare quanto segue. In questo momento storico di grande incertezza, notiamo, nelle persone che a noi si avvicinano, una preoccupante escalation di individualismo (i poveri contro altri poveri), di accaparramento e conseguente diminuzione del senso del limite, di dimenticanza dei doveri, di pretese separate dalle responsabilità, di attesa che qualcun altro faccia qualcosa per loro. Aumenta il lamento sulla propria situazione e la fatica di rimboccarsi le maniche. Diminuisce, per converso, la voglia di crescere, di venirci fuori da soli, di lavorare su se stessi. Aumentano, di pari passo, le tensioni relazionali e l'aggressività anche nei nostri confronti. Sono tutti fattori che ci lanciano una sfida sempre più difficile da cogliere, ma per questo più avvincente, per proporre itinerari educativi capaci di trasmettere i valori che crediamo possano contribuire al superamento del disagio”.

Crepe profonde in una società dove anche il nucleo principale, la famiglia, fa sempre più fatica a tenere. “Constatiamo, inoltre, come siano in pericoloso incremento le situazioni-limite delle famiglie. Con ciò intendiamo i contesti familiari di grave marginalità, di mancanza assoluta di mezzi, apparentemente senza via d'uscita, senza reti parentali. Famiglie, la maggior parte delle quali italiane, che hanno bisogno di tutto”.

Da qui una serie di domande che presuppongono risposte veloci: “Come abbiamo potuto giungere a tanto sul nostro territorio? Come abbiamo potuto permettere che la forbice della disuguaglianza si allargasse così tanto?”

Una situazione di fronte alla quale entrano in crisi anche i Servizi: “Vediamo una situazione sociale nel nostro territorio sempre più critica, con i servizi territoriali assediati di fronte al crescere di bisogni inevasi. La Caritas non può supplire a politiche pubbliche locali in affanno, in particolare sui due temi cruciali: la casa ed il lavoro. Troppo poco si fa a riguardo, e troppi i doveri scaricati sul Terzo settore. Completa, purtroppo, è anche la delega pubblica nei nostri confronti circa le persone senza dimora che aumentano, di anno in anno, in modo esponenziale”.

Ad aggravare la situazione vi è che, accanto alle tematiche tradizionali, se ne aggiungono di nuove molto pericolose: “Chiediamo anche che non si abbassi la guardia sul tema drammatico delle dipendenze, in particolare su quella da gioco d'azzardo. Ci auguriamo che la politica locale possa nel futuro aggredire sempre più queste ed altre tematiche ampliando i confini del welfare tradizionale”.

Rapporto Caritas: l'introduzione
È l'undicesimo anno consecutivo nel quale presentiamo un Rapporto sulle povertà. Povertà al plurale, poiché abbiamo sempre cercato di evitare la trappola di accentuare il solo aspetto economico. C'è infatti una povertà-disagio che sottolinea l'aspetto esistenziale, e c'è una povertà - emarginazione che evidenzia l'aspetto relazionale / affettivo.
Quale sia la povertà prevalente è difficile dire; quale sia la causa e quale l'effetto è impossibile sapere, certo ci inquieta constatare come le persone siano per lo più preoccupate, anche se giustamente, per il cibo o per la salute o per altro, ma non per il proprio equilibrio interiore e men che meno sembrano preoccuparsi di diventare più o meno buone.

Questa parola – bontà – sembra scomparsa dallo stesso dizionario. Notiamo, per converso, nelle persone che si affacciano alla nostra porta, un'oggettiva escalation di individualismo (i poveri contro altri poveri), di accaparramento e conseguente diminuzione del senso del limite, di dimenticanza dei doveri, di pretese separate dalle responsabilità, di attesa che qualcun altro faccia qualcosa per loro. Crescono allora le tensioni relazionalie l'aggressività nei nostri confronti: fattori che ci lanciano una sfida semprepiù difficile da cogliere, ma per questo più avvincente, per predisporre itinerari educativi capaci di trasmettere i valori che crediamo possano contribuire al superamento del disagio.
Constatiamo, inoltre, come siano in pericoloso incremento le situazioni - limite delle famiglie. Con ciò intendiamo i contesti familiari di grave marginalità, di mancanza assoluta di mezzi apparentemente senza via d'uscita, senza reti parentali.

Famiglie che hanno bisogno di tutto, la maggior parte delle quali italiane. Come abbiamo potuto giungere a tanto sul nostro territorio? Come abbiamo potuto permettere che la forbice della disuguaglianza si allargasse così tanto? Certo, segnaliamo con favore atti di governo che, per la prima volta, stanno cercando di porre rimedio a tale disuguaglianza (nel '17 con il Sia e il Res), ma la strada da percorrere è ancora tanta. Di questa strada proprio i cristiani dovrebbero sentirne per
primi l'impellenza, ricordando forse le parole di san Giovanni Crisostomo, il quale affermava: "La Chiesa non esiste perché noi, venendoci, conserviamo le nostre divisioni, ma perché ogni disuguaglianza sparisca: ecco il senso del nostro riunirci insieme".

E non può che essere una strada percorsa insieme a chi è in difficoltà, facendo nostra quella “cultura dell'incontro” su cui il Papa ci ha richiamato anche recentemente indicendo la Giornata mondiale dei poveri. Nel suo recente messaggio affermava infatti: "I poveri non sono un problema: sono una risorsa a cui attingere per accogliere e vivere l'essenza del Vangelo". Il nostro compito nel futuro sarà allora sempre più non tanto quello di “essere voce di chi non ha voce”, ma piuttosto quello di “dare loro voce”!

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