Nino Benvenuti, il boxer dall'animo gentile

Pubblicata il 30 aprile 2018

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Nino Benvenuti, il boxer dall
Il 26 aprile ha compiuto 80 anni Nino Benvenuti, grande fuoriclasse della boxe italiana, medaglia d'oro alle Olimpiadi di Roma del 1960 e poi campione del mondo: ho letto proprio in questi giorni una sua bellissima intervista, in cui fa il punto sullo scorrere della sua vita.
Ricordo ancora una notte di aprile 1967 con la radiolina all'orecchio ad ascoltare la radiocronaca del suo primo incontro, vittorioso, a New York con Emile Griffith.

Ho conosciuto Nino Benvenuti alla fine degli anni '80. Allora lavoravo alla Cassa Rurale di Faenza (oggi diventata La BCC ravennate, forlivese e imolese). In quegli anni la banca era lo sponsor principale della squadra femminile di pallavolo di Faenza che disputò alcuni campionati in A1 e, al termine della stagione, organizzavamo la Festa dello sport.
Tramite alcuni amici comuni, lo invitammo per essere l'ospite d'onore della Festa del 1987: eravamo all'hotel Olimpia di Imola. Ricordo ancora la sua semplicità, la sua disponibilità a gestire la serata secondo i nostri desideri: davvero una persona squisita.
A fine serata mi lasciò un autografo molto affettuoso dedicato a mia figlia.

Oggi leggendo la sua intervista, le sue disavventure, ma anche la sua dignità, ho ricordato con grande affetto quella serata trascorsa insieme.
Leggere che è andato appositamente al funerale di Carlos Monzon e ne ha portato la bara “Perché uno che mi ha sconfitto due volte se lo meritava. Era più grosso e forte, ma la forza gli veniva anche dalla povertà e dalla violenza che aveva vissuto, passando dalla morte di sei dei suoi 12 fratelli fino alla condanna per l'omicidio della moglie. Il suo dolore meritava il mio rispetto”.
Oppure le premure che ha usato per Emile Griffith: quando gli venne l'Alzheimer e cadde in povertà, andò a prenderlo in America.

“L'Alzheimer, per noi pugili, è una sorta di malattia professionale. A furia di prendere pugni in testa, ti arriva. Quando ho rivisto Emile nel 2010 a New York, abbandonato da tutti in trenta metri quadri, mi è venuto da piangere. Ho fatto quello che ho potuto. L'ho portato in Italia per farlo visitare. Ho organizzato una raccolta fondi per aiutarlo, fino al giorno della sua morte, nel 2013, in una casa di riposo a Long Island”.

Ora, a 80 anni, ha ritrovato e sposato Nadia, l'amore della sua vita, che allora gli costò disavventure e oggi grandi disagi con i figli: “Quelli avuti con Giuliana, cinque inclusa una adottata, non li vedo, non li sento, non mi vogliono parlare. Lei me li ha messi contro. Ho nipoti che non conosco e penso che, anche se non sono stato un buon padre, potrei ancora essere un buon nonno”.
In bocca al lupo, Nino: ci hai fatto sognare uno sport gentile, anche se fatto di colpi possenti e di Ko.

Nella foto, Maggio 1987, Nino Benvenuti intervista Nadia Tavolieri, schiacciatrice della Cassa Rurale Faenza

(Tiziano Conti)



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