Turismo dentale: aumenta chi risparmia (e rischia) all'estero

Pubblicata il 7 maggio 2018

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Turismo dentale: aumenta chi risparmia (e rischia) all
”Viaggia e sorridi in Albania, impianto dentale in titanio più soggiorno di coppia per due notti a Durazzo, colazione inclusa, 700 euro”. Il web è pieno di questi annunci pubblicati da centri odontoiatrici che operano nella zona della penisola balcanica e che hanno negli italiani il loro target di pubblico preferito. Una questione di prossimità, giustamente, infatti spesso gli studi di Albania, Croazia, Serbia, ma anche di Ungheria e Romania, possono contare sulla folta presenza di personale italiano o che parla la lingua, addirittura spesso è lo stesso studio a essere italiano, volato all'estero per sfuggire alla pressione fiscale del Belpaese. Una parabola, quella del volo Roma-Tirana, che sempre più italiani stanno seguendo attirati dalla convenienza dei prezzi, anche se a vedere la sfilza di scritte luminose che invocano ribassi del 70% pare più di acquistare prodotti al discount che una visita in un centro odontoiatrico.

Il problema è noto già da tempo e non certo limitato ai nostri confini; sono passati già 10 anni da quando il New York Times documentava i primi imponenti flussi di americani che passavano il confine messicano per protesi dentarie o altre operazioni legate all'ortodonzia. Il Patients Beyond Borders che, come si può evincere dal nome, è un punto di riferimento per gli interessati a questo genere di “turismo medico”, parla di una stima economica che va dai 45 ai 72 miliardi di dollari, una cifra calcolata in base al milione e mezzo di americani che nel 2017 hanno viaggiato per visite mediche. Fatte le dovute proporzioni, anche il turismo dentale che muove gli italiani verso i Balcani ha il suo importante giro d'affari.

Qualità vs Risparmio
In Italia certo non manca il personale specializzato nella cura delle malocclusioni orali, le città pullulano di centri medici specializzati in ortodonzia e protesi dentarie in grado di progettare terapie su misura anche per i casi clinici più complessi, il problema sono i costi che gli studi non possono permettersi di livellare a quelli di centri situati all'estero. Non vale solo la regola “meno soldi, meno qualità”, la materia prima può essere ottima o scarsa sia in Italia che in Albania, ma bisogna considerare un costo della vita e dei salari decisamente più basso, una pressione fiscale inferiore come gli affitti dei locali. Se a tutte queste agevolazioni aggiungiamo che nel pacchetto offerto ai potenziali clienti ci sono anche soggiorno incluso, passeggiate per i luoghi turistici più gettonati, giri in barca e quanto altro riescono a organizzare le agenzie di viaggio, allora è chiaro che ai dentisti italiani resta ben poco in termini di appeal commerciale.

Ma ci si può fidare di una visita odontoiatrica in questi paesi? A giudicare dai fiumi di recensioni di chi ha già provato la risposta è sì. Sono già nati gruppi di habitué che uniscono alla cura della propria igiene orale un saltuario viaggetto sulle coste dalmate e albanesi, come si dice: l'utile e il dilettevole. Il problema è quando qualcosa va storto. Tendenzialmente questi studi sono specializzati in implantologia, sostituzione dei denti naturali con impianti nuovi, una pratica che non si attende alla politica del salvare il salvabile, ma è una prassi più rapida e che meglio si adatta ai trattamenti saltuari. Sebbene oggi di routine, la realizzazione degli impianti dentali rimane un'operazione delicata, che impone un attento studio delle condizioni del paziente e la scelta di materiali di alta qualità: le diverse tipologie di soluzioni protesiche (qui per un rapido excursus sulle protesi dentarie), ad esempio, rispondono alle più varie esigenze, sempre tenendo conto dello stato generale della dentizione, dell'età e dello stile di vita del soggetto.

Il vero punto debole del turismo dentale è proprio la rarità dei casi in cui si vede assicurata un'assistenza postuma. Non c'è modo di dare assistenza ai pazienti che vivono in un altro stato, ma se un impianto dentale fatto in Albania dovesse saltare in Italia? Bisogna riprendere l'aereo, poiché nessun professionista nostrano metterà mano sul lavoro di uno studio estero, e questo tra l'altro farebbe decadere la garanzia offerta dallo studio albanese.

In ogni caso questo fenomeno è figlio non solo della concorrenza rappresentata dagli altri stati, piuttosto di una perdita del potere d'acquisto delle famiglie che tentano di trovare soluzioni alternative ai prezzi degli studi privati, ormai insostenibili. Quindi non solo fughe all'estero, ma casi come quello recente di Pescara dove a fine febbraio i carabinieri del NAS hanno arrestato un uomo che esercitava abusivamente la professione odontoiatrica. Neanche laureato, viaggiava per le città d'Abruzzo a bordo di un autocarro con l'insegna pubblicitaria “SOS Dentiera” e munito di un kit per effettuare visite diagnostiche, trattamenti sanitari, riparazioni odontotecniche agli ignari pazienti.

Quella del turismo dentale è quindi una realtà assodata, come sottolineato anche dall'ANDI (l'Associazione Nazionale Dentisti Italiani), nel quale non solo si continua a mettere a fuoco il tema ma si ritorna sulle doverose conclusioni, ovvero come ridare ossigeno all'odontoiatria italiana restituendo alle famiglie la possibilità di riaffrontarne i costi, senza dover andare all'estero in cerca di sicurezza e qualità. In più, oggi anche il web può rappresentare uno strumento utile per la scelta del professionista di riferimento: come nel caso delle pagine di questo studio dentistico di Roma, le risorse online si trasformano in pratiche vetrine dove scoprire tutto sui metodi di lavoro della clinica e sulle impressioni dei pazienti.

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