“Aiutare di più i veri agricoltori”

Pubblicata il 19 aprile 2018

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Bruxelles. L'europarlamentare sudtirolese Herbert Dorfmann, relatore in commissione Agricoltura di un rapporto del Parlamento sulla comunicazione della Commissione europea sul “futuro dell'alimentazione e dell'agricoltura” e quindi sulla riforma della politica agricola comune (Pac), è intervenuto per presentare il suo rapporto durante un'audizione pubblica organizzata a Bruxelles dal suo gruppo politico, il Partito popolare europeo (Ppe).

Tra i presenti anche Phil Hogan, Commissario europeo per l'agricoltura, Marian-Jean Marinescu, Vice-presidente del gruppo Ppe, e due tra i principali portatori di interesse del settore agricolo a livello europeo, COPA-COGECA e CEJA.
Pensando alla programmazione europea post 2020, Dorfmann ha dichiarato: “Bisogna farla finita con le rendite ingiustificate, le risorse vanno date a chi fa davvero agricoltura. Il sistema vigente va sburocratizzato ma soprattutto reso più equo”.
Tra le principali proposte del rapporto Dorfmann c'è un diverso calcolo degli aiuti diretti, basato oggi sulla produzione in un periodo di riferimento – che l'europarlamentare sudtirolese definisce “assolutamente fuori luogo” – e la sostituzione del greening – ovvero del sistema che lega gli aiuti alla sostenibilità – con una nuova architettura degli impegni ambientali. “Le risorse oggi riservate al greening vanno reinserite negli aiuti diretti al reddito e, al contempo, va rafforzata la condizionalità ambientale, affinché questa tenga conto, innanzitutto, della lotta al cambiamento climatico e della protezione dell'acqua potabile”, ha sottolineato Dorfmann.

Il rapporto Dorfmann dedica poi particolare attenzione alla montagna. “Lo spopolamento delle aree di montagna è strettamente legato alla possibilità di fare agricoltura in queste zone e, soprattutto, alle opportunità che i giovani hanno per svolgere un'attività nel settore agricolo”, sostiene Dorfmann, che nella sua relazione chiede agli stati membri di sviluppare un piano strategico, affinché risorse europee e nazionali vengano impiegate per aiutare tutti i giovani agricoltori – “non solo quelli che ereditano i titoli” – e, più in generale, per dare una mano a chi produce nelle aree più svantaggiate e scongiurare così l'abbandono del territorio.

Un occhio di riguardo va al settore del latte. Secondo Dorfmann, infatti, “Si tratta di un settore molto esposto. La produzione del latte in montagna merita attenzione particolare. La presenza di animali è infatti fondamentale per l'agricoltura di montagna”.

Per promuovere un'agricoltura più equa, Dorfmann propone che il sistema di pagamenti preveda quote maggiori per le piccole aziende, introducendo una vera degressività dei pagamenti diretti, e che la redistribuzione degli aiuti tra gli stati membri tenga conto delle differenze socio-economiche, dei diversi costi di produzione – dalla terra al lavoro – e dei fondi disponibili nel secondo pilastro.
“Questi pagamenti devono andare solo ai veri agricoltori – ribadisce Dorfmann -. La Pac avrà successo nel lungo periodo solo se premierà chi fa davvero l'agricoltore, spesso in situazioni difficili.

Per continuare a garantire uno sbocco stabile alla produzione agricola europea e al contempo consentire ai consumatori l'approvvigionamento a prezzi ragionevoli, Dorfmann invita la Commissione europea a mantenere le organizzazioni comuni dei mercati agricoli per frutta e verdura e vino, e i progetti frutta, verdura e latte nelle scuole, e propone inoltre che i piani di sviluppo rurale vengano semplificati. “I troppi i soldi non spesi dimostrano che va fatto qualcosa”, sostiene Dorfmann.

Per quanto riguarda la partita sulle risorse finanziarie, Dorfmann promette battaglia: “L'agricoltura non può rimetterci due volte dalla Brexit. Da un lato, il settore rischia di pagare l'ammanco di risorse causato dall'uscita del Regno Unito, dall'altro lato, è probabile che ci rimetta sul fronte delle esportazioni”. “I fondi devono rimanere invariati”, ha detto Dorfmann, che ha ricordato che il Parlamento europeo ha chiesto nella sua relazione un contributo dell'1,3% del Pil.

(u.s.)

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