Rischio tumori per l'esposizione a radiofrequenze

Pubblicata il 27 marzo 2018

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Rischio tumori per l
“Un lieve aumento di tumori al cuore e al cervello, dovuto all'esposizione alle radiazioni a radiofrequenza, emesse da ripetitori della telefonia mobile e a quelle, più dirette sull'organismo, emesse dai cellulari”. Queste le prime conclusioni dell'Istituto Ramazzini. L'istituto bolognese, specializzato nella ricerca di possibili cancerogeni, ha effettuato uno studio attraverso il Centro di ricerca sul cancro “Cesare Maltoni”, analizzando gli effetti sui topi dei ripetitori di telefonia mobile in un lavoro finanziato anche da Arpa Emilia Romagna, Un'analoga ricerca del National Toxicologic Program statunitense ha invece verificato gli effetti dei telefoni cellulari.

Le due analisi, eseguite a migliaia di chilometri di distanza, hanno riscontrato gli stessi tipi di tumori sugli animali da laboratorio. Si tratta di un aumento di circa l'1,4% di questi tumori rari: “Se si pensa al numero di persone esposte, la quantità di individui che rischia di ammalarsi è elevato”. Senza contare che gli effetti riscontrati vanno ad aggiungersi agli altri possibili rischi da esposizione a potenziali agenti cancerogeni a cui si è sottoposti giornalmente.

Fiorella Belpoggi, direttrice dell'Area Ricerca dell'Istituto Ramazzini e leader dello studio in un'intervista spiega che: “Sulla base dei risultati comuni, riteniamo che l'Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (Iarc) debba rivedere la classificazione delle radiofrequenze, finora ritenute possibili cancerogeni, per definirle probabili cancerogeni". La ricercatrice sottolinea che devono essere promosse, soprattutto dalle compagnie produttrici, tutte le possibili precauzioni per ridurre i rischi di esposizione: insegnare a tenere il cellulare lontano dal corpo; rendere comodo e funzionale l'uso degli auricolari, far sì che i produttori orientino la propria ricerca e sviluppo investendo nel miglioramento della sicurezza delle tecnologie wireless anziché sulla potenza del segnale radio.

Sul territorio imolese sono installate 59 antenne di telefonia su 37 impianti sia su aree private che pubbliche. La mappa delle localizzazioni, approvata dal Comune nel 2014 e aggiornata annualmente, recependo i piani di sviluppo presentati dagli operatori del settore.
A queste si aggiungono altre antenne per ripetitori tv e radio, radar, per un totale di 68 impianti raggruppati, come si rileva sul sito dell'agenzia regionale Arpa.
Il Comune è l'ente competente al rilascio delle autorizzazioni per l'installazione delle antenne sparse sul territorio comunale.

Le antenne sono monitorate da Polab srl. per conto del Comune e da Arpa come controllore esterno. Sul sito del comune il link di Polab non rimanda ad alcuna pagina, mentre sulla pagina di Arpa si trovano i risultati, registrati nel corso di vari anni, delle campagne di misurazione effettuate, ma solo su singole antenne e per periodi comunque limitati, all'interno degli edifici che insistono nel raggio d'azione dei ripetitori. In alcuni casi si è registrato un superamento del limite imposto dalla legge per le onde elettromagnetiche di 6 V/m (via Chiesa di Pediano 1 nel 2009 e 2010 e via Rossini 35 nel 2004).
A più riprese ci sono stati problemi (leggilanotizia del 2 gennaio 2014, riportava il caso di una possibile implicazione sanitaria) e legittime proteste di gruppi di cittadini che si sono opposti all'installazione di impianti vicino alle loro abitazioni, non sortendo effetti. Più recentemente, nell'estate 2017, anche il Comune si è opposto alla ricerca di edifici compatibili con l'installazione di un ripetitore Wind-Tre in centro. Mentre ha posto condizioni per l'area di ricerca Tim in via Chiesa di Montecatone e ha dato il via libera per ampliare l'area di ricerca sempre Tim di Zello.

Il Movimento 5 Stelle dal canto suo ha più volte insistito su questo tema, negli ultimi anni, individuando alcune zone critiche perché più esposte in base ai ripetitori presenti: nei dintorni di via Lasie, nella zona di viale Marconi e di Viale Saffi. In relazione alle nuove installazioni, anche nel 2017 ha chiesto che il Comune coinvolgesse la cittadinanza con l'organizzazione di assemblee pubbliche peraltro previste dal regolamento comunale sulle antenne.

La materia è complessa e implica la maggiore vigilanza possibile sulla salute pubblica perché, per le generazioni future: “Dobbiamo fare in modo che i telefoni cellulari e la tecnologia wireless non diventino rischi conosciuti e ignorati per decenni", per concludere con l'intervista della ricercatrice dell'Istituto Ramazzini, dr.ssa Belpoggi.

(Caterina Grazioli)

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