Il carico della Diciotti in un mondo sbagliato

Pubblicata il 27 agosto 2018

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Il carico della Diciotti in un mondo sbagliato
Tutti sono consapevoli che la vita non possa essere uguale per tutti. Per ciascuno di noi. Eppure, a ben guardare, lo svolgersi della nostra vita, tanto unica e segreta, assomiglia a quella di tutte le altre persone. A quella di tutti gli altri abitanti di questa disgraziata terra. Ci si ritrova adulti quasi senza rendercene conto e quasi all'improvviso la scusa di essere ragazzi non funziona più. Impegnati nella gara del crescere non ci si accorge di come siamo diventati.

Eppure, ci riconosciamo nell'immagine dello specchio: non ci sono dubbi, siamo proprio noi. Un po' più grandi e... responsabili, o almeno dovremmo esserlo, se siamo cresciuti. Come la luce di ogni mattina inizia il momento delle scelte oppure, nel peggiore dei casi, si viene scelti. La seconda è più facile, comoda: quasi sempre in discesa. Comunque sia, il momento della resa dei conti arriva con una puntualità disarmante e ci trova sempre soli.

Come tutti, in questi giorni ho seguito le vicende di quei poveri disgraziati trattenuti a bordo di una nave, indegni di condividere un pezzo, lungo o corto, della loro vita in mezzo a noi.
Donne, uomini e bambini che hanno cercato una vita diversa da quella che il destino ha loro riservato. Uno strano destino, un destino che fin troppo spesso è stato loro confezionato dalla nostra ingordigia, dai nostri sporchi interessi, dalla nostra fame di denaro. Dalla nostra indifferenza. Dai nostri silenzi. Troppo spesso gli abbiamo rubato tutto: ora non ci rimane che rubargli la vita.

Nell'affanno del trascorrere del tempo, i Responsabili hanno cercato forme di responsabilità in chi la pensa esattamente come loro e, inevitabile, non hanno avuto risposta, come andare a cercare acqua nel bel mezzo del deserto: ci si è trovati di fronte a chi già aveva chiuso la porta (e sono molti ormai), chi è troppo debole e insicuro per una simile presa di posizione e, per ultimo ma non da ultimo, chi sente il vento sfavorevole vicino alla propria porta.

Poi, quasi a tempo scaduto, qualcuno si è mosso: una ventina di loro verranno spediti in Albania (fino a poco tempo fa erano loro a venire da noi), altrettanti andranno a conoscere da vicino la bellissima Irlanda, terra caritatevole e ricca di colore, anche se sporcata da uomini in tunica nera con le idee poco chiare circa il verbo da portare. Il rimanente, quasi si trattasse di una torta da dividere, viene accolto dalla chiesa nostrana che ogni tanto si ricorda di San Francesco: hanno denaro e beni in abbondanza per accudirne mille volte tanti, ma state pur certi che verranno da voi a chiedere specifica elemosina: è la vita che abbiamo accettato.

E così, tra il dilagare di una mafia che ha indossato i guanti bianchi, super-ricchi che dimenticano di controllare i ponti sui quali tutti noi transitiamo, aguzzini con frusta che linciano i consimili trattenuti sopra la nave mentre raccolgono i prodotti della terra che poi noi compriamo per quattro soldi, signori in camicia bianca che dimenticano di denunciare redditi milionari, palazzinari che costruiscono dove non dovrebbero e come non dovrebbero, spesso scappando a frittata fatta con i soldi avuti in prestito dalle banche, soldi che poi tutti noi ripaghiamo e valanghe di giovani che senza futuro gironzolano per le nostre città cercando un 'ombra di verità nel coloratissimo schermo dell'ultimo smart acquistato con i soldi della nonna, magari dopo averla ammazzata a botte, abbiamo fatto la nostra scelta, individuato la nostra priorità, l'aspetto importante, qualificante.
Comunque sia, il momento della resa dei conti arriva con una puntualità disarmante e ci trova sempre soli.

(Mauro Magnani)

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