Il ritorno dei nazionalismi

Pubblicata il 27 aprile 2018

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Il ritorno dei nazionalismi
Bolzano/Bozen. L'11 dicembre 2017 alle ore 10, nella Hofburg di Vienna, il presidente della Repubblica austriaca, l'ex verde Alexander van der Bellen, insedia il nuovo cancelliere, Sebastian Kurz. Il suo governo è composto di 14 ministri, otto del “nuovo” partito popolare e sei dei Freiheitlichen (Liberali, che però non sono liberali), fra i quali il ministro dell'Interno e la ministra degli Esteri Karin Kneissl.

Il 31enne Kurz, che ha “rottamato” il vecchio partito democristiano portandolo su posizioni di estrema destra in materie come l'immigrazione, è coalizzato con il partito guidato da Heinz-Christian Strache, nato con contenuti antisemiti e razzisti, e arretrato di recente, a fini elettorali, su posizioni di poco più moderate, ma inserito in quell'area di nazionalismi che auspica un'Europa di nazioni etniche, popoli chiusi in territori presunti etnicamente omogenei. Il contrario del progetto dell'Europa senza confini e della libera circolazione, che aspira alla cittadinanza unica.

Kurz illustra il programma di coalizione del nuovo governo. Sette righe riguardano il Sudtirolo o Alto Adige o Provincia di Bolzano: “Doppia cittadinanza Sudtirolo ed ex-austriaci: Nello spirito dell'integrazione europea e per la promozione di un'unione sempre più stretta fra cittadine e cittadini degli stati membri, si prevede la possibilità di concedere, in aggiunta alla cittadinanza italiana, la cittadinanza austriaca agli appartenenti ai gruppi linguistici tedesco e ladino del Sudtirolo, per i quali l'Austria, sulla base dell'Accordo di Parigi e dei conseguenti atti attuativi, esercita la funzione di tutela”.

A Bolzano, nella sala Josef del Kolpinghaus, alla stessa ora sono riuniti i rappresentanti dei partiti di estrema destra nazionalista, insieme ad alcuni ex-politici della Svp, con Werner Neubauer, l'incaricato per il Sudtirolo del partito austriaco dei Freiheitlichen. Il giubilo è generale, e la maggioranza dei presenti dichiara apertamente che il doppio passaporto è il primo passo per la secessione. Il partito di maggioranza etnico, la Südtiroler Volkspartei, manda dal canto suo un telegramma di soddisfazione al governo austriaco.

Roma è distratta
La reazione dell'agonizzante governo renziano presieduto da Gentiloni è distratta. A Roma il governo ha bisogno dei voti dei parlamentari della Volkspartei e inoltre sono già in corso avanzato le trattative per l'accordo elettorale fra Pd e Svp.
Lo sconcerto maggiore, di fronte al “regalo” del governo austriaco, è fra i sudtirolesi italiani, tedeschi e ladini. Gli atleti gareggeranno gli uni contro gli altri, a seconda del passaporto? Gli sciatori verranno preparati in Italia e poi porteranno i colori dell'Austria? I sudtirolesi potranno votare alle elezioni austriache? In Austria c'è il servizio militare obbligatorio: i giovani sudtirolesi vestiranno le divise austriache? Ma la domanda principale è: chi avrà diritto alla doppia cittadinanza? Attraverso quali criteri si stabilirà chi può avere il doppio passaporto? Nelle sette righe si parla di tedeschi e ladini, per poter fare riferimento alla funzione di tutela prevista dagli accordi internazionali.

Ma che cosa c'entra la doppia cittadinanza con la tutela dei diritti della minoranza? E la dichiarazione di appartenenza linguistica è personale, volontaria, si può cambiare ogni dieci anni, in occasione del censimento, ed è sottoposta alla privacy, conservata al Tribunale di Bolzano ed è accessibile solo alla persona che l'ha fatta nell'ambito del censimento precedente.
Anche italiani provenienti da altre regioni o nuovi cittadini immigrati si sono dichiarati e si dichiarano di lingua tedesca, per avere vantaggi nell'impiego pubblico e nell'accesso alle abitazioni sociali. Questi avranno diritto alla cittadinanza austriaca e invece molti italiani residenti da generazioni e anche da prima dell'annessione del Sudtirolo all'Italia (1919) no? E i trentini, fedeli sudditi degli Asburgo? E non parliamo dei cittadini ungheresi o di altri territori appartenenti all'Impegno multietnico di Austria e Ungheria.

D'altronde l'alternativa dell'adozione di un criterio storico, oltre che giuridicamente difficile, fa venire i brividi, rievocando l'Ahnenpass, il passaporto genealogico, inventato nel 1934 dai nazisti per individuare i non appartenenti alla cosiddetta “razza ariana”, soprattutto ebrei, da emarginare e poi da sopprimere.
Molte sono le perplessità anche nella Svp, e nella Övp, il partito popolare austriaco. La proposta contrasta con tutta la legislazione e la politica austriaca, contraria alla doppia cittadinanza, che costringe a chi prende quella austriaca a perdere quella del paese d'origine.

I timori dei sudtirolesi
Il politologo sudtirolese docente a Innsbruk, Günther Pallaver, esprime a caldo una serie di perplessità, ma soprattutto pone l'attenzione sul rischio di un grave conflitto con l'Italia. Allarmato è anche l'ex presidente del parlamento di Vienna, Andreas Kohl, di origine sudtirolese, che, in un commento apparso sul Tiroler Tageszeitung di Innsbruck nel dicembre 2017, parla di lacerazione della società fra sudtirolesi italiani e tedeschi. E anche del rischio di uno scontro con l'Italia, che potrebbe avere come ultima conseguenza il ridimensionamento del ruolo di tutrice dell'Austria nei confronti delle minoranza tedesca a ladina. Quest'ultimo timore è condiviso anche da diversi esponenti della Svp.

L'Italia e la Südtiroler Volkspartei non sono innocenti.
Partiamo dall'Italia. Dagli anni novanta fino al 2005, l'Italia ha attuato una revisione profonda della cittadinanza, sulla base del principio dello “ius sanguinis”, (diritto di sangue). Ha concesso la cittadinanza a migliaia di persone in tutto il mondo, figli e nipoti di emigrati, che in gran parte avevano perso ogni relazione con l'Italia, non conoscendone neppure la lingua, e ha attribuito loro anche il diritto di voto, in collegi riservati.
A portare avanti il progetto fu deputato Mirko Tremaglia, che aveva militato nella Repubblica Sociale italiana, poi nel dopoguerra era stato membro del Movimento sociale italiano e poi di Alleanza Nazionale. Un nemico giurato di tutte le autonomie e dei diritti delle minoranze linguistiche. Fra gli ultimi atti in questo ambito, l'Italia ha concesso la cittadinanza agli italofoni di Slovenia e Croazia, circa ventimila persone rimaste dopo il grande esodo che ebbe luogo fra la fine degli anni quaranta e il 1953.

Allora, era il 2006, due deputati della Svp, Sigfried Brugger e Karl Zeller, presero la palla al balzo, inserendo nei programmi del loro partito di maggioranza etnico la richiesta che lo stesso diritto venisse concesso dall'Austria ai sudtirolesi. Gli austriaci non risposero positivamente. Si stabilì che sarebbe stato necessario intervenire sulla Costituzione. Ancora di recente l'Austria ha respinto fermamente la possibilità di doppia cittadinanza per gli immigrati turchi che hanno il doppio passaporto.
In un sondaggio del 2011, i tirolesi austriaci erano contrari sia alla riunificazione (64 per cento) che al doppio passaporto (27 per cento a favore). Una petizione fatta da un partito “patriottico” sudtirolese non portò a un risultato diverso. Dieci anni dopo però i partiti di estrema destra rappresentati nel Consiglio provinciale di Bolzano hanno ripreso la proposta dei due deputati Svp e l'hanno rilanciata.

L'ingresso nel governo da parte del partito blu ha allarmato la Svp (in Austria i partiti sono caratterizzati da colori: i Freiheitlichen sono blu, i popolari erano neri, però con Kurz hanno cambiato in turchese, i Verdi sono verdi, i NEOS sono gialli). Di fronte alla prospettiva di lasciare il tema alle destre in campagna elettorale, il presidente della giunta provinciale ha deciso di far propria la proposta. In novembre il segretario del partito Achammer è andato a Vienna e in un incontro con il cancelliere incaricato Kurz ha proposto un testo. Gli informati dicono dice che si tratta esattamente delle 7 righe del programma di coalizione del nuovo governo, insediato poche settimane dopo. Così l'intero partito di maggioranza si è legato le mani e si è infilato in un tunnel da cui è difficile uscire, anche per coloro che sono consapevoli che il doppio passaporto è una cosa inutile, e piena di suggestioni mitologiche, romantiche, che nelle aree mistilingui e multietniche sono sempre pericolose.

Nell'accordo elettorale con il Pd di Roma, oltre alla nuova legge sulla toponomastica, cioè la cancellazione di gran parte dei nomi geografici italiani, oltre alla candidatura dell'improponibile Elena Boschi in un collegio che avrebbe dovuto permettere ai sudtirolesi di lingua italiana di avere un loro parlamentare, c'era anche la promessa di un atteggiamento morbido sulla vicenda del doppio passaporto o doppia cittadinanza.

Tutto era pronto per l'incasso, ma il 4 marzo il Pd di Renzi è stato sconfitto sonoramente e non può mantenere le promesse. Già il 7 marzo, tre giorni dopo le elezioni e con i conteggi dei voti ancora aperti, Arno Kompatscher, il presidente della giunta provinciale, era già a Vienna a pregare la ministra Kneissl di non fare altri passi su questa questione prima delle elezioni provinciali di ottobre.
Ma non potrà tappare le bocche a tutti. Kneissl dal canto suo è efficiente. Aveva già convocato a Vienna i capigruppo del consiglio provinciale di Bolzano e l'ambasciatore italiano per il 23 marzo, sicura del successo del partito “amico” (PD).

S'intende: in questo caso si deve dire amico delle destra austriache e non certo della convivenza pacifica in Sudtirolo. Il 23 l'ambasciatore non è andato alla riunione, su indicazione del ministro degli esteri. Nella sua motivazione ha ricordato a Kneissl (e forse anche a sé stesso) la promessa da lei fatta il 17 gennaio a Roma, di non procedere se non in accordo con l'Italia su questa delicata questione. Nel frattempo la ministra austriaca ha insediato una commissione per studiare le modalità di concessione della doppia cittadinanza, che terminerà i suoi lavori a giugno. Poi probabilmente non servirà affatto compiere altri passi, ci sarà materia sufficiente per attizzare dibattiti infuocati per tutti i mesi precedenti le elezioni. Un'estate in cui il lavoro di decenni per creare un clima di rispetto reciproco e di convivenza delle persone di diversa lingua in provincia di Bolzano, potrebbe subire un duro colpo.

Non sono pochi coloro che si preoccupano e cercano di spegnere le fiamme accese dai giochetti di politici senza scrupoli o senza sufficiente senso di responsabilità. Pur nel miserabile panorama dei mass-media sia italiani che tedeschi, - qui giornali, televisioni e radio sono quasi tutti di un'unica proprietà, - si levano voci che cercano di salvaguardare la pace etnica.
Il vescovo, nel suo messaggio natalizio, oltre ai temi più strettamente religiosi, non ha nascosto il suo cruccio per il doppio passaporto: “In occasione di questa festa di Natale, io prego come cittadino, cristiano e vescovo, che la discussione sulla doppia cittadinanza non spacchi la nostra società, non riapra vecchie ferite e pregiudizi e non lasci dietro di sé un clima politico e umano avvelenato, che speravamo di avere superato. Lavoriamo insieme alla costruzione della nostra società e non lasciamoci dividere”.

La storica Martha Verdorfer, in una lettera aperta al Neue Südtiroler Tageszeitung, dichiara di ritenere la proposta di una cittadinanza austriaca per tedeschi e ladini “un chiaro gesto di inimicizia:
   - verso i/le sudtirolesi italiani/e, che si sentono a casa loro in questa terra, che collaborano alla costruzione dell'autonomia e non devono diventare cittadini e cittadine di seconda classe;
   - verso lo stato italiano, nel cui ambito negli ultimi decenni abbiamo potuto svilupparci in senso sociale e culturale fino a diventare un'autonomia esemplare in Europa;
- verso l'Austria, che non solo è stata sempre affidabile nel ruolo di potenza tutrice, ma negli ultimi decenni si è mostrata molto generosa in ogni ambito, ad esempio verso gli studenti sudtirolesi”.

Entrambi sono stati violentemente attaccati sui social dai nazionalisti. Gli studenti sudtirolesi a Vienna non hanno apprezzato i manifesti affissi nel centro della capitale austriaca dal Südtiroler Heimatbund, l'associazione degli ex-terroristi degli anni sessanta e ottanta, in cui ringraziano l'Austria a nome del Sudtirolo “per la possibilità di ri-ottenere presto il passaporto della nostra Patria” (per patria usano la parola Vaterland, usata soprattutto negli anni Trenta).

L'Asus, l'Associazione degli studenti sudtirolesi ha scritto sulla pagina Facebook “Südtirol dankt not in our name”. Il Sudtirolo non ringrazia a nostro nome. Soprattutto i giovani non capiscono il senso di un secondo passaporto quando per la maggior parte si viaggia senza. Sui giornali appare anche la preoccupazione dei ladini, spaventati dal ricordo delle opzioni del 1939, quando la società e anche le famiglie si spaccarono di fronte alla crudele scelta imposta dall'accordo dei due dittatori fascisti, fra rimanere in Italia o trasferirsi nel Reich tedesco.

La politica del governo di destra in Austria è da inquadrare in una visione politica che vuole un'Europa formata da nazioni etniche, chiuse ognuna nei confini del proprio territorio, che si vuole omogeneo etnicamente e in cui chi non fa parte della comunità autoctona non ha gli stessi diritti di cittadinanza. Invece di collaborare con i paesi vicini per ridurre l'impatto delle frontiere, esse vengono “difese”. Invece di lavorare per coinvolgere tutti i cittadini vecchi e nuovi nella cura e gestione della terra comune, si discriminano i nuovi abitanti o quelli di lingua diversa.
Questa è stata la politica dopo la caduta della cortina di ferro: lasciati a sé stessi, alla ricerca di nuovi ideali e visioni, nell'Est Europa si ripescarono i nazionalismi, fomentatori di conflitti, di guerre, e freno allo sviluppo civile.

L'Unione europea non ha saputo offrire nuove ragioni di speranza e di risocializzazione, concentrata com'è sui soldi e le banche e con la sua meschina classe politica, priva di amore per i popoli che governa.
Ora i nazionalismi stanno tornando.
Quando Viktor Orbàn è diventato presidente dell'Ungheria nel 2010, una delle prime misure del suo regime è stata di concedere la cittadinanza alla minoranza ungherese della Slovacchia. Quest'ultima si sentì offesa nella sua sovranità e protestò. Le relazioni bilaterali fra i due paesi erano pessime. Anche la Russia di Putin concede alle sue minoranze dei paesi vicini la cittadinanza russa. L'intenzione austriaca di risarcire l'ingiustizia dell'annessione di 100 anni fa è assurda e non ha come risultato quello di ridurre un conflitto, ma di rafforzare le nostalgie separatiste. Già si vedono i risultati, con l'appassionato e irrazionale sostegno al catalano Puigdemont, che non cerca maggiore autonomia, ma la secessione. E troppi in Sudtirolo fingono di non sapere che le ultime bombe, nel 1987 e nel 1988, davanti a scuole, grandi magazzini e alla Rai, furono messe per boicottare la conclusione dell'iter della nuova autonomia e non certo per favorirla.

Un favore ai nuovi nazionalismi
Nel caso della provincia di Bolzano è evidente che il susseguirsi delle provocazioni austriache è intesa a rafforzare le formazioni politiche di estrema destra nazionalista, quelle stesse che sono al potere nel paese alpino. Lo conferma il disegno di legge del 17 aprile, che permette l'accesso ai sudtirolesi di lingua tedesca e ladina i consolati austriaci di tutto il mondo, anche in presenza di quelli italiani, contrastando quindi le normative dell'Unione europea. Dopo qualche ora, e dopo avere ottenuto il plauso dei partiti sudtirolesi di estrema destra, quello del presidente della giunta provinciale Kompatscher e dei senatori Svp, il governo austriaco ha ritirato la proposta. L'Italia non sembra affatto comprendere la gravità e il pericolo di questi comportamenti.

Anche in Austria si levano voci che condannano le iniziative del governo austriaco. “La linea del governo serve solo ai partiti e ai movimenti di destra e nazionalisti in Sudtirolo, in Austria e in Italia e a creare consenso per le loro politiche”, ha scritto Gerhard Ruiss, scrittore e musicista, della Comunità di interesse delle autrici e degli autori, che dal 1971 rappresenta le associazioni degli scrittori austriaci. In una presa di posizione, Ruiss attacca duramente sia lo Heimatbund sia il nuovo governo blu-turchese: “Non possiamo credere che il governo austriaco non sappia quale effetto eserciti la sua politica sul clima in Sudtirolo e sulle relazioni verso e con il Sudtirolo, anche le nostre”. Secondo Ruiss il comportamento del governo Kurz è inaccettabile.
E scrive che il Sudtirolo non ha ottenuto la sua autonomia per venire co-governato dalla Repubblica austriaca. “La Repubblica austriaca equivoca completamente sul proprio ruolo di potenza tutrice nei riguardi del Sudtirolo, all'Austria spetta solo un compito di sostegno in tutte le questioni in cui la giunta provinciale del Sudtirolo chiede e ha bisogno di sostegno.
Non era affatto il caso della decisione sulla doppia cittadinanza del governo austriaco. Questa decisione è stata sbattuta in faccia alla giunta provinciale del Sudtirolo dal governo austriaco”. Ruiss se la prende anche con gli esponenti dell'Heimatbund, dicendo che possono ringraziare chi vogliono, ma non possono farlo in nome del loro paese. Invita il governo austriaco a curare di più le relazioni con i responsabili delle politiche culturali in Sudtirolo e a investire nelle iniziative artistiche e culturali, superando le differenze di lingua e provenienza.
Il noto artista sudtirolese Franz Pichler, in un manifesto, riesce, con un disegno e poche parole a esprimere ciò che per fortuna ancora molti sudtirolesi tedeschi, italiani, ladini pensano, coloro che non vogliono farsi travolgere da chi vuole riaccendere il conflitto etnico e ci vorrebbe riportare indietro di 100 anni. Sotto una colomba della pace sta scritto: Nicht Staat noch Pass Freiheit Menschlichkeit u. Würde sind Identität. Non stato né passaporto. Libertà umanità e dignità sono l'identità.

(Alessandra Zendron - Foto è di Pierluigi B.)

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