Economia 4.0, per gli “ultimi” sarà la volta buona?

Pubblicata il 20 agosto 2018

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Maldestre filosofie di vita, eredità del passato, hanno visto fallire la “mission” di 3 rivoluzioni industriali, tutte volte (inutilmente) ad estendere un benessere diffuso alla società globale, semmai cominciando proprio dagli “ultimi”.

Sono infatti rimaste miliardi le persone dimenticate dalle sapienze hi-tech, innovazioni fai da te e quattrini dei tecno-filantropi, troppe quelle sfortunate vittime di razzismi a cui si è fatto mancare di tutto e relegate al di fuori delle transenne del global-palcoscenico fatto di convivenza ed integrazione di cui noi cittadini (fortunati) facciamo invece parte.

Spesso, nel loro caso, i governanti hanno imboccato sentieri autoritari, integralisti ed illiberali dove la democrazia è ai minimi storici e dove semmai partiti non antinazisti sono a due cifre, un terreno fertile questo per violenza e mortalità infantile, mancanza di cibo e povertà che la fa da padrona, in situazioni dove vivere sotto la soglia di povertà per questi sfortunati è stato il passato, è il presente e sarà purtroppo anche il futuro.

Tutto questo soprattutto perché i “cambiamenti” hanno interessato solo il mondo sviluppato, ossia quello di (noi) “utenti” che già avevano un accesso alla mole di informazioni disponibili; si sono invece lasciate al proprio destino troppe di quelle persone uno scalino sotto che, come “mattoni” inutilizzati a tirar su manufatti, sono state rifiutate e odiate condannandole così alla miseria. Non si cambia (in meglio) la vita di qualcuno con anarchia e intolleranza, ma tendendo invece loro la mano con razionalità, solidarietà, comprensione e soprattutto con la bontà.

La storia infatti insegna (invano) che per dissipare ogni ombra catastrofista e per un futuro migliore mai sono serviti pessimismo e allarmismo ma solo responsabilità da parte dei governi su responsabilità comuni e i doveri morali che semmai nascono dalle ingiustizie del passato; è sempre servita una coscienza e una ragione di opportunità che abbia spinto la voglia di “buone azioni” e non solo la ferrea solidarietà di pochi coraggiosi, quelli risoluti a cambiar le cose a qualsiasi costo, come già accaduto contro il terrorismo o la criminalità di regime o quando è stato un califfato teocratico ad estendere la Sharia all'intero globo.

Purtroppo in questi ultimi anni è sembrato invece di combattere una guerra “etica & civica” contro i mulini a vento, dove la nostra sazia società global-benestante è stata troppo spensierata, come ad esempio nell'educare (male) i propri adolescenti, in gran parte solo interessati a prolungare la gioventù sognando di essere “splendidi” fino a cinquant'anni.

(Giuseppe Vassura)

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