Pronto soccorso ortopedico: allarme della Cgil, la risposta dell'Ausl

Pubblicata il 13 aprile 2018

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Pronto soccorso ortopedico: allarme della Cgil, la risposta dell
Imola. Ennesimo grido di allarme sulla situazione all'interno dell'ospedale di Imola. Questa volta è Katia Regelli della Funzione pubblica Cgil Imola a denunciare “la ormai cronica mancanza di personale dentro l'ospedale di via Montericco” che preoccupa “sempre di più perché gli operatori vengono sottoposti a turni sempre più pressanti, con un conseguente aggravamento delle loro condizioni di salute, in un quadro dove l'innalzamento dell'età pensionabile crea un ulteriore elemento di criticità strutturale”.

Una storia che parte da dicembre 2014: “Gli operatori del Pronto soccorso ortopedico in una riunione con la direzione infermieristica segnalavano la criticità del reparto. I gessisti oltre ai turni in PS sono reperibili la notte e i festivi per la sala operatoria ortopedica, le urgenze in PS, gli espianti. Il lavoro diventa così particolarmente pesante ed alcuni di loro iniziano ad avere problemi di salute”.

Intanto passano gli anni e la situazione si aggrava: “Un anno fa come organizzazioni sindacali mandiamo una lettera con richiesta di incontro per trovare soluzioni. Intanto i problemi sono cresciuti, alcuni operatori avendo peggiorato il loro stato di salute non possono più andare in sala operatoria. Le reperibilità aumentano, non viene inserito personale nuovo di supporto”.

Si apre così un lungo confronto che a dicembre 2017 “trova una soluzione estemporanea, spostando il problema su tutto il restante personale della piastra operatoria che stava già lavorando al di sopra delle proprie possibilità, dati gli sforamenti del numero delle reperibilità consentite dal contratto nazionale di lavoro. Il personale va in rivolta, a questo punto l'azienda deve fare dietro front e propone nuove assunzioni nei prossimi mesi di personale per la sala operatoria. Una cosa positiva, ma che deve fare i conti con i tempi lunghi di formazione”.

Pertanto si ritorna al punto di partenza “rimandando in sala i gessisti del pronto soccorso ortopedico che però hanno condizioni di salute certificate incompatibili con il lavoro che dovrebbero svolgere. Premesso che la sala operatoria dell'ortopedia comporta un lavoro fisico importante per le posture che il paziente deve tenere durante l'intervento, la soluzione che ha trovato l'azienda, per rendere compatibile il servizio in sala con un certificato medico che dice che l'infermiere gessista non può mantenere la postura eretta prolungata, è stata di mettere dentro la sala operatoria una sedia con una targhetta 'gessista' dove lo stesso potrà sedersi durante l'intervento chirurgico dando indicazione a un altro operatore sulla movimentazione del paziente e degli ausili pesanti necessari. Il risultato ad oggi è una soluzione surreale che invece di valorizzare le professionalità acquisite nel tempo con l'esperienza, amareggia e mortifica il personale gessista che in questi anni si è sempre reso disponibile”.

In conclusione la Cgil chiede “soluzioni vere che risolvono i problemi anziché spostarli da un punto all'altro dell'azienda. Pur avendo fatto delle assunzioni, oggi di fronte allo stato di salute del personale e all'età media che questo ha, serve un piano straordinario di investimento sulla dotazione organica che possa dare una prospettiva all'azienda e di conseguenza alla salute degli abitanti del territorio imolese garantendo il valore e quel grande patrimonio che rappresenta 'l'autonomia' della Ausl di Imola”.

La risposta dell'Ausl non si è fatta attendere: “Premettendo che l'investimento aziendale sull'area assistenziale del comparto negli ultimi due anni è stato assolutamente consistente, con un aumento complessivo di 53 unità tra il 2015 ed il 2017, per quanto concerne gli operatori del blocco operatorio la scelta di potenziamento da parte dell'Azienda si è concretizzata nel dicembre scorso, con l'assunzione di ulteriori 2 unità rispetto all'organico base. Un'esigenza nata dalla consapevolezza dell'importanza strategica del settore chirurgico e della salvaguardia della peculiare esperienza professionale di questo gruppo, e non da un riscontro di carenza di risorse.
Un percorso programmato di potenziamento appunto, sul quale si è successivamente ed inaspettatamente innestata la necessità di garantire ad alcuni 'gessisti' condizioni specifiche di lavoro, in base alla certificazione di limitazioni e a conseguenti puntuali prescrizioni del risk manager aziendale. Poiché la tutela della salute dei lavoratori è prioritaria, si è provveduto ad una riorganizzazione aderente alle prescrizioni e che nulla togliesse alla risposta quali-quantitativa del servizio ai cittadini, valorizzando le professionalità specifiche presenti in azienda, nel pieno rispetto di limitazioni e prescrizioni. Parallelamente è stato avviato il percorso di reclutamento di 6 infermieri per il blocco operatorio e la preventiva programmazione di percorsi formativi specialistici, che una volta completati permettano un riassetto ottimale dell'area per competenze ed organizzazione. Il tutto, all'interno di un confronto trasparente già aperto il mese scorso con le organizzazioni sin dacali, per cui è già stato fissato un primo step di verifica il prossimo 9 maggio e che si auspica si saprà svolgere costruttivamente nelle sedi deputate”.

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