Bologna e l'“abitare sociale”, la nuova forma di convivenza solidale

Pubblicata il 22 marzo 2018

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Bologna, coabitare sociale
L'emergenza abitativa che sta colpendo, negli ultimi mesi fortemente, molte città italiane, ma anche i bisogni, le necessità e le esigenze individuali che cambiano e si evolvono, portano numerose persone a considerare nuove forme di coabitazione e di condivisione degli spazi domestici e, di conseguenza, anche della propria quotidianità.

È quello che sta accadendo con sempre maggiore frequenza a Bologna, città metropolitana in cui, al fianco dei tradizionali canali per trovare casa in vendita o in affitto, si stanno sviluppando nuove modalità di cohousing, sempre più moderne, ma con uno sguardo al passato: una di queste è la tendenza che porta proprietari di casa o affittuari che vivono da soli a condividere il proprio spazio abitativo con persone che si trovano in condizioni di fragilità economica o sociale, calandosi in una nuova concezione di reciproco aiuto e solidarietà.

Condividere casa, per vivere tutti meglio
Stiamo parlando di abitazioni diventate troppo grandi perché i figli sono usciti dalle case dei genitori, ma anche di persone che, per un motivo o per l'altro, sono rimaste sole e possono aver bisogno di un supporto, sia fisico che morale, per condurre una vita piacevole tra le mura domestiche o cittadini che vogliono ancora mettersi in gioco, per riscoprirsi magari ancora utili e in grado di dare un nuovo impulso alla propria vita: sono questi e tanti i altri i motivi che spingono sempre più cittadini bolognesi a mettere a disposizione di estranei il proprio spazio “superfluo”.

Sono prevalentemente anziani, ma non solo, i proprietari di abitazioni o affittuari che, vivendo ormai da soli, decidono di ospitare in casa propria che si trovasse in temporanee condizioni di disagio economico, lavorativo o sociale: l'ospitalità viene ripagata con la compagnia quotidiana, ma anche con un piccolo contributo economico o semplicemente con un aiuto materiale nella gestione della casa o nell'assistenza.

E per alimentare questa nuova tendenza, ma anche per far sì che fosse più controllata e sicura, l'Associazione volontaria Auser si è messa in gioco, assumendosi l'onere e l'onore di prodigarsi per mettere “domanda e offerta” nella miglior condizione possibile per incontrarsi. L'associazione, grazie alla collaborazione con il Servizio Sociale Territoriale del Comune di Bologna, punterà a creare nuovi contatti tra soggetti anche potenzialmente lontani.

L'assessora alla Casa e all'Emergenza abitativa Virginia Gieri, ha così commentato l'iniziativa scaturita dall'osservazione di questa nuova realtà a Bologna: “Un progetto talmente moderno che è antico, che mi ha colpito perché ripropone in chiave innovativa quello che già a inizio '900, o anche prima, accadeva normalmente in tutte le case: chi aveva più spazio accoglieva chi, parente o no, per un lutto o per altri motivi, si trovava senza un posto dove andare”.

“Questo – aggiunge l'assessore al Welfare Giuliano Barigazzi – è un tassello molto importante che si inserisce all'interno di un community welfare, un welfare collaborativo che, grazie anche al terzo settore, è in grado di rispondere a situazioni di fragilità che non vengono sempre intercettate dai servizi sociali perché non così marginali. Un'opportunità, quindi, che si va ad integrare agli altri servizi che l'Amministrazione già offre nell'ambito delle politiche abitative".

La sfida dell'“Abitare Sociale”
La più grande difficoltà di questo importante progetto di incontro tra domanda e offerta è quello di mettere le persone interessate in condizione di “far funzionare la convivenza”, cosa tutt'altro che scontata. Per far sì che ciò accada, una volta individuate le disponibilità da entrambi i lati, con il supporto di Auser si inizierà un percorso di reciproca conoscenza tra ospiti e ospitanti, per selezionare al meglio, in base alle compatibilità, le coabitazioni. A questa fase seguirà una sperimentazione della durata di circa 30 giorni e, solo successivamente, sarà ufficializzato il rapporto di coabitazione attraverso un comodato d'uso gratuito. Il progetto, realizzato con il contributo di Fondazione del Monte, riceverà dal comune di Bologna un finanziamento di 10 mila euro a parziale copertura delle spese.

Per dare la propria disponibilità ad ospitare o per segnalare possibili ospiti ci si può rivolgere all'associazione Auser o ai Servizi Sociali Territoriali del Comune di Bologna.

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