La sinistra deve redistribuire reddito e democrazia

Pubblicata il 11 aprile 2018

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Bologna. Incontriamo il sindaco metropolitano di Bologna, Virginio Merola, per conoscere il suo punto di vista sulla crisi della sinistra.

Dopo ogni sconfitta elettorale, nel Pd la parola d'ordine era: "Dobbiamo riflettere a fondo", ma quel nobile proposito era presto dimenticato. Sarà così anche questa volta
?
“C'è un vizio di fondo antico che ha introdotto uno dei protagonisti di questa scelta, mi riferisco a D'Alema, che in una delle precedenti sconfitte elettorali, ci disse 'abbiamo sbagliato perché noi abbiamo governato dall'alto' e questo tema ritorna dopo ogni sconfitta elettorale; mi riferisco all'idea di partire sempre dal governo, pensando che il governo possa essere l'elemento che procura sostegno, provando a parlare in modo interclassista per catturare il maggior consenso possibile.
Quest'errore si è ripetuto, anzi si è aggravato, nel senso che si è aggiunta una forte personalizzazione della leadership. E dopo aver perso il referendum, le elezioni amministrative e non aver mai fatto una riflessione vera sui motivi di queste sconfitte, adesso ci ritroviamo con una debacle davvero pesante perché ci fa intravvedere la possibilità di diventare irrilevanti come sinistra sia in Italia che nel resto d'Europa. Bisognerebbe prendere sul serio le parole 'abbiamo bisogno di riflettere', di darci un pensiero, di rigenerare un'idea di sinistra moderna e di fare una discussione congressuale, ad esempio, che non sia l'ennesima discussione sul nome, ma sia davvero una discussione sulle proposte.”

Da sindaco ha sempre sostenuto che una riflessione decisiva passa dalle città. Sempre convinto di questa tesi?
“Sì, innanzitutto perché se è vero che uno degli errori della sinistra è di avere governato dall'alto, senza costruire contestualmente un progetto di società sul quale fare convergere la società civile, e se è vero che il tema centrale è come si tiene insieme l'alto e il basso, io sono molto convinto che la promessa dell'Europa, cioè pace e diritti sociali, è attualissima. Il punto è però che non basta più occuparsi di redistribuire le risorse della ricchezza (questione comunque fondamentale perchè c'è una grande diseguaglianza), ma dobbiamo cambiare anche il metodo di lavoro: non è possibile che la sinistra non sia alternativa su una questione fondamentale come la redistribuzione del potere.
Noi dobbiamo dare il potere democratico alle persone di scegliere la propria vita, essere di sinistra significa tener presente la differenza fra gerarchia e democrazia. Il tutto è stato continuamente accantonato nella storia della sinistra mentre oggi il tema della democrazia economica è attualissimo. Accanto alla questione della redistribuzione delle ricchezze vi è anche quello di come produrre in modo diverso; quindi alto e basso è il paradigma da aggiungere a quello classico di eguaglianza e libertà. Le due cose vanno tenute insieme e in questo senso le città sono la cartina di tornasole.”

Perché?
“Perché nelle città si misurano tutte le contraddizioni fortissime della fase attuale: accogliere o non accogliere, città aperta o città chiusa, partecipazione intesa come lavorare insieme e condividere progetti o partecipazione intesa come democrazia del Web manipolata o la semplice riproposizione della rappresentanza elettiva. Occorre una sinistra che nei cinque anni di governo chiami a scegliere. A Bologna stiamo facendo tentativi su questo tema, che per il momento coinvolge una parte minoritaria della città, ma dimostrano che c'è un potenziale di cittadinanza attiva fortissimo. Stiamo infatti facendo l'esperienza del bilancio partecipato, definiamo quanto del bilancio possono scegliere i cittadini e su cosa investire, abbiamo fatto le votazioni on line e le assemblee nei quartieri. Noi stiamo applicando il regolamento per i beni comuni di cittadini che si auto-organizzano per svolgere servizi di interesse generale, sono sostenuti dal Comune. Facciamo vivere l'idea di un pubblico che sia fatto non solo di stato e di amministrazione comunale ma di cittadini che si auto-organizzano. Noi siamo fermi da anni al tema 'a ciascuno secondo i suoi bisogni', dopodiché ci siamo inventati la terza via come proposta nuova, ma era una proposta vecchissima subalterna al neoliberismo; dobbiamo rilanciare l'intervento pubblico. Sono profondamente convinto però che l'intervento pubblico debba essere sulla sanità, sulla casa, sulla lotta al precariato, ma nello stesso tempo non può non pensare al tema della democrazia nella vita quotidiana delle persone, cioè non basta dare un sussidio, ma devi aiutare le persone a farcela da sole; non basta fare accoglienza, ma devi costruire progetti condivisi tra nati qui e non nati qui in modo da sedimentarie una cultura politica comune.”

(m.z.)

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