Il Popolo della famiglia chiede alle due candidate un assessorato alla famiglia

Pubblicata il 14 giugno 2018

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Imola. Un assessorato alla famiglia. E' la richiesta che il Popolo della famiglia, che alle elezioni amministrative del 10 giugno ha ottenuto circa l'1,1% dei consensi, fa alle due candidate a sindaco, Carmela Cappello per il centrosinistra a trazione Pd e Manuela Sangiorgi per il Movimento 5 stelle, in vista del ballottaggio del 24 giugno. Non si chiede una poltrona, ma di designare una persona di fiducia o della Cappello o della Sangiorgi a seconda di chi vincerà la sfida inedita fra due donne che tiene il centrosinistra con il fiato sospeso per la prima volta dopo 72 anni di incontrastato dominio.

"Riterremmo coerenti con gli impegni di campagna elettorale, che fosse designato un vero e proprio 'assessorato alla famiglia' - si legge in una nota firmata da Matteo Venturi, presidente del circolo “Valori & Vita”, Imola-Medicina e Mirko De Carli, Coordinatore Nazionale per il Nord Italia di estrazione ciellina -. Un assessore che abbia a cuore il tema e che si occupi di politiche di sostegno ed aiuto alle famiglie imolesi per incentivare i matrimoni (nei limiti del possibile, per quella che è un'amministrazione locale) e la formazione di nuove famiglie e vincoli veramente stabili che, come noto, rafforzano il tessuto sociale anche in termini assistenzialistici e si traducono in conseguenti minori costi e oneri sociali. Così come il sostegno alle mamme, e per la nascita di nuovi imolesi posto che i dati delle nascite sono molto preoccupanti. Quindi, politiche a favore della formazione di nuove famiglie. Reddito di maternità come da noi proposto in campagna elettorale. Quorum familiari e irpef parametrato al numero dei componenti la famiglia. Il Popolo della Famiglia non è un partito ideologico e non avremmo remore a sostenere anche pubblicamente un candidato che accettasse di istituire misure siffatte, condividendo la designazione di un assessore per la famiglia che possa avere una sensibilità al tema conforme a quella che noi esprimiamo".

"E' essenziale promuovere la cultura della vita e la piena e corretta informazione sulle conseguenze di
un aborto - si conclude citando il caso di una mamma minorenne di Vicenza che non voleva abortire ma è stata costretta dai propri genitori -. Per questo chiediamo che venga agevolata, mediante anche offerte di spazi nei consultori pubblici, l'accesso del personale dei Cav (Centri di aiuto alla vita)".
 
Gli incontri si terranno a breve anche perché il termine per gli apparentamenti scade domenica 17 giugno.

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