IL POST DA ROMA: L'ascia di Di Maio in versione Tex Willer

Pubblicata il 8 aprile 2018

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IL POST DA ROMA: L
Formazione di una maggioranza al buio, con giornali e tv che danno per probabile, dopo esauste consultazioni al Quirinale, un accordo grillini-centrodestra o grillini-Lega favorito da una figura “neutra” come premier e con un passo indietro di Berlusconi. E se, invece, sotto la cenere covasse la sorpresa di una intesa 5 Stelle-Pd con protagonista lo stesso Matteo Renzi?

Con linguaggio alla Tex Willer, Gigino Di Maio su “Repubblica” ha lanciato un amo a sinistra: “Io non sto rinnegando le critiche che in più momenti abbiamo espresso anche aspramente nei confronti del Pd. Credo però che ora il senso di responsabilità nei confronti del paese ci obblighi tutti, nessuno escluso, a sotterrare l'ascia di guerra”. Calumet della pace – per proseguire nel linguaggio western – e segnali di fumo tra Di Maio e Renzi?

La novità è che in quelle parole non c'è alcuna pregiudiziale anti Renzi, mentre sussiste in altre dichiarazioni la pregiudiziale anti Berlusconi in caso di accordo con la Lega. L'invito al dialogo e all'eventuale “contratto di governo” – va sottolineato – Di Maio lo rivolge a tutto il Pd, quindi pure a Renzi che resta leader scalfito e non defunto di gran parte di quel partito. Il capo politico dei 5 Stelle sa di poter contare nel Pd su molti pontieri (Emiliano, Boccia, Franceschini, Orlando, eccetera) ma per far breccia sul serio deve riuscire a conquistare Renzi. Siccome i sondaggi dicono poi che il popolo grillino, se proprio si deve fare un accordo per Palazzo Chigi, preferirebbe il Pd al centrodestra, ecco che Di Maio aggiunge furbacchione: “Non ho mai posto veti o parlato di Pd 'derenzizzato', come qualcuno ha scritto. Quello che abbiamo sempre contestato è la linea di totale chiusura decisa dal Pd all'indomani delle elezioni”.

La prima mossa per verificare se sotto la cenere si cela qualcosa è già fissata: in settimana o tra dieci giorni ci dovrebbe essere l'incontro ufficiale (conferme si alternano a smentite) tra il reggente-segretario Martina e Di Maio, come chiesto da quest'ultimo. Il capo politico grillino presenterebbe in tale occasione la sua bozza di contratto di governo costringendo il Pd a esprimersi. In ambienti bene informati – smentiti dall'ufficio stampa dell'interessato – si sussurra inoltre che lo stesso Renzi potrebbe incontrare il leader grillino, seppure ad alcune condizioni: i 5 Stelle devono smettere di mettere sullo stesso piano l'accordo con il centrodestra e quello con il Pd; la rinuncia dei pentestellati a indicare Di Maio per Palazzo Chigi. Qualche volta le smentite suonano come conferma di una intenzione.

A rendere probabile la mossa a sorpresa di Renzi è una ulteriore considerazione più di fondo. L'ex segretario è alla ricerca di una strategia. I sondaggi commissionati ad hoc dai renziani per verificare le chance elettorali di una “soluzione alla Macron”, con rottura del Pd e tentativo di aggancio della parte moderata del voto berlusconiano con un nuovo soggetto politico, non sarebbe molto gradita dagli elettori: farebbe fatica ad avvicinarsi al 15 per cento dei consensi. In alternativa, se non si sbloccasse il rapporto con i 5 Stelle, al neosenatore di Rignano resterebbe solo la politica di interdizione all'interno del Pd per contare al massimo nella scelta di un nuovo segretario e condizionare l'attività dei gruppi parlamentari: per fare quale politica?

Troppo poco per le ambizioni di Renzi, che sa bene come il tempo nel Pd lavori a suo svantaggio. Una vera alternativa ci sarebbe, ma non è adatta al renzismo: ricostruire nel medio periodo un campo di centrosinistra con idee nuove e nuovi protagonisti. Meglio allora – potrebbe pensare l'ex segretario – avviare uno scoppiettante ciclo politico dal governo con i 5 Stelle scontando tutte le incognite del caso.

(Aldo Garzia)

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