Vincitori e vinti al Mondiale 2018

Pubblicata il 23 luglio 2018

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Dopo i confetti si vedono i difetti, dice il proverbio, ed il mondiale russo appena concluso ha già emesso sentenze eccellenti.
Quelle riguardanti i padroni di casa sono in chiaroscuro, ottimo affare economico, politico e d'immagine per il presidentissimo Putin mentre un mezzo disastro l'undici in campo che mai ha dato l'impressione di poter ambire al successo finale; delle due finaliste quella uscita vincente è stata la “meglio gioventù” francese che ha dominato una Croazia stanca e sfortunata, dove gli slavi hanno bruciato man mano le energie faticando 677 minuti contro i 577 dei transalpini, colpa di tre interminabili incontri con l'Inghilterra ai supplementari e Danimarca e Russia ai rigori, perdippiù avendo un giorno in meno di riposo.

Coppa del mondo che quindi torna a Parigi dopo vent'anni per la gioia soprattutto del proprio allenatore Deschamps che diventa così il terzo ad aver vinto il Mondiale sia da calciatore che da allenatore assieme a due mostri sacri del calibro di Zagallo col Brasile (1958/'63/'70) ed il tedesco Beckembauer (1974/'90); l'allenatore francese è stato bravo nella capacità di “svoltare” la selezione dei giocatori, cosa sempre difficile nel calcio, dopo l'insuccesso contro il Portogallo agli ultimi Europei e di capire che la direzione giusta sarebbe stata quella di abbandonare al proprio destino i “senatori” e scommettere sui giovani, di quella finale persa infatti ne sono rimasti solo 9 su 23, reinventando in tutta fretta quella che poi è diventata una nazionale dall'età media di 26 anni, una tra le più basse del mondiale russo.

Francia che è rimasta in svantaggio meno di dieci minuti in tutta la durata della competizione e ciò la dice lunga sulle motivazioni dei transalpini che hanno espresso ottimi difensori, centrocampo di qualità ed un attacco in cui fantasisti e “uomini d'area” hanno fatto la differenza, uno su tutti Kylian Mbappè che a 19 anni è diventato il secondo under 20 a segnare in una finale mondiale dopo il grande Pelè.
Della finalista Croazia tanti i meriti, giocano meglio e con più calma nella migliore tradizione slava ed è un mistero di come una nazione di soli 4 milioni di abitanti possa immettere nel “circuito” così tanti talenti, due su tutti i centrocampisti Modric e Rakilic, il primo dei quali di sicuro sarebbe diventato “Pallone d'Oro” in caso la finale mondiale fosse terminata in modo diverso; unico neo i cori intonati dai giocatori negli spogliatoi (e nelle piazze croate) che qualcuno ha bollato come fascisti, come a ricordare quanto la Croazia sia ancora società chiusa (e bianca) stretta tra l'ingerenza da nord della Germania e le “presenze d'area” ortodosse e musulmane di Bosnia e Serbia.

Durante il mese di incontri però si è parlato anche d'altro, ad esempio del prossimo mondiale che si terrà in Qatar fra quattro anni che darà inizio per così dire ad un “nuovo ordine” calcistico se è vero che Ipsos già oggi prevede che solo il 62% di chi seguirà le gare lo farà davanti alla tv, la consacrazione definitiva di ciò invece dovrebbe trovar casa tra otto anni nel mondiale del Nord America dove Usa, Canada e Messico saranno per la prima volta legati dal soccer a livello internazionale.

L'inquilino della Casa Bianca non sarà più Donald Trump e forse si vedrà (finalmente) decollare il calcio russo, in fondo al tunnel sembra pure il progetto cinese del presidente Xi Jinping per far diventare anche il loro calcio un qualcosa di molto simile a una superpotenza mondiale, sarà la volta buona per l'impero di Mezzo?

Di sicuro il futuro del calcio percorrerà da subito strade diverse, ciò è dovuto alla perdita di “centralità” della tv perché le nuove generazioni si avvarranno sempre più di altri strumenti multimediali per seguire gli eventi internazionali; non più quindi utenti spaparazzati sul divano coi popcorn per seguire tutti i 90' di partite di terzo livello ma bensì spettatori che condivideranno su social gare online limitate semmai alle sole highlights, soprattutto da telefoni mobili e tablet e non disdegnando scommesse e videogame.

(Giuseppe Vassura)

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