Alla scoperta dell'otto per mille

Pubblicata il 13 aprile 2018

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Otto per mille:
L'otto per mille, di cui Giulio Tremonti ne vantava la paternità (Governo Craxi), è il protagonista di martellanti campagne pubblicitarie della Chiesa, mentre il grande assente è lo Stato, che sembra aver paura di fare concorrenza.

Il normale contribuente ne ignora il funzionamento. Che cos'è l'otto per mille, quella quota obbligatoria di Irpef (a differenza del 5 per mille e del 2 per mille) che dobbiamo lasciare allo Stato o alla Chiesa Cattolica o alle altre undici confessioni religiose che hanno stipulato un'intesa ex art. 8 con lo Stato? Più che una tassa coatta a favore dei culti si avvicina a un sondaggio di opinione: l'intero gettito viene ripartito in base alle scelte espresse.
Alcune confessioni (Assemblea di Dio in Italia, Chiesa Apostolica) lasciano allo Stato italiano la quota non attribuita, cosa che non fa la Chiesa Cattolica, ottenendo un finanziamento quasi il triplo di quello che gli è stato attribuito direttamente dai cittadini dichiaranti.
Il sistema nel tempo è diventato sempre più ingiustiicato, tanto che la Corte dei Conti è intervenuta a più riprese criticando il Governo e chiedendo una revisione. (Ultima delibera 23/12/2016 nr. 16/2016/G).

Non firmare, anche se il contribuente non lo sa, equivale a lasciare la propria quota non allo Stato, bensì alle scelte degli altri, infatti quella quota viene comunque redistribuita tra le varie confessioni religiose. Ecco perchè è importante compliare questa sezione della dichiarazione dei redditi. Qualora il contribuente non sia tenuto alla presentazione di una dichiarazione dei redditi, può comunque effettuare una scelta della destinazione dell'8 per mille consegnando il Cud in una busta chiusa presso un ufficio postale.


La carenza totale di informazione al cittadino sull'utilizzo dei fondi, come evidenziato più volte dalla Corte dei Conti, è accentuato dal fatto che solo il 46% dei contribuenti esprime una scelta, il restante 54% concorre a sua insaputa a quel miliardo alla Chiesa Cattolica, che lo utilizza in massima parte per esigenze di culto 44%, il 36% va all'originario sostentamento del clero, mentre ai poveri bimbi dell'Africa e gli aiuti al terzo mondo rimane il 9%.

Al contrario alcune confessioni virtuose hanno rinunciato da anni alle quote da scelte inespresse. Di fatto lo Stato è un competitor inesistente, non si fa alcuna pubblicità, anche se avrebbe potuto utilizzarli per l'adeguamento antisismico degli edifici scolastici. Adesso il problema non si pone visto che la quota dello Stato del'otto per mille fino al 2026 sarà destinato ai beni culturali. Per cambiare il sistema basterebbe una variazione alla legge 222 del 1985 che è di derivazione concordataria ma non coperta da diritto internazionale.
La torta risulta talmente appetibile, tanto che giungono ostacoli all'allargamento dei beneficiari come i Testimoni di Geova e le Comunità Islamiche.

L'otto per mille è, quindi, una delle voci più importanti in uscita dallo Stato in direzione della Chiesa Cattolica, ma non tutti sanno che non è l'unica, infatti vi sono altre esenzioni e benefici che nè la Cei nè lo Stato rendono noto.
La stima dei soldi che in un modo indiretto (tassazione) o diretto (esborso dello Stato o mancato incasso) che arrivano alla Chiesa cattolica è di €/mio 6.415,8 (stima fatta dalla Uaar – Unione degli atei e agnostici razionalisti).


Intanto anche l'Unione europea chiede conto allo Stato italiano dei soldi che la Chiesa non ha mai versato come pagamento dell'Ici tra il 2006 e il 2011. L'avvocatura generale Ue dinanzi alla Corte di giustizia ha chiesto di annullare le esenzioni dal pagamento dell'Ici per gli enti non commerciali perché risultano essere aiuti di Stato, quindi contrari alla normativa Ue.
Secondo lo Stato, però, tale recupero è impossibile perché mancherebbe una banca dati catastali degli immobili della Chiesa.

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