Alla ricerca del candidato perduto

Pubblicata il 13 aprile 2018

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A meno di due mesi dalle elezioni amministrative comunali, la "sinistra" Imolese naviga in alto mare e la riva appare ancora molto lontana. Forse più che lontana, occorrerebbe cercare di individuare la riva corretta verso la quale dirigersi. Eppure abbiamo distintamente udito parole di auto-incensamento dai "perdenti" locali alle politiche, unitamente alla dichiarazione di difficoltà nell'individuare le cause della pesante sconfitta: sembra che non basti più amministrare bene! Ho cercato di riflettere a lungo su questa affermazione e non ne sono venuto a capo: cosa si deve chiedere ad un amministratore pubblico se non che deve bene amministrare?

La disputa, come da sempre si conviene, è sui nomi, sulle persone: un politico? un manager? un civico? un uomo o una donna? e se puntassimo a un giovane? meglio la saggezza degli anni? Spunta qualche nome qua e là, una foto con un bel sorriso e un lungo curriculum di vita e di professionalità. Si dice che a dirigere il tutto sia, come sempre, il grande perdente, quello che ha abbandonato la barca per sponde lontane e sicure. Assistiamo al trionfo della non-logica: i perdenti che dettano legge. Deriva locale da realtà nazionale.

Non mi è riuscito di leggere o di udire una sola parola che cercasse di individuare le motivazioni di tale fine, non un accenno di dubbio o di perplessità, per non parlare di senso di colpa o di recriminazione di scelte politiche. La ricerca verte sulla difficoltà di trovare un viso nuovo su cui caricare le colpe di tanti anni di difficoltà, di incertezza, di povertà, di mancanza di lavoro, di proclami fuori posto, di illusioni perdute. Nessuno che si chieda per quale ragione tanti giovani abbiano deciso di abbandonare la "sinistra" per indossare la casacca, giustificabilissima, della protesta. Si indossa la camicia fresca di bucato in assenza di doccia con profusione di sapone: gesto inutile, il cattivo odore rimane, persiste.

La lunga ricerca del candidato e le relative ambiguità rendono verità alla situazione di difficoltà: se veramente la cosa pubblica fosse stata amministrata bene, il consenso sarebbe arrivato e il sorriso dei probabili candidati sarebbe giustificato, ma così non è. Il desiderio di cambiamento, di maggiore attenzione agli emarginati, ai giovani senza futuro, agli ammalati che non riescono a curarsi, ai lavoratori sottopagati, alla vera qualità della vita rende oltremodo problematica la scelta del candidato. Inutile, se non dannoso, anche questa volta ricorre agli amici degli amici: il lupo, questa volta, deve perdere contemporaneamente sia il pelo che il vizio. Potrebbe subentrare un nuovo dottore...

(Mauro Magnani)

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