Incidente di Bologna, alcune riflessioni

Pubblicata il 14 agosto 2018

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L'estrema gravità dell'incidente occorso alle porte di Bologna, dove un autotreno carico di materiale esplosivo (Gas) ha tamponato un autocarro fermo poco avanti finendo per incendiarsi ed esplodere, ha provocato riflessioni, proposte e fin troppo facili sentenze. Per pura coincidenza una sola vittima, numerosi feriti e molti danni a cose (il male minore). Siamo in Emilia-Romagna, a Bologna, e la macchina dei soccorsi ha proceduto come si deve. Gesti di solidarietà e altruismo quasi ci sorprendono, ma dovremmo riflettere circa quanto vale per noi la vita degli altri, dei nostri simili. E se noi fossimo stati presenti?

Quanto alle facili sentenze, prendo spunto da una dichiarazione riportata sulle pagine di questo giornale: la direzione della Cna, unitamente alla presidenza della stessa, esprime solidarietà e un grazie a tutti i soccorritori, poi individua una possibile soluzione nel creare nuove ed efficienti infrastrutture (la variante autostradale) attorno a Bologna. Credo non vi siano dubbi circa l'inevitabilità dell'incidente se la dinamica fosse stata la stessa ma occorsa in una nuova autostrada a cinque, sei o sette corsie: un attimo di disattenzione, un colpo di sonno possono accadere ovunque e a chiunque. Un ingorgo o un rallentamento improvviso possono essere generati da mille casualità: l'uomo sbaglia! E' nella sua natura. E' fatto di carne e ossa!

Parliamo invece dello spropositato numero di autocarri che circolano sulle nostre autostrade: nei pesanti anni della crisi il numero di questi giganti su ruote era paurosamente diminuito e nelle società di autotrasporti, nei parcheggi, i mezzi in sosta quantificavano la difficoltà del momento; un lievissimo vento di ripresa ed eccoli nuovamente, spesso in lunghe file, presenti sulle strade e autostrade.
E allora, fin troppo facile, occorrono nuove infrastrutture: cemento e asfalto, nuovi ponti e cavalcavia, nuovi svincoli e caselli di pedaggio, nuove strade di collegamento.

La soluzione? Ricordo molto bene (ma alcuni sembrano non ricordare) le facili promesse che abbiamo potuto ascoltare quando si decise di potenziare la linea ferroviaria per consentire il traffico di treni ad alta velocità (Tav): oltre a dimezzare i tempi di percorrenza o ridurli ad un terzo, verranno potenziati e resi più confortevoli i treni/pendolari e il trasporto merci su ferrovia prenderà nuovo slancio.

Ricordate? Non mi sembra che i lavoratori pendolari abbiano visto migliorare le condizioni del loro viaggiare quotidiano (ritardi insostenibili, vagoni strapieni e tenuti bene al caldo nel periodo estivo oltre ad essere ben freschi nelle fredde mattinate invernali) e le merci? A tutt'oggi solo un misero 5% di esse viaggia su rotaia e la nave e l'autocarro si dividono tutto il resto. E le migliorie della TAV? Dove sono andate a finire? Un'altra panzana, tra le tante, che ci hanno raccontato? O ricordo male?

Sulle grandi direttrici il numero degli autocarri dovrebbe essere risibile: il subentrare della ferrovia vedrebbe precipitare l'inquinamento ambientale a tutto vantaggio della salute di tutti noi e altrettanto certamente la probabilità di incidenti subirebbe una contrazione decisamente significativa. Tutti noi siamo testimoni: carichi di decine di tonnellate viaggiano a velocità fin troppo vicine ai 100 km orari e tempi e orari di consegna determinano inevitabilmente corse sfrenate.

Il termine è decisamente appropriato: in caso di pericolo quando si fermano? Quante decine o centinaia di metri occorrono per arrestarsi? E se li costringessimo tutti sulla sola corsia di destra (come già in vigore in tratti particolarmente trafficati), se stabilissimo un limite di velocità un po' più prudente (e riuscissimo nel farlo rispettare!) e il rigoroso rispetto della distanza con il veicolo che ci precede?
E' ben certo che non si tratta della sola verità, ma di spunti per una riflessione prima di distruggere altri chilometri quadrati della nostra bellissima pianura padana. E il consumo "0" di territorio dove è andato a finire?

(Mauro Magnani)

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