“In rete contro un mare di plastica”

Pubblicata il 20 agosto 2018

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Porto Garibaldi (Fe). “Fishing for Litter - In rete contro un mare di plastica” è il nome di un progetto che unisce Legambiente, cooperativa della Piccola Grande Pesca, Clara spa, Capitaneria di porto di Porto Garibaldi e Comune di Comacchio, con il supporto di Bio-On, con l'obiettivo di censire i rifiuti raccolti durante le attività di pesca dai fondali marini.

Una prima sperimentazione di 23 giorni, che ha coinvolto, 45 imbarcazioni, 12 volontari, si è conclusa con 210 conferimenti, 7.198 rifiuti recuperati dai fondali marini, per 1.000 chili, pari a 105 sacchi.

Il problema del marine litter è globale e quanto mai grave. Per ogni minuto che passa, l'equivalente di un camion di rifiuti finisce nei mari e negli oceani del mondo. Quello che resta visibile agli occhi, quindi sulle spiagge e sulla superficie del mare, è pari solo al 15% della mole di rifiuti che giacciono sul fondo del mare. Senza contare i danni economici che il fenomeno del marine litter provoca al comparto produttivo del settore pesca. Secondo uno studio commissionato dall'Unione Europea, l'impatto economico per la pesca è stimato intorno ai 61,7 milioni di euro all'anno, risultando il secondo settore più danneggiato dai rifiuti marini dopo quello del turismo. Un dato che potrebbe subire un calo solo attraverso la prevenzione del rifiuto, la raccolta, il riciclo e la sperimentazione di nuovi materiali.

Dal monitoraggio effettuato dai volontari tra il 27 giugno e il 27 luglio a Porto Garibaldi, è emerso che l'82% dei rifiuti proviene dalle attività produttive di pesca e acquacoltura, mentre il 15% dalla cattiva gestione dei rifiuti urbani: la plastica è il materiale più trovato (95% del totale dei rifiuti) seguita dai metalli (2%) ovvero attrezzi da pesca, ami e ganci.

Il dato più eclatante è che del totale dei 7.198 rifiuti raccolti, ben il 78% è rappresentato da calze in plastica per l'allevamento delle cozze, per un peso indicativo di 900 kg raccolti in soli 23 giorni di sperimentazione.

“È fondamentale definire al più presto delle modalità tecnico-operative condivise a livello nazionale – commenta Stefania Di Vito, ufficio scientifico di Legambiente - che favoriscano il recupero ed il conferimento dei rifiuti accidentalmente pescati da parte degli operatori del mare. Al momento in Italia, l'assenza di norme e procedure specifiche impedisce che questo tipo di attività si svolga regolarmente. L'esperienza di Porto Garibaldi è un tassello importante per favorire questo percorso e ampliare le conoscenze sulla problematica. Ci auguriamo che il fishing for litter, previsto nel programma di misure dell'Italia nell'ambito della direttiva europea Marine Strategy, possa partire quanto prima anche nel nostro Paese con benefici per l'intero ecosistema marino oltre che per i pescatori, spesso penalizzati dalla stessa presenza dei rifiuti in mare”.

“Il nostro progetto sperimentale è l'esempio di come la sinergia tra istituzioni locali, ambientalisti e pescatori - sottolinea Lorenzo Frattini, presidente di Legambiente Emilia Romagna - consenta di mettere in campo azioni per aumentare la conoscenza su natura e quantità dei rifiuti presenti in mare, e di sviluppare un sistema per la loro corretta gestione e smaltimento. Inoltre, all'enorme dispersione delle calze da mitilicoltura in tutta la zona dell'alto Adriatico - che mettono a rischio anche l'ecosistema del mare diventando trappole per i più piccoli organismi marini - si deve presto trovare una soluzione mediante gestioni virtuose degli impianti di allevamento e di tutta la filiera, e attraverso la ricerca di materiali alternativi e compostabili”.

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