Scuola, di male in peggio

Pubblicata il 7 aprile 2018

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La foto del “pilastro” istruzione, come in passato, è ancora in bianco e nero come quelle d'altronde degli altri due pilastri della nostra società civile ossia Sanità e Giustizia, nell'attesa di quelle” predisposizioni per situazioni di cambiamento” che nel linguaggio politico-pedagogese significano soprattutto lontananza dall'umile concretezza di risolvere i problemi.

Progetti formativi, abilità e competenze sono soltanto formule vuote che negli anni hanno condannato la scuola italiana alla mediocrità, seppellita da una montagna di carta (non di testo) e da un'infinità di inutili riunioni, il saper fare non abita più qui, infatti l'Italia nel rapporto “alunni scuola primaria/laureati” viene dopo Paesi del terzo mondo; colpa della cronicità di mal funzionamenti dovuti all'accrescersi della didattica, come le classi affollate alle prese coi laboratori (anche informatici) inadeguati e tutto ciò in edifici malridotti spesso non a norma e trascurati dagli enti locali che invece sono i responsabili della loro manutenzione.

Questo atavico e poco edificante trend in cui ha versato l'istruzione italiana ha tolto energia tanto all'insegnamento quanto all'apprendimento, perché se insegnare non è solo farsi ascoltare ma verificare quanto appreso, capire ciò che si studia è di fondamentale importanza per non perdersi per strada, ma questo si può solo se esistono le condizioni ideali per sfruttare al massimo le potenzialità di insegnanti e studenti.

Come gli anni passati invece è stato un mezzo fallimento, un esempio su tutti le procedure di istituire concorsi e dirigenti in grado di sostituire chi va in pensione, ragion per cui la realtà anche di questo inizio di anno scolastico è fatta di tanti (troppi) plessi scolastici dove ancora migliaia sono le cattedre vuote; nella sola Milano una cattedra su quattro non ha un preside ma solo un reggente e solo n° 1.571 posti sopra n° 3.016 sono coperti, mancando (come sempre) insegnanti di matematica, tecnica, inglese e spagnolo alle medie e professori per le materie scientifiche alle superiori.

Colpa di ciò la mancanza di riforme adeguate e all'avanguardia, non hanno inciso né quella di Berlinguer né quella della Gelmini, per non parlar poi dei tentativi più recenti di rinnovamento da parte dei ministri degli ultimi esecutivi che, complice un imbarbarimento culturale del Paese che non parte dalla scuola, sono specchio di una cattiva coscienza collettiva e condivisa del Paese.
I nostri ragazzi non sanno l'italiano? Basta ascoltare alla televisione l'italiano dei politici (lessico, sintassi, espressioni dialettali, ecc.) che di male in peggio ci fan capire quanto “spazio culturale” negli anni è andato perso e quanta strada c'è ancora da fare in futuro.

(Giuseppe Vassura)

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