La bonifica della discarica, luci ed ombre

Pubblicata il 22 aprile 2018

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Nella discarica Tre Monti di Imola è in corso un intervento di bonifica. Questo consiste nella rimozione di due vasche utilizzate per la raccolta del percolato che si trovano alla base della montagna di rifiuti e del materiale che vi sta attorno. Lo scasso sarà riempito di terra e sul piazzale così creato saranno posti dei serbatoi per lo stoccaggio di percolato. Questo è in sintesi l'intervento di bonifica migliorativa approvato dalla Conferenza dei Servizi nel luglio 2016 e che ha preso avvio la scorsa primavera.

Che la discarica, in attività dal 1974, avesse, tra gli altri, dei problemi di tenuta è cosa risaputa. Già dal 2010 il gestore HeraAmbiente realizzò pozzi spia attorno alle vasche V1 e V2, quali presidi della loro tenuta idraulica.
Nel marzo 2013 vi fu la prima segnalazione di fuoriuscite di percolato dalle medesime vasche. Nonostante i ripetuti interventi di rammendo ai teli d'impermeabilizzazione, le vasche hanno continuato a perdere percolato come verificato nuovamente da Arpae nell'ottobre 2015. Le acque fuoriuscite che circolano nella zona delle vasche sono contaminate. Il sito è inquinato.
La Citta Metropolitana di Bologna il 9 novembre 2015 emana per questo una diffida nei confronti di HeraAmbiente a seguito della quale la stessa Città Metropolitana impone: un'indagine ambientale; un piano di caratterizzazione; l'analisi del rischio; il progetto di bonifica dell'area.

Tutto ciò è stato oggetto di discussione nel corso di quattro Conferenze dei Servizi che si sono tenute tra febbraio e luglio del 2016. Al termine di questa istruttoria i membri della conferenza hanno espresso una valutazione positiva del progetto definitivo. Come detto, rimozione e tombamento delle vasche V1 e V2. Di tutto ciò non vi è alcuna traccia, non un documento che sia consultabile. E pensare che gli Enti coinvolti, a vario titolo, sono molti, e che vi è l'obbligo di redigere un verbale delle sedute delle Conferenze dei Servizi. Sconfortante.

Sì perché si vorrebbe capire come mai solo due vasche vengano smantellate e bonificate, quando la contaminazione risulta accertata e persistente attorno a tutte e quattro le vasche che si trovano alla base della discarica. Perciò anche attorno alle vasche V3 e V4, incomprensibilmente escluse dalla bonifica.
Si vorrebbe capire quali siano gli interventi previsti a salvaguardia dello “scolo” Rondinella, così come veniva appellato il rio che scorre al piede della discarica, dal momento che situazioni di contaminazione sono accertate e persistenti nelle acque dei piezometri al suo margine.
Si vorrebbe capire come stiano procedendo i lavori e quale sia la reale situazione ambientale dell'area. Si perché, all'intervento di bonifica, la Città Metropolitana impone al gestore HeraAmbiente un piano di monitoraggio serrato che prevederebbe la realizzazione di nuovi piezometri oltre a quelli già esistenti. Le acque captate al loro interno dovrebbero essere analizzate con cadenza prestabilita per un numero rilevante di parametri, ed i risultati analitici trasmessi ad Arpae, Comune di Imola e Ausl di Imola.

Sono state realizzate queste attività obbligatorie? Che cosa sta succedendo? Dove sono i dati? Perché non sono divulgati? Le poche informazioni rese pubbliche riguardano i rapporti di sopralluogo effettuati da Arpae, corredati da rilievi fotografici e analisi dei terreni di fondo scavo e di parete.
Le analisi dichiarate rivelano come i valori analitici riscontrati siano tutti entro i limiti normativi previsti, le cosiddette concentrazioni soglia di contaminazione (CSC).

Un'enorme ombra aleggia però su tutto l'operato. Come si legge nei rapporti di prova, i campionamenti dei terreni vengono realizzati “a cura del cliente”. In altre parole è HeraAmbiente che fornisce ad Arpae il materiale da analizzare. A dir poco paradossale e palesemente preoccupante! Gli ultimi risultati diffusi da Arpae pochi giorni fa, su campionamenti realizzati lo scorso novembre, confermano contaminazione delle acque captate dai piezometri. Gli esiti attestano quanto già emerso nelle precedenti campagne di monitoraggio, confermando una contaminazione persistente dal 2015 ad oggi.

Nonostante la rimozione delle vasche, le acque nei piezometri interni sono ancora contaminate da arsenico, ferro, manganese, nitriti e solfati, mentre le acque all'esterno della discarica superano i valori limite per ferro, manganese e solfati. Le poche informazioni divulgate non fanno altro che alimentare i dubbi sullo stato di contaminazione presente nell'impianto e sulle ricadute ambientali e sanitarie che ne possono derivare. L'intervento di bonifica in corso non appare adeguato. Pretendiamo chiarezza e trasparenza. Chiediamo un piano di caratterizzazione della discarica, la sua eventuale bonifica e messa in sicurezza per la tutela della salute e dell'ambiente.

(Comitato “Vediamoci chiaro”)

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