Il filosofo imolese dimenticato

Pubblicata il 14 luglio 2018

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Galvano Della Volpe
Oggi, 14 luglio 2018, ricorre il 50° anniversario della scomparsa di Galvano Della Volpe.
Della Volpe è il filosofo più illustre ed eminente a cui Imola abbia dato i natali nel corso della sua storia.

Egli fu erede dei Della Volpe, importante storica famiglia imolese della quale vi è traccia in Imola dal medioevo e della quale vi è memoria nella vita quotidiana della città essendovi un Palazzo Della Volpe e una via del centro storico intitolata a Taddeo Della Volpe.

Tuttavia l'assoluta rilevanza del pensiero filosofico di Della Volpe sembra non sia sufficiente a strappare l'oblio che c'è nei suoi confronti da parte della città che l'ha visto nascere come erede di una famiglia che ha segnato la sua storia.

E' pur vero che Della Volpe ha vissuto gran parte della sua vita a Roma ed ha insegnato a lungo all'Università di Messina, Università che ha intitolato a Galvano Della Volpe il proprio Istituto di Filosofia, ma questo non può costituire per Imola un alibi.

Al contrario potrebbe sollecitare Imola ad assumere iniziative, con Roma e con Messina ad esempio, per rendere più stabile un lavoro culturale che possa, in ricordo di Della Volpe, contribuire allo sviluppo della ricerca filosofica in Italia.

Già nel 1995, in occasione del centenario della nascita di Della Volpe, si propose il tema: Imola organizzò una conferenza pubblica di celebrazione, il Comune di Roma promosse un convegno di studi nazionale al quale parteciparono autorevoli studiosi, tra cui Nicolao Merker autore di un manuale di Storia della Filosofia che fu molto diffuso nei Licei italiani e che di Della Volpe fu assistente, e del quale furono pubblicati gli atti “Galvano Della Volpe, un altro marxismo”.

Della Volpe fu infatti filosofo che sviluppò il suo pensiero nell'ambito di un marxismo anti hegeliano e anti romantico, mentre nel marxismo italiano era largamente maggioritario un approccio filosofico storicista, hegeliano, idealista.
Fu, la sua, una posizione “eccentrica” al pensiero filosofico dominante dell'epoca.
Una posizione innovativa soprattutto nell'ambito di due filoni di ricerca filosofica: da un lato indagando i fondamenti filosofici del concetto di libertà in chiave critica verso l'idealismo, mettendo a confronto Marx e Rousseau, lavorando sul rapporto tra concezione liberal-borghese e concezione democratico-socialista della libertà e dall'altro innovando il campo degli studi di estetica con opere come la “Critica del gusto” (1960) e “Il verosimile filmico” (1954) che  costituivano una novità sostanziale nel panorama filosofico italiano del periodo e anticipavano, in Italia, gli studi su discipline come la semiotica, lo strutturalismo, il formalismo.

A mio parere il pensiero di Della Volpe mantiene un suo nucleo vitale in un'epoca nella quale il concetto di libertà è messo alla prova da nuove complessità sociali e da profondi e strutturali cambiamenti economici ed è in mutamento anche il concetto di arte.
Sarebbe bello se la città di Imola “riconoscesse” finalmente e con continuità questo suo illustre figlio dedicandogli un'iniziativa stabile (un premio filosofico, una borsa di studio o un convegno biennale, per es.), magari di intesa con l'Università di Bologna, che ora ha sedi anche in città a differenza del 1995, e con le Università e le città, Roma e Messina, nelle quali Della Volpe visse e insegnò.

(Antonio Gioiellieri)

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