Imola e circondario, le malattie respiratorie sono la prima causa di morte

Pubblicata il 7 giugno 2018

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Imola e circondario, le malattie respiratorie sono la prima causa di morte
Imola. Dopo la recente intervista al dott. Giacomo Toffol, ricca di riferimenti scientifici e studi, abbiamo posto alcune domande al dott. Andrea Rossi, direttore generale della Ausl di Imola, che comprende i comuni del circondario e opera su una popolazione di circa 120.000 abitanti.

Abbiamo chiesto a Rossi di fornirci, con le domande che seguono, la sua visione dello “stato di salute” del nostro territorio, con un focus particolare sulla discarica Tre monti. Riportiamo integralmente l'intervista - decisamente lunga anche se scevra in larga parte di riferimenti scientifici puntuali - stante il valore dell'argomento.

Dott. Rossi, il dott. Toffol, intervenuto ad un recente incontro riguardante la discarica Tre Monti, afferma che "è quantomeno verosimile, sulla base dei dati della letteratura che dimostrano l'associazione tra abitare in prossimità di una discarica e diverse patologie". La Ausl esclude, o non esclude, che ci possa essere una correlazione?
"Entro molto volentieri nel dibattito sugli effetti sulla salute associati alla presenza nel nostro territorio della discarica Tre Monti, perché credo ci sia un gran bisogno di trasparenza e di informazioni, su di un tema oggetto di grande preoccupazione da parte di molti nostri concittadini.A mio avviso è molto importante che la discussione possa essere arricchita dal libero confronto di diversi saperi (tecnici, epidemiologici, sanitari, ecologici, economici, sociali), in modo da promuovere conoscenza e consapevolezza nell'intera comunità.Il tema dell'impatto sanitario delle discariche di rifiuti, nonostante sia oggetto di viva attenzione da parte della comunità scientifica da molto tempo, annovera ad oggi studi che per numero e per qualità non sono ancora sufficienti a chiarire in modo risolutivo l'associazione con le problematiche di ordine sanitario indagate, per effetto di risultati incerti o contraddittori, e a causa di oggettivi limiti di ordine metodologico.
L'interpretazione dei risultati degli studi condotti a tutt'oggi è molto complessa per le difficoltà a misurare adeguatamente l'esposizione (per natura, intensità e tempo), a controllare i numerosi e possibili confondenti (suscettibilità individuale, abitudine al fumo, altre esposizioni lavorative e ambientali, confondenti non noti) e a tener conto di tutti gli effetti di tutti i potenziali inquinanti.
Ciò premesso, le conoscenze ad oggi disponibili, anche se non ancora conclusive, fanno ritenere che il conferimento di rifiuti non pericolosi in discariche controllate, costruite e condotte rigorosamente in accordo alla normativa nazionale e comunitaria, non comporti un rischio per l'ambiente e per la salute delle popolazioni insediate nelle vicinanze degli stabilimenti.
I pericoli potenziali evidenziati da alcuni studi scientifici sono correlati prevalentemente allo stoccaggio di rifiuti pericolosi, al deficitario controllo gestionale dell'impianto (discariche non controllate con possibile inquinamento delle falde idriche, del suolo e dell'aria) o a pratiche illegali di abbandono.
La discarica Tre Monti è un impianto deputato al conferimento di rifiuti non pericolosi, urbani e speciali assimilati agli urbani, per la quale non si sono ad oggi mai accertate condizioni di contaminazione di inquinanti al di fuori del perimetro della discarica stessa.
D'altra parte è innegabile che anche una discarica controllata di rifiuti come quella in questione rappresenti un sito di deposito di molti composti chimici e sostanze tossiche per l'uomo e per l'ambiente, che possono potenzialmente fuoriuscire e manifestare i loro effetti; il miglioramento delle metodologie di misurazione e di ricerca rende peraltro la lista dei potenziali inquinanti probabilmente ancora incompleta.
Per questo motivo le attività di monitoraggio e sorveglianza del sito della discarica, dell'ambiente e degli esposti al rischio devono continuare ad essere molto intense e mirate".

Sempre il dott. Toffol afferma che, rispetto agli impatti sanitari degli inquinanti in età pediatrica, "i dati sono già sufficientemente indicativi. Comunque si può fare (una ulteriore analisi) per convincere i più ciechi… Non però una campagna predittiva, che necessita di molti anni per essere effettuata e che potrebbe essere solo una giustificazione per continuare così fino in attesa dei risultati. E' sufficiente una analisi retrospettiva, incrociando i registri delle patologie dei residenti con la zona di residenza. E' una cosa che può essere fatta in breve tempo, essendoci già tutti i dati, e che dovrebbe essere di pertinenza dell'osservatorio epidemiologico regionale”.
Non sarebbe il caso che la stessa Ausl di Imola si facesse promotore di una iniziativa sul tema, e sollecitasse la regione?
"E' già attivo un importante sistema di monitoraggio e controllo della discarica, articolato in diversi interventi fra loro complementari, messi in atto da diversi soggetti istituzionali accreditati, a tutela della salute della popolazione esposta, ed in applicazione al principio di precauzione.
In primis il sistema di monitoraggio ambientale dell'area della discarica, condotto da parte di AUSL e ARPA, articolato in controlli periodici delle acque profonde, delle acque superficiali, del suolo, dell'aria e di alcune matrici alimentari (frutta prodotta localmente).
Sotto il profilo dell'impatto sanitario nei confronti della popolazione residente, la discarica Tre Monti è stata inoltre oggetto di una valutazione nel periodo 2012-2013, nell'ambito di un progetto denominato 'Sorveglianza epidemiologica sullo stato di salute della popolazione residente intorno agli impianti di trattamento dei rifiuti (SESPIR)' promosso dal ministero della Salute in cinque regioni.
I risultati di SESPIR hanno confermato che le stime dell'impatto sanitario delle discariche sono irrilevanti in riferimento agli esiti sanitari considerati, essendo essenzialmente riconducibili a disturbi e disagi conseguenti agli odori percepiti in stretta prossimità degli impianti, in accordo ai dati della letteratura internazionale.
In vista dell'ipotesi di incremento della capacità complessiva della discarica, e tenendo conto dell'evoluzione più recente della letteratura scientifica in merito, nel 2017, le istituzioni coinvolte nell'iter autorizzativo dell'impianto hanno deliberato la realizzazione di un ulteriore Programma di Sorveglianza Sanitaria della popolazione residente nelle aree circostanti la discarica, in fase di realizzazione grazie ad una collaborazione scientifica fra il Centro di Ricerca in Epidemiologia Ambientale dell'Università di Modena e Reggio, la Regione Emilia Romagna e le Aziende Sanitarie di Imola e della Romagna, enti preposti alla tutela della salute pubblica nei territori coinvolti.
Gli obiettivi prioritari del programma di sorveglianza sanitaria sono rappresentati dalla verifica dell'esistenza di specifici rischi sanitari per la popolazione residente in prossimità dell'impianto (entro 5 Km) e dall'individuazione di eventuali variazioni temporali dei rischi sanitari nella stessa popolazione, attraverso il monitoraggio di indicatori sanitari che misurano effetti a breve, medio e lungo termine.
E' stato adottato un disegno di studio osservazionale di coorte, che è stato approvato dal comitato etico metropolitano per le sperimentazioni cliniche; la ricerca è articolata in forma retrospettiva per il periodo 2013-2016 e in forma prospettica per il periodo 2017-2020; gli indicatori sanitari oggetto di indagine sono riferiti alla salute riproduttiva, alla patologia respiratoria ed al rischio neoplastico.
Ad oggi si dispone di alcuni risultati preliminari concernenti la coorte retrospettiva; i dati evidenziano nella popolazione esposta livelli di rischio non eccedenti quelli della popolazione generale, e confortano l'ipotesi che gli effetti sulla salute degli esposti per residenza limitrofa alla discarica Tre Monti sono assenti o sono così modesti da non essere misurabili.
Questi risultati, ancorché non definitivi, ma comunque coerenti a quelli desunti dalla letteratura internazionale, non evidenziano associazioni tra la residenza vicino alla discarica ed effetti avversi sulla salute (esiti riproduttivi, patologia respiratoria e insorgenza di neoplasie)".

Imola ha, ed ha avuto, il record per malattie respiratorie e polmonari di tutta l'Emilia Romagna. La Ausl ha approfondito il tema riguardo alle possibili cause?
"Le statistiche desumibili dalla banca dati regionale della Mortalità sono la fonte informativa che viene periodicamente utilizzata per monitorare lo stato di salute della nostra popolazione e per ricavare indirettamente misure di effetto associabili alle condizioni di esposizione a fattori di rischio o all'efficacia di interventi socio-sanitari.
Da questi dati si evince che l'intera popolazione dei 10 comuni del Circondario Imolese continua a registrare una mortalità per cause respiratorie più elevata della media regionale, pur essendosi rilevato un apprezzabile decremento dell'eccesso di mortalità rispetto agli ultimi anni: nel 2011 lo scarto nel tasso standardizzato era pari a 40 x 100.000 (corrispondente ad un eccesso di 55 decessi); questo scarto si è ridotto progressivamente di oltre il 25%, risultando nel 2017 pari a 29 x 100.000 (corrispondente ad un eccesso di 40 decessi).
Considerando le grandi cause di mortalità ed i dati più aggiornati (2017), la nostra popolazione muore meno per malattie cardiovascolari (tasso std AUSL: 279,4 Vs tasso std RER: 293,7), meno per neoplasie maligne (tasso std AUSL: 260 Vs tasso std RER: 271,4), e in eccesso per malattie respiratorie (tasso std AUSL: 103,3 Vs tasso std RER: 73,7).
La mortalità per tutte le cause nell'Ausl di Imola risulta nel complesso inferiore a quella regionale: il rapporto standardizzato di mortalità (SMR) per tutte le cause, ovvero il rapporto fra il numero di decessi osservati nella nostra popolazione ed il numero dei decessi attesi sulla base dei tassi di mortalità regionali è pari a 0,99 e non esiste quindi nessun triste primato.
Analizzando nel dettaglio le diverse cause di morte ricomprese nel raggruppamento “malattie respiratorie” si evidenzia come tutto l'eccesso imolese di mortalità è spiegato dalle “polmoniti e broncopolmoniti” (tasso std AUSL: 56,5 Vs tasso std RER: 26,1), ovvero patologie acute ad eziologia infettiva, mentre le patologie croniche delle vie respiratorie determinano un livello di mortalità identico a quello mediamente osservato nell'intera regione.
Muoiono di polmonite e broncopolmonite soprattutto soggetti di sesso maschile (rapporto 2:1 con le donne) e di età molto avanzata (ultraottantenni), con pregressa abitudine al fumo, presenza di comorbosità (diabete, insufficienza renale cronica, neoplasie, BPCO) e fragilità socio-sanitaria.
Quelli per polmonite (e broncopolmonite) sono decessi che rappresentano la complicazione finale di altre malattie e condizioni che mettono alla prova organismi particolarmente debilitati; in altri termini l'aggressione di un agente esterno (batterico o virale) incontra condizioni di ospiti particolarmente suscettibili.
Negli studi condotti sulle popolazioni esposta a discariche (a Imola come altrove) non si è mai evidenziata una significativa associazione con l'insorgenza di polmonite e broncopolmonite: per queste patologie ad eziologia infettiva e ad insorgenza acuta la ricerca scientifica arriva ad attribuire un ruolo di fattore favorente all'inquinamento atmosferico (da particolato, da anidride solforosa, da ossidi di azoto) che notoriamente origina da fonti diverse dai siti di stoccaggio dei rifiuti (in prevalenza traffico autoveicolare, processi di combustione da riscaldamento, processi industriali, uso di fertilizzanti in agricoltura).
Quindi, le strategie preventive, per essere efficaci, devono essere indirizzate ai fattori rilevanti nella catena eziologica, e fra questi assume un'importanza particolare il rafforzamento delle prerogative di resilienza degli anziani.
Il contrasto a queste condizioni di rischio passa attraverso il potenziamento delle campagne di vaccinazione nella terza età (antinfluenzale ed antipneumococcica), il rafforzamento delle campagne antifumo e di disassuefazione, l'uso appropriato degli antibiotici, la lotta al diffondersi delle infezioni nosocomiali e nelle altre strutture di cura e assistenza, la riduzione delle emissioni degli inquinanti atmosferici (traffico autoveicolare, riscaldamento domestico e pratiche agricole a rischio) ed il miglioramento della presa in carico dei soggetti più fragili da parte del sistema integrato degli interventi socio-sanitari.
In questa direzione ci si sta muovendo, in particolare negli ultimi anni, con qualche incoraggiante risultato; molto resta ancora da fare, ma è importante che gli sforzi combinati vadano nella giusta direzione".

(Caterina Grazioli)

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