Export, l'Emilia Romagna tiene il terzo posto fra le regioni italiane più forti all'estero

Pubblicata il 29 giugno 2018

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L'EmiliaRomagna conferma il trend positivo nelle esportazioni, che hanno tratto il maggior vantaggio dai risultati positivi ottenuti sui mercati europei, in particolare quelli dell'Ue, e su quelli americani, compensando in parte la netta inversione di tendenza registrata dai nostri prodotti sui mercati asiatici. Una tendenza positiva che prosegue dall'inizio del 2014 e che si concentra, soprattutto, nei settori della metalmeccanica e degli alimentari. Molto più lentamente procedono gli altri comparti fino ad arrivare al segno rosso di ceramica e vetro (-3,4%)

Nel primo trimestre 2018, secondo i dati emersi dall'indagine Istat/Unioncamere, la crescita delle vendite all'estero delle imprese della nostra regione, sebbene in lieve rallentamento rispetto al trimestre precedente, segna un +4,6% che vale 15 milioni di euro. L'export nazionale ha mostrato una tendenza positiva, ma meno dinamica (+3,3 per cento). Con questo risultato l'Emilia-Romagna si conferma la terza regione per quota di export nazionale, pari al 13,6 per cento, preceduta dalla Lombardia (27,9 per cento) e dal Veneto (13,7 per cento) e seguita dal Piemonte (10,6 per cento). Rispetto a queste regioni, l'Emilia Romagna ha una crescita inferiore a quella della Lombardia (+7,9 per cento), ma superiore lievemente a quella del Veneto (+4,1 per cento) e nettamente a quella del Piemonte (+1,2 per cento).

Il risultato è in larga parte, come anticipato, da attribuire all'industria dei macchinari e delle apparecchiature, che copre il 27,8% delle esportazioni regionali, con un aumento delle vendite pari al 3,7%. Altri contributi di rilievo giungono dal comparto dei mezzi di trasporto, che cresce del 7,6%, della metallurgia, con l'8,2%, delle apparecchiature elettriche, elettroniche, ottiche medicali e di misura (che crescere del 6,8%) e degli alimentari (con un 6,2% di crescita).

Rispetto ai mercati di riferimento, troviamo la Germania (che importa un 7% in più) e il Regno Unito (+11.1%). Bene gli Stati Uniti, con un +5,4%. Segno negativo per i mercati asiatici, che registrano un -0,9%, temperato da una lieve crescita del mercato cinese, con un +2,8%.

(Amilcare Renzi)

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