Dobbiamo lavorare bene con Cia Imola

Pubblicata il 10 giugno 2018

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Bologna. Abbiamo deciso di incontrare il presidente della Cia di Bologna , Marco Bergami per capire meglio come la capitale si rapporta con Imola e le altre realtà provinciali. Siamo comunque partiti da un inquadramento generale della situazione parlando di rivoluzione tecnologica e agricoltura e di quali scenari si potrebbero aprire..
“..è vero, l'agricoltura è in grande fermento, ma noto anche che, complice le crisi di altri settori economici, gli studenti tornano ad affollare le nostre scuole. E al sindacato è dunque chiesto un lavoro non esclusivamente assistenziale o di servizio, ma c'è forte la domandi di una nuova progettualità per il settore. A mio avviso la scintilla è scatta con l'Expo di Milano e se posso fare un'osservazione a margine, gli chef tentano di scipparci il tema dell'alimentazione del pianeta.”

Cerchiamo di entrare in argomento. La Cia di bologna guarda con molta attenzione a Modena, ma a Imola vi sentono distanti. Perché?
“Con Modena c'è una lunga linea di confine che ci unisce, fin verso Ferrara. Il rapporto con Imola è storico, tanto più oggi con la presenza della città metropolitana. Pur in un'unica provincia, c'è stata la possibilità di sostenere economicamente due realtà della Cia perché, non dimentichiamolo la realtà agricola imolese (in particolare viti, frutta e ortaggi) è ben consolidata.”

Sembra di vedere un'agricoltura penalizzata rispetto al sistema agrindustriale…
“I nostri soci aderiscono a vari sistemi cooperativi, tutti nati per tutelare gli agricoltori, ma ora fanno più fatica, perché il nostro territorio ha costi di manodopera alti (anche perché non c'è caporalato). Quindi siamo in difficoltà di fronte a prodotti che arrivano dalla Spagna o dalla Grecia, dove non ci sono le nostre garanzie.”

Quindi?
“Dobbiamo essere più incisivi per valorizzare meglio il nostro lavoro e farlo conoscere soprattutto all'estero (ed è per questo che abbiamo appoggiato il sistema Ceta, che consideriamo strategico): Dobbiamo far conoscere i nostri prodotti ed è per questo che abbiamo un ufficio per gli scambi internazionali. Noi abbiamo, come paese, un prodotto unico e possiamo/dobbiamo sviluppare il turismo rurale , perché è attraverso il cibo che narriamo il nostro mondo.
A Imola pieno sostegno per individuare strategie comuni, per ricordare a tutti che l'agricoltura è sempre al centro delle nostre attenzioni perché abbiamo alcuni concetti ben chiari: senza agricoltura non c'è territorio e non c'è agricoltura se i contadini non traggono un reddito dal loro lavoro.
Inoltre Cia Bologna e Cia Imola devono investire per reintrodurre l'ulivo nelle nostre colline. Ci sono già esperienze in corso e hanno dato risultati positivi.”

(m.z.)

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