Lanterne per lucciole

Pubblicata il 14 aprile 2018

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Quando la verità viene sepolta, cresce, soffoca, accumula una tale forza esplosiva che, il giorno che scoppia, fa saltare ogni cosa con sè. (Emile Zola)


Il mio amico Carlin Petrini mi ha invitato a prendermi, ogni tanto, una pausa di ottimismo .
Per farlo/farvi rifiatare.
I miei articoli gli piacciono, dice, ma volgono invariabilmente al pessimismo.
Mentre c'è un gran bisogno di ravvivare la fiammella della speranza, che qua e là resta coraggiosamente accesa.

Le sue parole mi hanno ricordato padre Ernesto Balducci, un sacerdote che sarebbe piaciuto a Papa Francesco e occupa un posto di rilievo nel personalissimo pantheon in cui ho raccolto i pensieri e gli esempi di vita che hanno orientato i miei passi.
Padre Balducci esortava i ragazzi del mio tempo a distogliere lo sguardo dai grattacieli che oscurano il cielo di una società egoista, per posarlo sui fiori che sbocciano negli spazi rimasti liberi.
Che é un po' come dire, ricordando De André, che dai diamanti non nasce niente e dal letame nascono i fiori.
É quello, in fondo, che ho voluto credere per tutta la vita.

A dispetto di un corso delle cose che sui rifiuti ha fatto crescere più che altro i proventi delle mafie.
Mentre milioni di ettari di buona terra venivano sommersi da colate di catrame e cemento.
La ricerca dei fiori é diventata via via più difficile.

Quando il primo febbraio 1975 uscì sul Corriere della Sera l'articolo di Pasolini sulla scomparsa delle lucciole, qualcuno osservò che per poterne scorgerne ancora bisognava volerle vedere.

Nel mio orto, l'anno scorso, dopo una trepidante attesa, con Achille ne abbiamo visto cinque.
Ci siamo commossi.
Non gli ho detto quante ce n'erano una volta, quando le lucciole, come le speranze, non dovevi neppure cercarle.

Impossibile, in questo tempo, far tacere il pessimismo della ragione.
Sbagliato anche, perché l'illusione è nemica della speranza.

“L'uomo, perlomeno quando é istruito, é un pessimista - scrive Galbraith - non si sofferma sui suoi nuovi conseguimenti, a persistere nella sua mente sono i pericoli, i compiti lasciati insoluti, i fallimenti. Forse tanto pessimismo é un bene. Ci obbliga a chiederci: ebbene, cosa posso fare io? Che é un'ottima domanda.”
È da lì che viene il coraggio della responsabilità.

Il mondo è più bello dove esiste la speranza, ha detto con un sorriso radioso una giovane combattente curda, che avrebbe qualche ragione in più di noi per dolersi della condizione del suo popolo.

Qui la gente sbraita e spesso non sa perché.
Si lamenta chi sta male, e fin qui è tutto normale, ma strepita ancor più forte chi sta bene.
Le grida indignate delle persone agiate passano per essere la voce delle masse.
Eppure fatichi a convincerti che il loro cuore trepidi per i 5 milioni di indigenti che hanno bisogno di aiuto.
Anche perché, pagando le tasse, potrebbero contribuire ad alleviare le loro pene.
Con le risorse evase si potrebbe perfino finanziare il reddito di cittadinanza, se proprio vi piace.
Eppure non troverete una parola al riguardo da parte degli onesti grillini.

In questo Paese tutti vogliono calare le tasse e nessuno accenna a farle pagare.
Lega e M5S, assieme, sono in fondo la sintesi perfetta di ciò che chiediamo allo Stato: meno tasse e più spese.
E l'abolizione della matematica.
Guardi i dati sulle entrate fiscali e ti chiedi di cosa diavolo stiamo parlando.
Su 41 milioni di potenziali contribuenti solo 10 milioni, un italiano su quattro, pagano un'aliquota superiore al 10%.
Il 31% dei nostri concittadini non paga l'Irpef, il 44% versa già meno del 15%.

Cosa ha promesso dunque Salvini con la flat tax?
Cosa hanno capito gli italiani della flat tax?
Come può un provvedimento classista che favorisce solo chi ha di più a discapito di chi ha meno, essere percepito come una scelta per il popolo, di uno che sta col popolo e agisce in suo nome?
Non sarà che ha qualche problema anche il popolo?
Che accusa la politica di cinismo ma poi la vuole cinica.
Il successo elettorale é stato costruito sulla menzogna.
Le promesse sono già dimenticate.
Nell'indifferenza di cittadini e commentatori.
Se tolleri la menzogna la rendi conveniente, inviti a mentire.

Di Maio propone a PD e Lega un contratto.
Ma quello più importante l'ha firmato prima, con gli elettori.
Era falso.
E si capiva.

Politica e società si scambiano da tempo messaggi diseducativi.
Non c'è da sorprendersi che i genitori picchino i maestri e dipendenti pubblici ben pagati, con un lavoro sicuro, si inventino falsi disabili da assistere.
C'è, sotto questo voto, qualcosa che va al di là di un voto.
Qualcosa che ha contribuito ad affondare Renzi dopo averlo innalzato, che ha premiato a suo tempo Berlusconi e ora sorregge M5S e Lega.
Qualcosa che é cresciuto dissimulandosi ai nostri occhi sotto il velo di un volontariato generoso e tuttavia minoritario.

Qualcosa che Pasolini rappresentativa con queste sofferte parole: “Per capire i cambiamenti della gente bisogna amarla. Io purtroppo questa gente italiana l'avevo amata. Ma ho visto coi miei sensi il potere dei consumi ricreare e deformare la coscienza del popolo italiano fino a un'irreversibile degradazione”.

Il 4 marzo non hanno votato solo i disoccupati del Sulcis delusi da Renzi ma anche i ragazzi di Maria De Filippi.
Il voto ha chiesto un cambiamento.
Ma sarebbe il caso di chiederci chi è cosa dovrebbe cambiare perché le cose migliorino davvero.
Grande assente è ancora il futuro.
Tanto i nipoti non votano.
Nessuno ama ragionare sulle conseguenze di quel che facciamo.

Fai quello che é giusto e non ne verrà che bene, dice San Paolo.
Il problema è sapere cosa è giusto.
Il nostro è un Paese che non ha mai saputo discutere, ha scritto Zagrebelski.
Forse sarebbe il caso di imparare a farlo.
In fretta anche.
Per non perdersi come Medea, per non uccidere in nostri figli in odio al Renzi di turno.

Ecco che la mia inclinazione riprende il sopravvento.
Non crediate che non ne senta il peso.
Sono certo che in giro ci sono tante belle cose e persone di buona volontà.
Ma poi li vedo salire al Colle, chi a piedi chi con le bandierine, così, per non farsi notare.
E li ascolto.
E ascolto la gente per strada, incattivita come mai, prigioniera di un desolante conformismo.
E non avverto in quest'ennesimo nuovo che avanza, la tolleranza, il rispetto, la solidarietà, l'onestà di guardarsi dentro che é necessaria per poter pensare di cambiare il mondo.

Ho paura che bisognerà attendere il prossimo giro.
Quanto a me, per dirla ancora con Pasolini, “Sia chiaro: io darei l'intera Montedison per una lucciola”.

(Guido Tampieri)

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