Il volto agricolo della Camera di Commercio di Bologna

Pubblicata il 1 agosto 2018

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Bologna. Di Camera di Commercio si parla meno di un tempo, ma è ancora lì e al suo interno c'è anche il rappresentante del mondo agricolo. Si tratta di Luca Cristoni ed abbiamo deciso di incontrarlo per capire come il mondo agricolo viene rappresentato in quelle stanze, cominciando, però, da un'osservazione iniziale vale a die quale ruolo è oggi possibile per la Camera di Commercio.

“E' vero che stiamo vivendo una trasformazione del sistema camerale e molte province si stanno aggregando; Bologna non ha fatto questa scelta ma ha ancora partecipazioni importanti nell'ambito di un territorio come il nostro che definisco metropolitano, mi riferisco alla Fiera all'aeroporto, al progetto Fico, all'Interporto.”

Come emerge il settore agricolo in ambito camerale?
“Dal punto di vista dei numeri male comunque non dimentichiamo che siamo noi siamo storicamente un soggetto che è in Consiglio ed automaticamente in Giunta; con la riforma attuale che vede una contrazione dei numeri delle giunte invece ha un peso importante.
Il comparto è molto cambiato da dopoguerra ad oggi e ora le imprese agricole possono svolgere una serie di attività per le quali sono decisamente più competitive penso a gare d'appalto di manutenzione del verde, e dobbiamo pensare ad un comparto che non è solo legato ai numeri degli addetti perché altrimenti si rischia di essere visti come un elemento marginale; noi dobbiamo però spostare l'attenzione sul fatto che noi siamo i custodi del territorio e ne curiamo anche la periodica manutenzione. Poi le cose stanno cambiando e prendiamo esempio da Bologna che è diventata città metropolitana: ora anche il territorio intenso in senso ampio (compresa la collina imolese) è oggetto di attenzione turistica per Bologna Wellcome, la struttura che si occupa di ospitalità.”

Quindi si tratta di coinvolgere vari partner nella gestione del territorio.

“Proprio così. E' finita l'epoca delle tutele e delle riserve indiane, ma soprattutto è finita anche l'epoca del dividere e imperare. Oggi lavoriamo su dei progetti e su questa base possiamo accedere a forme di contribuzione pubblica. L'altro grande capitolo che si è aperto è quello di mettere insieme le professionalità agricole perchè è finito il tempo del collateralismo politico oggi dobbiamo rappresentare imprese agricole facendo leva sui servizi e la progettualità.
A maggior ragione si deve lavorare per una convergenza sempre più forte fra la Cia di Bologna e quella di Imola e da questo punto di vista l'attuale esperienza camerale può giocare un ruolo positivo.”

(m.z.)

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